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Art. 156 codice penale: Estinzione del diritto di remissione

Il diritto di remissione si estingue con la morte della persona offesa dal reato.

La Corte costituzionale, con sentenza 19 giugno 1975, n. 151, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo articolo nella parte in cui non attribuisce l’esercizio del diritto di remissione della querela agli eredi della persona offesa dal reato, allorchè tutti vi consentano.


Giurisprudenza annotata

Estinzione del diritto di remissione

È manifestamente infondata, con riferimento all'art. 3 cost., la q.l.c. dell'art. 340 c.p.p., nella parte in cui non prevede la non trasmissibilità dell'obbligazione per il pagamento delle spese del procedimento agli eredi del remittente della querela. Premesso, infatti, che l'attrazione dell'obbligo di rifondere le spese di giustizia, in caso di remissione di querela, al "genus" delle obbligazioni trasmissibili agli eredi secondo i principi civilistici risulta implicitamente dalla sent. n. 211 del 1995 ed è acquisita dalla giurisprudenza costituzionale fin dalla sent. n. 151 del 1975, che, proprio sul presupposto della trasmissibilità "iure successionis" di tale obbligazione, senza possibilità alcuna per gli eredi del querelante di sottrarvisi, dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 156 c.p., nella parte in cui non attribuiva l'esercizio del diritto di remissione della querela agli eredi della persona offesa dal reato; e che l'inquadramento civilistico dell'istituto non risulta smentito dalla sent. n. 98 del 1998, dove si è rilevato che il debito di rimborso delle spese processuali, gravante sul condannato, a seguito della introduzione della remissione del debito (art. 56 l. n. 354 del 1975) e del rilievo che in essa assumono l'esistenza di indici di ravvedimento del condannato e l'esigenza di agevolarne il reinserimento sociale, è divenuto assimilabile alle sanzioni economiche accessorie alla pena - ed è quindi partecipe della finalità di emenda e del carattere di personalità propri della pena, in forza dell'art. 27 cost. - stante la diversità delle situazioni poste a raffronto, nessuna illegittima disparità di trattamento è, conseguentemente, configurabile tra il condannato e il remittente la querela, in riferimento all'obbligo di sostenere le spese del processo, nè alcuna disarmonia censurabile alla luce del parametro evocato è ravvisabile in un sistema che, riconosciuto il carattere strettamente personale delle sanzioni economiche accessorie della pena, lo nega ad obblighi che a tali sanzioni non sono neppure lontanamente riconducibili, quale quello che il vecchio testo dell'art. 340 comma 4 c.p.p. (ora modificato dall'art. 13 l. 25 giugno 1999 n. 205) poneva a carico del remittente la querela in assenza di diversa pattuizione tra remittente e querelato.

Corte Costituzionale  17 dicembre 1999 n. 451  

 

 



 
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