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Art. 15 codice penale: Materia regolata da più leggi penali o da più disposizioni della medesima legge penale

Quando più leggi penali o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito.


Giurisprudenza annotata

Materia regolata da più leggi penali, lex specialis derogat generalis

In tema di applicazione della continuazione in sede esecutiva, il giudice, nella determinazione della pena, è soggetto al limite di cui all'art. 671 comma 2 c.p.p. (consistente nella somma delle pene inflitte con i provvedimenti considerati), ma non al limite del triplo della pena stabilita per il reato più grave di cui all'art. 81 comma 2 c.p., trovando applicazione solo la prima delle disposizioni citate, in forza del principio di specialità di cui all'art. 15 c.p., e dovendosi evitare che, raggiunto il limite del triplo per una determinata fattispecie concreta, si determini impunità per ulteriori reati riconducibili, in fase esecutiva, al medesimo disegno criminoso. Rigetta, Trib. Roma, 15/11/2012

Cassazione penale sez. I  27 settembre 2013 n. 45256  

 

La condotta di chi circola abusivamente con il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo, ai sensi dell'art. 213 c. strad., integra esclusivamente l'illecito amministrativo previsto dal quarto comma dello stesso articolo e non anche il delitto di sottrazione di cose sottoposte a sequestro di cui all'art. 334 c.p., atteso che la norma sanzionatoria amministrativa risulta speciale rispetto a quella penale, con la conseguenza che il concorso tra le stesse deve essere ritenuto solo apparente. (Annulla senza rinvio, App. Trieste, 20/06/2013 )

Cassazione penale sez. VI  24 settembre 2014 n. 42752  

 

Il delitto di illecita concorrenza con violenza o minaccia, previsto dall'art. 513 bis c.p. e avente natura di reato complesso, non può essere assorbito nel delitto di estorsione, né in quello di concussione, trattandosi di norme con diversa collocazione sistematica e preordinate alla tutela di beni giuridici diversi, talché, ove ne ricorrano gli elementi costitutivi, si ha concorso formale tra gli stessi. (Rigetta, Trib. Napoli, 17/04/2014 )

Cassazione penale sez. fer.  04 settembre 2014 n. 45132  

 

In materia di reati tributari, non è applicabile il principio di specialità di cui all'art. 19 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74, tra il delitto di indebita compensazione, previsto dall'art. 10 quater del decreto medesimo e l'illecito amministrativo introdotto dall'art. 27 comma 18 d.l. 29 novembre 2008 n. 185 (conv. con modif. in l. 28 gennaio 2009 n. 2), che punisce l'utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute, in quanto la fattispecie penale ha riguardo alla condotta, diversa ed ulteriore, consistente nell'omesso versamento dell'imposta dovuta. (Dichiara inammissibile, App. Brescia, 16/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  08 maggio 2014 n. 30267  

 

L'art. 642 c.p., strutturato come una norma penale mista del tutto peculiare, prevede nei suoi commi 1 e 2 cinque diverse fattispecie di reato - in particolare, il danneggiamento dei beni assicurati e la falsificazione o alterazione della polizza, nel comma primo; la mutilazione fraudolenta della propria persona, la denuncia di un sinistro non avvenuto e la falsificazione o alterazione della documentazione relativi al sinistro, nel comma secondo - che, ove ricorrano gli estremi fattuali, possono concorrere fra loro. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il concorso di reati nel caso di fraudolenta distruzione della cosa propria e di fraudolenta esagerazione del danno). Annulla in parte con rinvio, App. Trani, 21/10/2009

Cassazione penale sez. II  17 dicembre 2013 n. 1856  

 

I reati di cui agli art. 629 c.p. e 12, comma 5, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286 possono concorrere, in quanto le relative fattispecie incriminatrici sono poste a tutela di beni diversi (rispettivamente l'inviolabilità del patrimonio e della libertà personale il primo, la sicurezza interna il secondo) ed integrate da condotte differenti (in particolare, integrate quelle del primo delitto da violenza e minacce finalizzate a procurarsi un ingiusto profitto, quella del secondo da condotta di favoreggiamento della permanenza sul territorio di stranieri extracomunitari irregolari). Rigetta in parte, App. Palermo, 20/07/2012

Cassazione penale sez. II  11 ottobre 2013 n. 933  

 

In tema di applicazione della continuazione in sede esecutiva, il giudice, nella determinazione della pena, è soggetto al limite di cui all'art. 671 comma 2 c.p.p. (consistente nella somma delle pene inflitte con i provvedimenti considerati), ma non al limite del triplo della pena stabilita per il reato più grave di cui all'art. 81 comma 2 c.p., trovando applicazione solo la prima delle disposizioni citate, in forza del principio di specialità di cui all'art. 15 c.p., e dovendosi evitare che, raggiunto il limite del triplo per una determinata fattispecie concreta, si determini impunità per ulteriori reati riconducibili, in fase esecutiva, al medesimo disegno criminoso. Rigetta, Trib. Roma, 15/11/2012

Cassazione penale sez. I  27 settembre 2013 n. 45256  

 

In presenza della clausola di riserva "salvo che il fatto costituisca più grave reato", la maggiore o minore gravità dei reati concorrenti va valutata avendo riguardo alla pena in concreto irrogabile, tenuto anche conto delle circostanze ritenute e dell'eventuale bilanciamento tra esse. (Fattispecie in cui è stato escluso l'assorbimento del reato di trattamento illecito di dati personali nel - meno grave in concreto - reato di diffamazione). Rigetta, App. Bologna, 21/12/2011

Cassazione penale sez. II  07 maggio 2013 n. 36365  

 

In tema di sfruttamento della prostituzione, l'ipotesi aggravata dall'uso della violenza o della minaccia differisce dalla fattispecie di estorsione in quanto, nel primo caso, il soggetto sfruttato, e sul quale vengono applicate la violenza o la minaccia, sceglie comunque volontariamente di esercitare il meretricio, mentre nel secondo caso si configura il reato di estorsione se la persona che si prostituisce viene costretta con la violenza o la minaccia, contro la propria volontà, a soggiacere allo sfruttamento e se lo sfruttatore consegue, con danno del soggetto sfruttato, un ingiusto profitto. (Fattispecie in cui è stato ritenuto l'assorbimento del reato di estorsione in quello di sfruttamento della prostituzione, poichè la persona sfruttata non era stata costretta ad esercitare il meretricio). Annulla con rinvio, App. Bari, 09/03/2012

Cassazione penale sez. III  16 aprile 2013 n. 41774  



 
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