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Art. 115 codice penale: Accordo per commettere un reato. Istigazione

Salvo che la legge disponga altrimenti, qualora due o più persone si accordino allo scopo di commettere un reato, e questo non sia commesso, nessuna di esse è punibile per il solo fatto dell’accordo.

Nondimeno, nel caso di accordo per commettere un delitto, il giudice può applicare una misura di sicurezza.

Le stesse disposizioni si applicano nel caso di istigazione a commettere un reato, se la istigazione è stata accolta, ma il reato non è stato commesso.

Qualora la istigazione non sia stata accolta, e si sia trattato d’istigazione a un delitto, l’istigatore può essere sottoposto a misura di sicurezza.


Giurisprudenza annotata

Accordo o istigazione al reato

Il delitto di collusione previsto dall'art. 3 l. 9 dicembre 1941 n. 1383, introduce una deroga al generale principio stabilito dall'art. 115 c.p., secondo cui l'accordo o l'istigazione alla commissione di un reato non sono di per sé punibili se non seguiti dalla effettiva commissione dello stesso, alla quale consegue non solo l'attribuzione di rilevanza penale al semplice accordo tra il finanziere e l'estraneo diretto alla commissione di un reato di frode fiscale, ma anche la punibilità dell'intesa collusiva mirata all'attuazione della frode fiscale mediante la commissione di illeciti finanziari penalmente irrilevanti, ovvero mediante comportamenti diretti ad eludere o sviare le attività di accertamento e controllo della polizia tributaria. (Rigetta, App.Mil. Roma, 04/12/2013)

Cassazione penale sez. I  15 ottobre 2014 n. 45864  

 

Si configura nei confronti del mandante di un omicidio l'ipotesi prevista dall'art. 115 cod. pen. nel caso in cui l'esecutore materiale desista dall'azione senza porre in essere alcuna attività penalmente rilevante. Annulla senza rinvio, Trib. lib. Milano, 18/03/2013

Cassazione penale sez. I  05 luglio 2013 n. 35778  

 

La proposta, rivolta da militare della guardia di finanza ad un privato e da questi non accolta, di addivenire ad un accordo per frodare la finanza non può assumere rilevanza penale quale tentativo di commettere il reato di collusione di cui all'art. 3 l. 9 dicembre 1941 n. 1383, risolvendosi essa nella mera istigazione non accolta a commettere un reato, la quale, ai sensi dell'art. 115 c.p., non è punibile, senza che in contrario possa assumere rilievo il fatto che il destinatario dell'istigazione non sarebbe comunque, per volontà del legislatore, assoggettabile a sanzione.

Cassazione penale sez. I  01 dicembre 2009 n. 49975  

 

Non integra l'ipotesi criminosa del tentativo di collusione del militare della guardia di finanza con estraneo, ma solo mera istigazione a commettere un reato, la proposta, non accolta dall'impresario edile, di sottofatturazione dei lavori svolti nell'interesse del militare. Rigetta, App.Mil. Roma, 01/04/2009

Cassazione penale sez. I  01 dicembre 2009 n. 49975  

 

La misura di sicurezza di cui all'art. 115 c.p. può essere applicata solo all'esito della valutazione, in sede di udienza preliminare o di giudizio, sul merito dell'imputazione e sulla pericolosità sociale del prevenuto. (In applicazione di tale principio, la Corte ha qualificato come abnorme il provvedimento con cui il g.i.p. aveva ritenuto inammissibile la richiesta del p.m. di fissazione dell'udienza preliminare con riferimento alla contestazione della fattispecie di quasi reato ex art. 115 c.p.).

Cassazione penale sez. V  21 aprile 2006 n. 19312  

 

L'accordo tra più soggetti di realizzare uno o più reati è un elemento comune alla fattispecie associativa ed a quella concorsuale, ma in tale ultima ipotesi esso deve pervenire alla concreta realizzazione del reato, quanto meno a livello di tentativo, secondo quanto previsto dall'art. 115 comma 1 c.p. Il discrimine tra la fattispecie plurisoggettiva e quella concorsuale non è qualificabile come rapporto di specialità, bensì deve essere individuato nella necessaria qualificazione dell'accordo associativo come una struttura permanente, nella quale i singoli associati divengono - ciascuno nell'ambito dei propri compiti assunti od affidati - parti di un tutto, con il fine di commettere una serie indeterminata di delitti.

Cassazione penale sez. VI  05 dicembre 2003 n. 7957  

 

In tema di associazione per delinquere di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.), il combinato disposto degli art. 110 e 115 c.p. preclude la configurabilità di un concorso esterno o eventuale, atteso che l'aiuto portato all'associazione nei momenti di crisi o fibrillazione integra, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, la condotta del "far parte" del sodalizio criminoso. (Nella specie la Corte, rilevando nel provvedimento impugnato la mancanza della motivazione in ordine alla sussistenza dello stato di crisi o fibrillazione dell'associazione per delinquere, ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare, ritenendo che la natura del vizio riscontrato non imponesse l'applicazione dell'art. 618 c.p.p. e la rimessione alle Sezioni unite per la risoluzione del contrasto interpretativo con la decisione delle Sezioni unite del 5 ottobre 1994 n. 16, ric. Demitry).

Cassazione penale sez. VI  21 settembre 2000 n. 3383

 

Non integra gli estremi del reato di turbata libertà degli incanti la condotta di chi, concorrendo a una gara (nella specie, per una vendita fallimentare), proponga ad altro concorrente di riconoscergli il rimborso delle spese sostenute per la partecipazione alla gara in cambio della propria astensione a presentare ulteriori offerte, se la proposta non venga accettata. Tale condotta non integra, invero, alcuno dei comportamenti tipici indicati nella norma e non configura neppure gli estremi del tentativo punibile, ai sensi degli art. 56 e 353 c.p., del reato, sub specie della collusione, mancando, nell'ipotesi considerata, l'accordo fraudolento delle parti. Nel caso, neanche è configurabile un tentativo del reato previsto dal successivo art. 354 c.p. (astensione dagli incanti): in quest'ultima fattispecie, invero, il reato presuppone l'accordo delle parti sull'astensione (quale antefatto non punibile) cui segua l'astensione (che rappresenta il momento consumativo); trattandosi, peraltro, di reato omissivo proprio, la stessa struttura del delitto non rende configurabile il tentativo. Nel comportamento anzidetto non può, pertanto, che riscontrarsi l'istigazione a commettere un reato, non punibile ex art. 115 c.p.

Cassazione penale sez. VI  03 dicembre 1999 n. 705  

 

L'applicazione della regola di giudizio posta dall'art. 115, comma 2, c.p.c., non è doverosa per il giudice tributario, costituendo, invece, esercizio di un potere discrezionale ed officioso, nè l'omissione dell'esercizio di detto potere può essere censurata in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. I  09 ottobre 1995 n. 10555  

 

L'art. 115 c.p., secondo il quale in caso di accordo per commettere un reato nessuno può essere punito se il reato non è commesso, non trova applicazione nell'ipotesi di accordo per la cessione di sostanze stupefacenti in quanto, tra le condotte alternative punite dall'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, è prevista l'"offerta" di droga, che costituisce reato di pericolo presunto per scelta di politica criminale del legislatore e che si pone pertanto fra le eccezioni legislative che il suddetto art. 115 fa espressamente salve.

Cassazione penale sez. VI  26 giugno 1995 n. 9774  

 

 



 
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Commenti
12 Nov 2016 ANDREA MARINO

Vorrei sapere qualche informazione sul reato di collusione