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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 133 codice penale: Gravità del reato: valutazione agli effetti della pena

Nell’esercizio del potere discrezionale indicato nell’articolo precedente, il giudice deve tenere conto della gravità del reato, desunta: 1) dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall’oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell’azione; 2) dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato; 3) dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.

Il giudice deve tener conto, altresì, della capacità a delinquere del colpevole, desunta: 1) dai motivi a delinquere e dal carattere del reo; 2) dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedenti al reato; 3) dalla condotta contemporanea o susseguente al reato; 4) delle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.


Giurisprudenza annotata

Gravità del reato

Il giudice dell'esecuzione può rideterminare la sanzione rivalutando i criteri previsti dall'art. 133 c.p. in presenza della dichiarazione di incostituzionalità della norma che prevedeva il reato anche nel caso si tratti di sentenza di patteggiamento, con il solo limite che la rideterminazione della sanzione avvenga in senso riduttivo. (Nel caso di specie, si trattava di trasporto con altri soggetti di 4 kg di hashish e di vendita di 1,5 kg di hashish: il giudice dell'esecuzione, considerata la dichiarazione di incostituzionalità della Legge Fini- Giovanardi che aveva parificato la sanzione per ogni tipologia di sostanza stupefacente, rideterminava la sanzione applicando le circostanze attenuanti generiche con un incidenza minore rispetto a quanto aveva stabilito il giudice di merito).

Ufficio Indagini preliminari Rovereto  25 febbraio 2015

 

Il giudice dell'esecuzione che ridetermina la pena del reato per la dichiarazione di incostituzionalità della norma che lo prevedeva facendo rivivere la norma antecedente, può valutare con discrezionalità i criteri per la determinazione della sanzione previsti dall'art. 133 c.p. non dovendo attenersi al mero calcolo matematico secondo i principi applicati in precedenza dal giudice di merito. (Nel caso di specie, si trattava di trasporto con altri soggetti di 4 kg di hashish e di vendita di 1,5 kg di hashish: il giudice dell'esecuzione, considerata la dichiarazione di incostituzionalità della Legge Fini- Giovanardi che aveva parificato la sanzione per ogni tipologia di sostanza stupefacente, rideterminava la sanzione applicando le circostanze attenuanti generiche con un incidenza minore rispetto a quanto aveva stabilito il giudice di merito).

Ufficio Indagini preliminari Rovereto  25 febbraio 2015

 

In tema di violenza sessuale, la circostanza attenuante prevista dall'art.609 quater c.p. per i casi di minore gravità deve considerarsi applicabile, al pari dell'omologa prevista dall'art. 609 bis, comma 3 stesso codice, soltanto in tutte quelle fattispecie in cui, avuto riguardo ai mezzi, alle modalità esecutive ed alle circostanze dell'azione, sia possibile ritenere che la libertà sessuale, personale della vittima sia stata compressa in maniera non grave, ed implica la necessità di una valutazione globale del fatto, non limitata alle sole componenti oggettive del reato, bensì estesa anche a quelle soggettive ed a tutti gli elementi menzionati nell'articolo 133 c.p. (esclusa, nella specie, l'applicabilità dell'attenuante, atteso che la condotta posta in essere dall'imputato non era stata occasionale o sporadica, ma si era protratta per un lasso di tempo non esiguo e l'invasività degli atti avevano compromesso la libertà sessuale della minore in modo non lieve, danneggiando il normale sviluppo sessuale della stessa).

Cassazione penale sez. IV  13 febbraio 2015 n. 8532  

 

In tema di valutazione della gravità del reato agli effetti della pena ex art. 133 c.p., la circostanza per cui un soggetto intenda rendersi irriconoscibile all'accertamento mediante impronte dattiloscopiche è indice del proposito, in capo allo stesso, di compiere un'azione illecita senza lasciare traccia alcuna o, comunque, dell'avvenuto compimento di un'azione siffatta, con il fine di impedire l'identificazione nel caso di intervento della polizia giudiziaria. (Fattispecie in cui le imputate presentavano le estremità dei polpastrelli ricoperte di materiale colloso, che ne aveva reso più difficile l'identificazione).

Tribunale Perugia  02 febbraio 2015 n. 5  

 

Il combinato disposto degli artt. 86 D.P.R. n. 309 del 1990, 5 e 19, comma 2, lett.d) d. lg. n.286/98, interpretato in relazione all'art.30, comma 1, Cost., vieta che il giudice possa applicare la misura di sicurezza dell'espulsione nei confronti dello straniero nel periodo di gravidanza della moglie convivente ovvero entro i sei mesi successivi alla nascita del figlio, in questo secondo caso indipendentemente dalla convivenza e dal rapporto di coniugio; in conformità alla norma interposta dell'art.8 CEDU in relazione all'art.117 Cost., il principio secondo il quale le norme che disciplinano la valutazione di pericolosità sociale quale presupposto fondante l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione devono essere applicate senza tralasciare l'esame comparativo, con gli altri criteri di valutazione indicati dall'art.133 c.p. della condizione familiare dell'imputato, ove ritualmente prospettata.

Cassazione penale sez. IV  25 novembre 2014 n. 50379  

 

Ai fini dell'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero ex art. 86 d.P.R. n. 309 del 1990, per la avvenuta commissione di reati in materia di stupefacenti, è necessario non solo il previo accertamento della sussistenza in concreto della pericolosità sociale del condannato, in conformità all'art. 8 Cedu in relazione all'art. 117 cost., ma anche l'esame comparativo della condizione familiare dell'imputato, ove ritualmente prospettata, con gli altri criteri di valutazione indicati dall'art. 133 c.p., in una prospettiva di bilanciamento tra interesse generale alla sicurezza sociale ed interesse del singolo alla vita familiare. (Annulla in parte con rinvio, G.i.p. Trib. Ascoli Piceno, 12/12/2013)

Cassazione penale sez. IV  25 novembre 2014 n. 50379  

 

In seguito alla dichiarazione di illegittimità costituzionale degli art. 4 bis e 4 vicies ter d.l. 30 dicembre 2005 n. 272, conv., con modificazioni, in l. 21 febbraio 2006 n. 49, il trattamento sanzionatorio più mite previsto per gli illeciti concernenti le cd. "droghe leggere" dalla formulazione dell'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 precedente alle modifiche apportate dalle disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime, comporta una rideterminazione della pena in sede esecutiva, vincendo la preclusione del giudicato. Il giudice dell'esecuzione dovrà peraltro provvedere a rideterminare la pena nel rispetto dell'accertamento del fatto compiuto in sentenza, sia con riferimento agli elementi costitutivi del reato che al riconoscimento delle circostanze e del loro bilanciamento, trattandosi di questioni che non possono essere rimesse in discussione in sede esecutiva. In merito alla determinazione della pena base, l'applicazione di una diversa norma con differenti limiti edittali di pena, impone un nuovo ed autonomo esercizio, da parte del giudice, del potere discrezionale previsto dall'art. 133 c.p.

Ufficio Indagini preliminari Rovereto  02 ottobre 2014

 

Per il reato di guida in stato di ebbrezza, nella irrogazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, pur rilevando i parametri previsti dall'art. 133 c.p., assume carattere preminente la finalità retributiva connessa alla gravità della violazione; pertanto, deve ritenersi immune da censure la sentenza con la quale, nonostante il riconoscimento delle attenuanti generiche, viene applicata la sospensione della patente di guida per una durata superiore al minimo edittale.

Cassazione penale sez. IV  18 settembre 2014 n. 41986  

 

Il giudizio sulla recidiva sfugge a qualsivoglia automatismo (salvo che per la recidiva obbligatoria ex art. 99, comma 5, c.p.), giacché non riguarda l'astratta pericolosità del soggetto o un suo status personale svincolato dal fatto reato (sezioni Unite, 24 febbraio 2011, Pg appello Genova in proc. Indelicato). Infatti, il riconoscimento e l'applicazione della recidiva, quale circostanza aggravante, postulano "la valutazione della gravità dell'illecito commisurata alla maggiore attitudine a delinquere manifestata dal soggetto", idonea a incidere sulla risposta punitiva - sia in termini retributivi che in termini di prevenzione speciale - quale aspetto della colpevolezza e della capacità di realizzazione di nuovi reati, soltanto nell'ambito di una relazione qualificata tra i precedenti del reo e il nuovo illecito da questo commesso, che deve essere concretamente significativo - in rapporto alla natura e al tempo di commissione dei precedenti, e avuto riguardo ai parametri indicati dall'art. 133 c.p. - sotto il profilo della più accentuata colpevolezza e della maggiore pericolosità del reo. Pertanto, per ritenere e applicare la recidiva il giudice deve motivatamente spiegare, con riguardo alla nuova azione costituente reato, la sua idoneità a manifestare una più accentuata colpevolezza e una maggiore capacità a delinquere, in relazione alla natura e ai tempi di commissione dei precedenti, così da giustificare l'aumento di pena. (Nella specie, la Corte ha ritenuto che il giudice correttamente avesse riconosciuto la recidiva, avendo la Corte di appello motivatamente condiviso la determinazione del primo giudice, valorizzando la gravità dei fatti incriminati, ritenuti dimostrativi, per la qualità e la quantità della droga, di "apertura di contatti con ambienti criminali").

Cassazione penale sez. IV  15 luglio 2014 n. 34261  



 
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