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Art. 149 codice penale

Articolo abrogato dalla L. 26 luglio 1975, n. 354.


Giurisprudenza annotata

Corte costituzionale, Regione Sicilia-Stato

È ammissibile il conflitto di attribuzione fra regione siciliana e Stato a seguito della sentenza del pretore di Augusta 18 febbraio 1980 che ha ordinato al Governo ed all'assemblea della regione Sicilia, ai sensi dell'art. 149 c.p. e 485 c.p.p. di sospendere Salvatore Placenti, assessore alla sanità, dalle funzioni governative ed assembleari. Ferma restando la legittimazione passiva, in qualsiasi conflitto di attribuzioni fra regione e Stato del presidente del consiglio dei ministri (art. 27 comma 1 norme integrative) va ribadito che un conflitto può trarre origine da un atto giurisdizionale suscettibile di menomare la competenza o l'autonomia costituzionalmente attribuita alla regione. Nella specie non si censura il modo con cui è stata esplicata la giurisdizione del pretore, ma si contesta la facoltà di ogni giudice di fare provvisoria applicazione di pene accessorie nei riguardi di titolari del pubblico ufficio di assessore o deputato regionale. Non spetta agli organi giurisdizionali dello Stato la facoltà di sospendere provvisoriamente dall'esercizio del loro ufficio - in applicazione degli art. 140 c.p. e 485 c.p.p. - i deputati dell'assemblea regionale siciliana. Va, di conseguenza, annullata la sentenza pronunciata dal pretore di Augusta, il 18 febbraio 1980, nella parte in cui ordina che Salvatore Placenti sia provvisoriamente privato dell'esercizio del pubblico ufficio di deputato regionale. Di fronte al potere giurisdizionale di sospensione dall'esercizio dei pubblici uffici (configurato dagli art. 140 c.p. e 485 c.p.p.) deputati ed assessori della regione siciliana non sono accomunati da una identica situazione di immunità ( non desumibile nè dalla mancata espressa previsione dello statuto, stante la soggezione di tutti i cittadini alla giurisdizione penale, nè dagli inconvenienti che potrebbero discendere da un troppo largo esercizio della facoltà) restando distinte le posizioni giuridiche degli uni e degli altri.

Corte Costituzionale  10 novembre 1981 n. 183  



 
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