codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 109 codice penale: Effetti della dichiarazione di abitualità, professionalità o tendenza a delinquere

Oltre gli aumenti di pena stabiliti per la recidiva e i particolari effetti indicati da altre disposizioni di legge, la dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato o di tendenza a delinquere importa l’applicazione di misure di sicurezza.

La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato può essere pronunciata in ogni tempo, anche dopo la esecuzione della pena; ma se è pronunciata dopo la sentenza di condanna, non si tien conto della successiva condotta del colpevole e rimane ferma la pena inflitta.

La dichiarazione di tendenza a delinquere non può essere pronunciata che con la sentenza di condanna.

La dichiarazione di abitualità e professionalità nel reato e quella di tendenza a delinquere si estinguono per effetto della riabilitazione.


Giurisprudenza annotata

Effetti della dichiarazione di abitualità, professionalità e tendenza a delinquere

La dichiarazione di abitualità nel reato non comporta l'esercizio di un potere discrezionale attribuito in via esclusiva al giudice di merito, giacché, qualora tale giudice abbia omesso di pronunciarsi, alla dichiarazione di abitualità nel reato può comunque provvedere, ai sensi dell'art. 679, comma 1, c.p.p., il magistrato di sorveglianza, al quale il legislatore ha affidato in via generale ogni questione concernente le misure di sicurezza (la cui applicazione costituisce uno degli effetti della dichiarazione di abitualità nel reato: si veda art. 109, comma 1, c.p.), con le uniche eccezioni della misura di sicurezza patrimoniale della confisca, demandata alla competenza del giudice dell'esecuzione ex art. 676 c.p.p., e dell'applicazione provvisoria di misure di sicurezza ex art. 312 c.p.p., demandata al giudice della fase procedimentale o processuale competente al momento della richiesta avanzata dal p.m. Proprio la possibilità di intervento del magistrato di sorveglianza esclude che il p.m. possa fare oggetto di impugnazione e, in particolare, di ricorso per cassazione l'omessa dichiarazione di abitualità da parte del giudice di merito, sulla base del principio che è carente di interesse a impugnare una decisione, pur in ipotesi erronea o carente, la parte in grado di porre comunque rimedio agli effetti della pronuncia. (Nella specie, la Corte ha così dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore generale che si doleva dell'omessa dichiarazione di abitualità da parte del giudice di merito).

Cassazione penale sez. II  07 ottobre 2011 n. 48314  

 

Anche quando l'abitualità del reato è presunta dalla legge, non è consentito il permanere di uno "status" di delinquenza qualificata in caso di insussistenza di un'attuale concreta pericolosità sociale. Ne consegue pertanto, qualora ricorra un caso di abitualità presunta dalla legge, la necessità della sospensione dell'esecuzione formale del titolo, che spetta alla competenza del p.m. o del pretore, in attesa della decisione sull'attuale concreta pericolosità sociale da parte del magistrato di sorveglianza, il cui intervento può essere sollecitato anche di ufficio.

Cassazione penale sez. I  12 dicembre 1988

 

La dichiarazione di abitualità presunta, a norma dell'art. 102 c.p., ha natura dichiarativa con effetto dalla commissione dell'ultimo dei reati considerati ed è di ostacolo all'applicazione dell'amnistia quando l'ultimo dei reati considerati è stato commesso anteriormente all'entrata in vigore del decreto di clemenza e l'abitualità è stata dichiarata irrevocabile (con sentenza del giudice di cognizione o con decreto del magistrato di sorveglianza), anche se il provvedimento è successivo all'entrata in vigore del decreto di clemenza. La dichiarazione di abitualità presunta non è di ostacolo all'applicazione dell'amnistia qualora prima dell'entrata in vigore del decreto di clemenza sia revocata a norma dell'art. 69 comma 4 l. 26 luglio 1975 n. 354, come sostituito dall'art. 2 l. 10 ottobre 1986 n. 663.

Cassazione penale sez. un.  28 giugno 1988

 

Il magistrato di sorveglianza di Firenze con l'ordinanza emessa il 30 settembre 1985 ha sollevato questione di legittimità costituzionale della disciplina relativa alla dichiarazione di "delinquenza abituale" nonché dell'art. 109 cpv. I c.p. in relazione agli art. 3 e 27 cost.

Corte Costituzionale  17 marzo 1988 n. 324  

 

È manifestamente inammissibile, essendo stata dedotta in via meramente astratta ed ipotetica, la questione di legittimità costituzionale degli art. 102 e 109 c.p. (che comportano l'applicazione automatica della misura di sicurezza nei confronti di soggetti dichiarati delinquenti abituali, senza necessità di previo accertamento preventivo della pericolosità) sollevata, in riferimento all'art. 3 cost. dalla corte d'appello di Venezia, con ordinanza emessa il 30 gennaio 1987.

Corte Costituzionale  10 marzo 1988 n. 281  

 

È rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost. la questione di legittimità costituzionale degli art. 102 e 109 c.p. i quali comportano l'applicazione automatica della misura di sicurezza nei confronti di soggetti dichiarati delinquenti abituali, senza necessità di previo accertamento preventivo della pericolosità. A seguito dell'entrata in vigore dell'art. 31 l. 10 ottobre 1986 n. 663, è stato abolito l'art. 204 c.p. disponendosi che tutte le misure di sicurezza personali sono ordinate previo accertamento che colui il quale ha commesso il fatto è persona socialmente pericolosa; l'ordinamento risulta pertanto informato al principio della necessità dell'accertamento concreto della pericolosità in ogni caso per il quale è prevista l'applicazione delle misure di sicurezza personali; e di tale principio le norme impugnate costituiscono una deroga ingiustificata.

Corte appello Venezia  30 gennaio 1987

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3 e 27, comma 3 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 109 c.p. e delle altre norme concernenti la disciplina della dichiarazione di delinquenza abituale, nelle parti in cui prevedono l'ultrattività della qualificazione di pericolosità che si esprime nella suddetta dichiarazione, nella durata senza limiti dei vari e gravi effetti che ne derivano, la possibilità infine che la dichiarazione di abitualità sia pronunciata dopo l'esecuzione della pena.

Sezione Sorveglianza Firenze  30 settembre 1985

 

Sono rilevanti, e non manifestamente infondate, in riferimento agli art. 3 e 27 comma 3 cost., le questioni di legittimità costituzionale: a) della disciplina relativa alla dichiarazione di delinquenza abituale, ed alle sue conseguenze, nelle parti in cui prevede la ultrattività nel tempo della qualificazione di pericolosità, che si esprime in tale dichiarazione, e la durata illimitata nel tempo dei vari e gravi effetti che ne conseguono; b) dell'art. 109, I cpv. c.p., nella parte in cui stabilisce che la dichiarazione di abitualità può essere pronunciata in ogni tempo, anche dopo la esecuzione della pena.

Tribunale Firenze  30 settembre 1985

 

A norma dell'art. 109 comma 4 c.p. la dichiarazione di abitualità nel reato si estingue solo per effetto della riabilitazione, mentre il potere di revoca anticipata, attribuito dall'abrogato art. 207 comma 3 c.p. al ministro della giustizia ed ora dall'art. 70 comma 1 l. 26 luglio 1975 n. 354 alla sezione di sorveglianza, riguarda solo la misura di sicurezza applicata per effetto della dichiarazione di abitualità e non la dichiarazione stessa.

Cassazione penale sez. V  19 dicembre 1979

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti