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Art. 14 codice penale: Computo e decorrenza dei termini

Quando la legge penale fa dipendere un effetto giuridico dal decorso del tempo, per il computo di questo si osserva il calendario comune.

Ogni qual volta la legge penale stabilisce un termine per il verificarsi di un effetto giuridico, il giorno della decorrenza non è computato nel termine.


Giurisprudenza annotata

Computo e decorrenza dei termini

In tema di decorrenza dei termini di custodia cautelare, la previsione di cui all'art. 297, comma primo, cod. proc. pen. - per la quale gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell'arresto o del fermo - deroga alla disciplina generale che prevede la non computabilità del "dies a quo" (art. 14, comma secondo, cod. pen. e 172, comma quarto, cod. proc. pen.). Annulla senza rinvio, Trib. lib. Napoli, 13/01/2012

Cassazione penale sez. VI  23 maggio 2012 n. 22035

 

In tema di decorrenza dei termini di custodia cautelare, la previsione di cui all'art. 297, comma 1, c.p.p. - per la quale gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell'arresto o del fermo - deroga alla disciplina ordinaria del computo dei termini (art. 14, comma 2, c.p. e 172, comma 4, c.p.p.) che prevede la non computabilità del "dies a quo". Annulla senza rinvio, Trib. lib. Reggio Calabria, 21 luglio 2009

Cassazione penale sez. V  10 febbraio 2010 n. 14317

 

Poiché le pene detentive temporanee si applicano a giorni, mesi e anni, il giorno va computato nella durata di ventiquattro ore - fermo restando il principio per cui quello di inizio della detenzione deve essere compreso nella durata di essa - mentre, per gli anni e per i mesi deve calcolarsi la durata che essi hanno in concreto secondo il calendario comune, di modo che il periodo stabilito a mesi deve considerarsi scaduto nel giorno del mese corrispondente a quello del suo inizio. Annulla senza rinvio, Gup Trib. Teramo, 09/02/2009

Cassazione penale sez. I  04 novembre 2009 n. 46149  

 

In tema di decorrenza dei termini di custodia cautelare, la previsione di cui all'art. 297, comma primo, cod. proc. pen. - per la quale gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell'arresto o del fermo - deroga alla disciplina generale del computo dei termini (art. 14, comma secondo, cod. pen. e 172, comma quarto, cod. proc. pen.) che prevede la non computabilità del "dies a quo". Annulla senza rinvio, Trib. lib. Roma, 22 luglio 2008

Cassazione penale sez. V  21 ottobre 2008 n. 47979  

 

In tema di computo dei termini di durata delle misure cautelari, vale il principio affermato dall'art. 297, comma 1, c.p.p., secondo cui la custodia cautelare produce i suoi effetti dal momento dell'esecuzione della misura che la determina (ossia, dal momento della cattura, dell'arresto o del fermo), di tal che al calcolo dei termini che a essa ineriscono non si applica la norma generale (art. 14 c.p. e 172 c.p.p.) per cui "dies a quo non computatur in termine". Peraltro, la disciplina di garanzia di cui all'art. 297 citato non comporta alcuna eccezione alla regola secondo cui i termini sono stabiliti in ore, giorni, mesi e anni, calcolati secondo il calendario comune (art. 14 c.p. e 172 c.p.p.), derivandone che, anche in tema di custodia cautelare, quando i termini sono fissati in giorni, mesi o anni (e non espressamente in ore, come pure è possibile: art. 390 c.p.p.), non si può tenere conto dell'ora m cui ha avuto inizio l'esecuzione del titolo coercitivo, dovendosi avere riguardo solo al giorno iniziale della custodia e a quello finale, che si conclude alle ore 24:00.

Cassazione penale sez. II  26 marzo 2008 n. 15488  

 

Il termine per proporre la querela è di tre mesi e non di novanta giorni, decorrente dalla notizia del fatto che costituisce il reato; la scadenza di un termine stabilito a mesi si verifica, ex art. 14 c.p., nel giorno corrispondente a quello in cui è iniziata la decorrenza, secondo il calendario comune, indipendentemente dal numero dei giorni di cui è composto ogni singolo mese.

Cassazione penale sez. V  25 gennaio 2008 n. 9572  

 

In tema di decorrenza dei termini di custodia cautelare ex art. 303 c.p.p., il computo deve essere eseguito secondo i principi generali stabiliti dagli artt. 14, c.p. e 172, comma 2, c.p.p., in virtù dei quali il dies a quo non è compreso nel computo dei termini.

Cassazione penale sez. VI  13 dicembre 2007 n. 2958  

 

In tema di decorrenza dei termini di custodia cautelare ex art. 303 cod. proc. pen., il computo deve essere eseguito secondo i principi generali stabiliti dagli artt. 14 cod. pen. e 172, comma secondo, cod. proc. pen., in virtù dei quali nel computo non è compreso il "dies a quo". Rigetta, Trib. lib. Milano, 20 Luglio 2007

Cassazione penale sez. VI  02 ottobre 2007 n. 2182  

 

In tema di sospensione condizionata dell'esecuzione della pena, il computo della pena espiata deve essere ragguagliato non alle ore giornaliere con obbligo di permanenza in casa, ma alle giornate in cui l'obbligo è stato imposto.

Cassazione penale sez. I  25 maggio 2005 n. 23107  

 

Il compimento dei 18 anni di età, ai fini del raggiungimento della piena imputabilità penale, va fissato secondo le regole stabilite dall'art. 14, comma 2, c.p. e dall'art. 172, comma 4, c.p.p. e, quindi, trattandosi di termine da computarsi ad anni, allo scadere delle ore 24 del giorno del diciottesimo compleanno del soggetto. (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stato ritenuto che fosse da considerare ancora minorenne un soggetto che aveva commesso un reato intorno alle ore 23.40 del giorno del suo diciottesimo compleanno).

Cassazione penale sez. I  07 gennaio 1999 n. 158  

 

Dall'esistenza e dalla formulazione dell'art. 297, comma 1, c.p.p., il quale (riproducendo analoga disposizione contenuta nell'art. 271, comma 1, del codice abrogato), stabilisce che "gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura, dell'arresto o del fermo", si desume che il legislatore, nel dettare tale norma, ha inteso introdurre una deroga alla disciplina generale in materia di computo dei termini, quale risultante dagli art. 14, comma 2, c.p., e 172, comma 4, c.p.p., nella parte in cui essa prevede la regola della non computabilità del "dies a quo".

Cassazione penale sez. I  22 gennaio 1998 n. 354  

 

Nell'ipotesi di custodia cautelare, qualora la sua durata venga fissata a mesi ovvero ad anni occorre far riferimento al calendario comune, sicché il termine scade nel giorno corrispondente a quello del mese o dell'anno di inizio, dovendosi il calcolo eseguire non "ex numero", bensì "ex nominatione dierum".

Cassazione penale sez. I  31 marzo 1989



 
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