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Art. 139 codice penale: Computo delle pene accessorie

Nel computo delle pene accessorie temporanee non si tien conto del tempo in cui il condannato sconta la pena detentiva, o è sottoposto a misura di sicurezza detentiva, nè del tempo in cui egli si è sottratto volontariamente alla esecuzione della pena o della misura di sicurezza.


Giurisprudenza annotata

Computo delle pene accessorie

Il tempo di espiazione della misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale, in quanto modalità esecutiva della pena detentiva, non può essere utilmente computato anche ai fini dell' espiazione di una pena accessoria (nella specie, interdizione dalla professione). Rigetta, App. Milano, 30 aprile 2010

Cassazione penale sez. I  09 marzo 2011 n. 13499  

 

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 139 c.p., censurato, in riferimento agli artt. 3 e 27, comma 3, Cost., nella parte in cui «non consente, una volta espiata la pena principale, il differimento della pena accessoria della sospensione della patente di guida». La pronuncia richiesta dal giudice rimettente non costituisce una soluzione costituzionalmente obbligata, eccedendo, anzi, i poteri di intervento della Corte costituzionale e incidendo in scelte affidate alla discrezionalità del legislatore, e inoltre il petitum formulato risulta inadeguato rispetto al dubbio di costituzionalità proposto, pretendendo il giudice a quo di operare nel testo dell'art. 139 c.p. un'inserzione normativa di cui non vengono definiti i contorni e che non corrisponde al portato di tale disposizione, posto che essa si limita a regolare, nella lettura offertane dalla giurisprudenza, il coordinamento cronologico tra pena principale e pena accessoria, e non i poteri del giudice dell'esecuzione quanto a quest'ultima, ferma restando la necessità che il legislatore ponga mano ad una riforma del sistema delle pene accessorie, che lo renda pienamente compatibile con l'art. 27, comma 3, Cost. (sent. n. 30 del 1972).

Corte Costituzionale  18 luglio 2008 n. 293  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 139 c.p., sollevata in riferimento agli art. 3 e 27, comma 3 cost., nella parte in cui "non consente, una volta espiata la pena principale, il differimento della pena accessoria della sospensione della patente di guida". Ed invero, l'addizione normativa richiesta dal giudice rimettente non costituisce una soluzione costituzionalmente obbligata, eccedendo, anzi, i poteri di intervento della Corte e incidendo in scelte affidate alla discrezionalità del legislatore. In particolare, il potere di differire l'esecuzione della pena accessoria non solo non si profila quale univoca risposta al dubbio di costituzionalità proposto, ma persino denuncia profili eccentrici rispetto ai principi ordinamentali che governano l'esecuzione della sanzione penale, giacché si traduce in un anomala prerogativa del giudice dell'esecuzione di paralizzare sine die l'applicazione di una pena definitivamente inflitta. Con la conseguenza che il "petitum" formulato risulta inadeguato rispetto al dubbio di costituzionalità proposto, pretendendo il giudice "a quo" di operare nel testo dell'art. 139 c.p. un'inserzione normativa di cui non vengono definiti i contorni e che non corrisponde al portato di tale disposizione, posto che essa si limita a regolare, nella lettura offertane dalla giurisprudenza, il coordinamento cronologico tra pena principale e pena accessoria, e non i poteri del giudice dell'esecuzione quanto a quest'ultima. Sulla compatibilità di una pena accessoria di tale genere con l'art. 27, comma 3, cost. (nel senso dell'infondatezza della questione di costituzionalità allora proposta), vedi, citata, sentenza n. 30/1972.

Corte Costituzionale  18 luglio 2008 n. 293  

 

Giusta il disposto degli art. 139 e 140 c.p. l'espiazione della pena principale di un reato non può coincidere con quella della pena accessoria, con l'unica eccezione dell'applicazione provvisoria della pena accessoria.

T.A.R. (Lazio) sez. I  17 dicembre 1987 n. 1995

 



 
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