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Art. 134 codice penale: Computo delle pene

Le pene temporanee si applicano a giorni, a mesi e ad anni.

Nelle condanne a pene temporanee non si tien conto delle frazioni di giorno, e, in quelle a pena pecuniaria, delle frazioni di lira.


Giurisprudenza annotata

Computo delle pene

Poiché le pene detentive temporanee si applicano a giorni, mesi e anni, il giorno va computato nella durata di ventiquattro ore - fermo restando il principio per cui quello di inizio della detenzione deve essere compreso nella durata di essa - mentre, per gli anni e per i mesi deve calcolarsi la durata che essi hanno in concreto secondo il calendario comune, di modo che il periodo stabilito a mesi deve considerarsi scaduto nel giorno del mese corrispondente a quello del suo inizio. Annulla senza rinvio, Gup Trib. Teramo, 09/02/2009

Cassazione penale sez. I  04 novembre 2009 n. 46149  

 

La durata delle pene accessorie temporanee conseguenti di diritto alla condanna e fissata dalla legge solo nel massimo, quando non sia stata espressamente determinata dal giudice, è eguale a quella della pena principale inflitta. (Nella specie, relativa a ritiro della patente e divieto di espatrio irrogati come effetto della condanna per delitto in tema di stupefacenti, il giudice di primo grado aveva genericamente applicato in sentenza le pene accessorie "per la durata minima di legge". In relazione a tale formula la Corte ha ritenuto che essa non potesse interpretarsi come riferita a un sol giorno, ma dovesse intendersi come ragguagliata al periodo di durata della pena principale, purché non oltre i limiti del massimo edittale previsto per le sanzioni accessorie e, di conseguenza, ha giudicato corretta l'individuazione, da parte del giudice dell'esecuzione nella durata di un anno - pari alla pena della reclusione inflitta dal giudice della cognizione - quella delle pene accessorie). Rigetta, Trib. Padova, 19 settembre 2007

Cassazione penale sez. I  22 aprile 2008 n. 19807  

 

Qualora, dovendosi operare una riduzione di pena detentiva per effetto di attenuanti o diminuenti, il risultato ottenuto comprenda una frazione di giorno, detto risultato, avuto riguardo tanto al disposto di cui all'art. 297 comma 1 c.p.p. (secondo cui "gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell'arresto o del fermo"), quanto a quello di cui all'art. 134 comma 2 c.p. (secondo cui "nella condanne a pene temporanee non si tien conto delle frazioni di giorno"), deve essere corretto con l'eliminazione della suindicata frazione e non già con l'arrotondamento della stessa all'unità superiore. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente, in caso di "patteggiamento", dovendosi ridurre di un terzo la pena di gg. 20 di arresto, il risultato fosse stato determinato in gg. 13 e non in gg. 14).

Cassazione penale sez. I  22 gennaio 1998 n. 354  

 

Qualora, dovendosi operare una riduzione di pena detentiva per effetto di attenuanti o diminuenti, il risultato ottenuto comprenda una frazione di giorno, detto risultato, avuto riguardo tanto al disposto di cui all'art. 297, comma 1, c.p.p. (secondo cui "gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell'arresto o del fermo"), quanto a quello di cui all'art. 134, comma 2, c.p. (secondo cui "nelle condanne a pene temporanee non si tien conto delle frazioni di giorno"), deve essere corretto con l'eliminazione della suindicata frazione e non già con l'arrotondamento della stessa all'unità superiore. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente, in caso di "patteggiamento", dovendosi ridurre di un terzo la pena di gg. 20 di arresto, il risultato fosse stato determinato in gg. 13 e non in gg. 14).

Cassazione penale sez. I  22 gennaio 1998 n. 354  

 

L'irrogazione della pena nel minimo edittale non è un diritto assoluto dell'imputato, poiché, quando la legge indica un minimo e un massimo, si intende che il giudice si attenga in linea di principio ad una misura media.

Cassazione penale sez. VI  01 marzo 1985

 

A differenza del codice di rito civile, che espressamente stabilisce negli art. 134 e 135 che le ordinanze ed i decreti pronunciati da un giudice collegiale siano sottoscritti dal solo presidente, il codice di rito penale non detta norma al riguardo, onde deve ritenersi che in mancanza di una disposizione analoga a quella stabilita per la sentenza, per l'ordinanza e per il decreto la sottoscrizione del presidente sia sufficiente a garantire della provenienza e della autenticità.

Cassazione penale sez. I  29 dicembre 1977



 
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