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Art. 11 codice penale: Rinnovamento del giudizio

Nel caso indicato nell’art. 6, il cittadino o lo straniero è giudicato nello Stato anche se sia stato giudicato all’estero.

Nei casi indicati negli articoli 7, 8, 9 e 10, il cittadino o lo straniero, che sia stato giudicato all’estero, è giudicato nuovamente nello Stato, qualora il Ministro della giustizia ne faccia richiesta.


Giurisprudenza annotata

Rinnovazione del giudizio

Attesa la permanente validità, in generale, del principio secondo il quale la regola del "ne bis in idem" non opera nell'ambito dei rapporti internazionali, se non quando essa trovi fondamento in appositi accordi internazionali (tra i quali, in particolare, l'accordo di Schengen, reso esecutivo in Italia con la l. 30 settembre 1993 n. 388, che, all'art. 54, dispone che non si possa procedere nei confronti di soggetto che, per lo stesso reato, sia stato già condannato o assolto in un altro degli Stati aderenti), deve ritenersi che nulla osti al rinnovamento del giudizio disposto ai sensi del combinato disposto degli artt. 6 e 11 c.p. nei confronti di soggetto già giudicato per lo stesso fatto in uno Stato (nella specie, la Repubblica del Montenegro), non facente parte di quelli aderenti al suddetto accordo.

Cassazione penale sez. I  12 giugno 2014 n. 29664  

 

In caso di reato commesso nel territorio nazionale da un cittadino appartenente ad uno Stato con cui non vigono accordi idonei a derogare alla disciplina dell'art. 11 cod.pen , il processo celebrato in quello Stato non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per i medesimi fatti, non essendo il principio del "ne bis in idem" principio generale del diritto internazionale, come tale applicabile nell'ordinamento interno. (Fattispecie relativa ad imputato cittadino di Stato estraneo all'area cosiddetta "Schengen", già condannato in quello Stato per il reato commesso in Italia). (Annulla in parte senza rinvio, Ass. Trieste, 09/11/2012)

Cassazione penale sez. I  12 giugno 2014 n. 29664  

 

Un processo celebrato nei confronti di cittadino straniero in uno Stato con cui non vigono accordi idonei a derogare alla disciplina dell'art.11 c.p. non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per gli stessi fatti, non essendo il principio dei "ne bis in idem" principio generale del diritto internazionale, come tale applicabile nell'ordinamento interno. Se pure in forza dell'articolo 54 della Convenzione applicativa dell'accordo di Schengen, non si può più procedere in Italia, anche con riguardo a reati quivi commessi, nei confronti di una persona che sia stata definitivamente condannata o assolta per lo stesso fatto in uno Stato dell'area Schengen, resta tuttavia ferma l'irrilevanza dei bis in idem internazionale con riguardo a sentenza penale deliberata in un paese, quale il Montenegro, che non è ancora membro dell'Unione Europea né quindi contraente del Trattato di Schenghen.

Cassazione penale sez. I  12 giugno 2014 n. 29664  

 

Il processo celebrato all'estero nei confronti del cittadino non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per gli stessi fatti, in quanto nell'ordinamento giuridico italiano non vige il principio del "ne bis in idem" internazionale, prevedendo l'art. 11 comma 1 c.p. la rinnovazione del giudizio nei casi indicati dall'art. 6 c.p., cioè quando l'azione o l'omissione che costituisce il reato è avvenuta in tutto o in parte nel territorio dello Stato (La Corte ha, altresì, escluso l'applicabilità dell'art. 50 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, essendo stata la condanna emessa in Croazia ed avendo quel Paese sottoscritto il trattato di adesione all'Unione Europea in data 9 dicembre 2011 con decorrenza 1 luglio 2013, data successiva alla celebrazione del processo in Italia). Rigetta, App. Bologna, 10/05/2012

Cassazione penale sez. II  21 maggio 2013 n. 40553  

 

Un processo celebrato nei confronti di cittadino straniero in uno Stato con cui non vigono accordi idonei a derogare alla disciplina dell'art. 11 c.p. non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per gli stessi fatti, non essendo il principio del "ne bis in idem" principio generale del diritto internazionale, come tale applicabile nell'ordinamento interno. Rigetta, App. Sez. Minorenni Milano, 28/02/2012

Cassazione penale sez. I  05 aprile 2013 n. 20464  

 

Il processo celebrato all'estero nei confronti del cittadino non preclude la rinnovazione del giudizio in Italia per gli stessi fatti, in quanto nell'ordinamento giuridico italiano non vige il principio del "ne bis in idem" internazionale, prevedendo l'art. 11 comma 1 c.p. la rinnovazione del giudizio nei casi indicati dall'art. 6 c.p., cioè quando l'azione o l'omissione che costituisce il reato è avvenuta in tutto o in parte nel territorio dello Stato. (La Corte ha escluso che il principio di rinnovazione del giudizio contenuto nell'art. 11 c.p. possa ritenersi derogato dalle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute, ovvero dalla Convenzione di Bruxelles del 25 maggio 1987, o dall'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985, oppure dalla Convenzione europea di assistenza giudiziaria firmata a Strasburgo il 20 aprile 1959).

Cassazione penale sez. VI  22 settembre 2004 n. 44830  

 

La rinnovazione del giudizio in Italia, ai sensi dell'art. 11 c.p., è possibile anche quando vi sia stato riconoscimento, ai sensi dell'art. 12 stesso codice, della sentenza di condanna pronunciata all'estero per lo stesso fatto.

Cassazione penale sez. I  05 febbraio 2004 n. 12953  

 

Poiché nell'ordinamento italiano non vige il principio del "ne bis in idem" internazionale, la sentenza penale emessa in un Paese extra - europeo nei confronti di un cittadino italiano non impedisce la rinnovazione del giudizio in Italia per lo stesso fatto, sempre che il cittadino si trovi nel territorio italiano ed il Ministro della giustizia faccia richiesta ai sensi dell'art. 11 comma 2 c.p. Il pregresso riconoscimento della sentenza penale straniera sullo stesso fatto - eventualmente richiesta dal Ministro della giustizia nel caso in cui non esista trattato di estradizione con lo Stato estero ex art. 12 comma 2 c.p. - non preclude il possibile esercizio dell'azione penale in Italia, in quanto l'istituto del riconoscimento non comporta il recepimento integrale della decisione straniera, ma produce i limitati effetti tassativamente indicati e non è in relazione di alternatività od incompatibilità con la rinnovazione del giudizio, soprattutto quando il Ministro della giustizia non abbia potuto esercitare contestualmente - per circostanze oggettive - l'eventuale opzione tra i due istituti. (Nel caso all'esame della S.C., il riconoscimento della sentenza penale era stato richiesto quando l'imputato si trovava ancora all'estero per l'espiazione della pena colà inflittagli, mentre le condizioni per richiedere il rinnovamento del giudizio, per il delitto di tentato omicidio volontario commesso all'estero, erano divenute sussistenti solo in seguito al suo rientro in Italia).

Cassazione penale sez. I  05 febbraio 2004 n. 12953  



 
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