codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 105 codice penale: Professionalità nel reato

Chi, trovandosi nelle condizioni richieste per la dichiarazione di abitualità, riporta condanna per un altro reato, è dichiarato delinquente o contravventore professionale, qualora, avuto riguardo alla natura dei reati, alla condotta e al genere di vita del colpevole e alle altre circostanze indicate nel capoverso dell’articolo 133, debba ritenersi che egli viva abitualmente, anche in parte soltanto, dei proventi del reato.


Giurisprudenza annotata

Professionalità nel reato

Ai fini della dichiarazione di professionalità nel reato è necessario dimostrare che il reo tragga fonte esclusiva ed autonoma di guadagno dalla reiterazione delle sue azioni criminose.

Tribunale Torino sez. III  08 giugno 2013 n. 1788  

 

Ai fini della preclusione di cui all'art. 444, comma 1 bis, c.p.p. (sono esclusi dall'applicazione della pena su richiesta i procedimenti contro coloro "che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi dell'art. 99, comma 4, c.p.") occorre distinguere, la condizione dei delinquenti abituali, professionali e per tendenza da quella dei recidivi soltanto per i primi è prevista la sussistenza della relativa dichiarazione al momento della richiesta di applicazione della pena, non anche per i recidivi, cosicché, per il sorgere della detta preclusione, non è necessario che il sospetto sia stato dichiarato recidivo, ma è sufficiente che si trovi nelle condizioni per esserlo, anche con la sentenza nel procedimento in cui è proposto il patteggiamento. Del resto, come emerge, dalla lettura degli art. 102, 103, 104, 105 e 108 c.p., in tema di abitualità, professionalità e tendenza a delinquere, e 99 c.p., in tema di recidiva, solo nelle prime ipotesi è prevista la "dichiarazione" del giudice, mentre in caso di recidiva si fa luogo direttamente all'aumento di pena per chi si trovi nelle condizioni richieste dalla norma. Né, in senso contrario, potrebbe rilevare la circostanza che, per effetto del bilanciamento delle circostanze, la recidiva, pur ritualmente contestata, ceda di fronte a un'attenuante, perché, nel caso di specie, la recidiva non è circostanza aggravante ad applicazione facoltativa che la volontà delle parti possa liberamente escludere, bensì condizione ostativa, posta dalla legge, all'ammissibilità del rito speciale.

Cassazione penale sez. II  27 ottobre 2006 n. 44604  

 

Ai fini dell'ammissibilità dell'oblazione speciale di cui all'art. 162 bis c.p. non è richiesto che la recidiva reiterata, l'abitualità e la professionalità nelle contravvenzioni siano state giudizialmente dichiarate dal giudice, essendo sufficiente la mera cognizione del magistrato della sussistenza di detti “status”, dal momento che l'art. 162 bis c.p. subordina la non ammissibilità dell'oblazione al fatto che "ricorrano" i casi previsti dal terzo capoverso dell'art. 99, dall'art. 104 o dall'art. 105 stesso codice, ovvero che permangano le conseguenze dannose o pericolose del reato, eliminabili da parte del contravventore, come si desume dal tenore letterale e logico della disposizione.

Cassazione penale sez. I  05 aprile 2006 n. 17316  

 

È rilevante e non manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 6 commi 1 e 4 l. n. 251 del 2005 per violazione degli art. 3, 13, 24, 25 comma 2, 27 e 79 cost., e dell'art. 10 comma 3 della stessa legge per violazione dell'art. 3 cost. Le norme suddette, come è noto, nel modificare gli art. 157 e 161 c.c., hanno sancito una quasi generale riduzione dei termini di prescrizione: ed invero, il decorso del tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge, e comunque di un tempo non inferiore a sei anni, è sufficiente ad estinguere il reato; peraltro, il corso della prescrizione può essere interrotto da taluni atti, comportando un aumento frazionario di un quarto del tempo necessario a prescrivere in caso di soggetti incensurati, della metà in caso di imputati cui sia applicabile (o contestata) la recidiva infraquinquennale o specifica (art. 99 comma 2 c.p.), di due terzi in caso di imputati cui sia applicabile la recidiva plurima (art. 99 comma 4 c.p.), del doppio nel caso di imputati dichiarati delinquenti abituali. (art. 102 e 103 c.p.) o professionali (art. 105 c.p.). Tale sistema normativo appare contrario ai fondamentali principi dettati dalla Costituzione in materia penale ed all'assetto proprio di uno Stato sociale di diritto.

Tribunale Salerno  13 febbraio 2006 n. 76  

 

Se il magistrato di sorveglianza non può esimersi dal revocare la declaratoria di delinquenza qualificata, quante volte, in sede di riesame della pericolosità sociale, questa giudicando cessata, ritenga di dover revocare la misura di sicurezza detentiva in atto, a maggior ragione detto magistrato, ove reputi non socialmente pericolosa o non più socialmente pericolosa la persona nei cui confronti siasi intrapreso procedimento per l'applicazione di una misura di sicurezza, dovrà astenersi dall'emettere la declaratoria di delinquenza qualificata, di cui eventualmente ricorrano i presupposti oggettivi; e dunque non solo dall'emettere la declaratoria di delinquenza o contravvenienza ex art. 103, 104 e 105 c.p., ma anche la declaratoria di delinquenza qualificata ex art. 102 c.p.

Sezione Sorveglianza Viterbo  12 dicembre 1988

 

La mancata formulazione di conclusioni da parte del p.m. nel dibattimento di primo grado in ordine alla dichiarazione di professionalità nel reato significa che il requirente non abbia ritenuto che sussistessero le condizioni di merito per l'applicazione dell'art. 105 c.p. e non integra alcuna violazione degli artt. 76 e 150 c.p.p.

Cassazione penale sez. II  23 maggio 1985

 

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti