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Art. 158 codice penale: Decorrenza del termine della prescrizione

Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole; per il reato permanente o continuato, dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione.

Quando la legge fa dipendere la punibilità del reato dal verificarsi di una condizione, il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la condizione si è verificata. Nondimeno, nei reati punibili a querela, istanza o richiesta, il termine della prescrizione decorre dal giorno del commesso reato.


Giurisprudenza annotata

Decorrenza del termine della prescrizione

In tema di successione di leggi penali, ai fini dell'individuazione della normativa sul regime della prescrizione più favorevole al reo, non si può procedere a una combinazione delle norme previgenti con quelle successive introdotte dalla legge n. 251 del 2005, dovendo in ogni caso farsi riferimento anche alle disposizioni in tema di continuazione tra reati e di modalità di computo del termine da cui far decorrere la prescrizione. (Fattispecie in cui è stata ritenuta più favorevole la precedente formulazione dell'art. 158 cod. pen., che prevedeva la decorrenza del termine prescrizionale dalla data di cessazione della continuazione). (Rigetta, App. Torino, 07/10/2013 )

Cassazione penale sez. V  29 ottobre 2014 n. 48743  

 

In tema di prescrizione, grava sull'imputato, che voglia giovarsi di tale causa estintiva del reato, l'onere di allegare gli elementi in suo possesso dai quali poter desumere la data di inizio del decorso del termine, diversa da quella risultante dagli atti. (Dichiara inammissibile, App. Potenza, 07/02/2013 )

Cassazione penale sez. III  05 marzo 2014 n. 27061  

 

L'esclusione dell'applicazione delle nuove disposizioni in tema di prescrizione del reato introdotte dalla l. n. 251 del 2005, prevista dalla disciplina transitoria della stessa legge per i procedimenti pendenti in grado d'appello al momento della sua entrata in vigore, riguarda non solo le regole che investono i nuovi criteri di calcolo dei termini prescrizionali, ma anche quelle che hanno comunque come effetto la loro riduzione, tra cui, in particolare, la previsione che, eliminando dall'art. 158 c.p. ogni riferimento al reato continuato, ha fatto decorrere il termine di prescrizione, per i reati uniti da tale vincolo, dalla consumazione di ciascuno di essi e non più dalla data di cessazione della continuazione. (Annulla in parte s/rinvio, App.Lecce, s.d.Taranto, 24/05/2012 )

Cassazione penale sez. III  09 gennaio 2014 n. 6097  

 

Qualora in un reato permanente la condotta venga interrotta e successivamente ripresa, il termine della prescrizione decorre dal momento della cessazione finale. (Fattispecie in tema di attività edilizia abusiva, ripresa dopo la sospensione determinata dall'esecuzione di sequestro preventivo). (Dichiara inammissibile, App. Salerno, 01/10/2012 )

Cassazione penale sez. III  12 dicembre 2013 n. 5480  

 

In tema di bancarotta, la prescrizione inizia a decorrere dalla data della declaratoria di fallimento o dello stato di insolvenza e non dal momento della consumazione delle singole condotte poste in essere in precedenza.

Cassazione penale sez. V  04 ottobre 2013 n. 592  

 

Gli illeciti in materia urbanistica, edilizia e paesistica, ove consistano nella realizzazione di opere senza le prescritte concessioni e autorizzazioni, hanno carattere di illeciti permanenti, che si protraggono nel tempo e vengono meno solo con il cessare della situazione di illiceità, vale a dire con il conseguimento delle prescritte autorizzazioni; segue da ciò che, per quanto riguarda la decorrenza della prescrizione dell'illecito amministrativo permanente, trova applicazione il principio relativo al reato permanente, secondo cui il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui è cessata la permanenza (art. 158 comma 1 c.p.); pertanto, per gli illeciti amministrativi in materia paesistica, urbanistica ed edilizia la prescrizione quinquennale di cui all'art. 28, l. 22 ottobre 1981 n. 689 inizia a decorrere solo dalla cessazione della permanenza, con la conseguenza che, vertendosi in materia di illeciti permanenti, il potere amministrativo repressivo, come la determinazione di applicare la sanzione pecuniaria, può essere esercitato senza limiti di tempo e senza necessità di motivazione in ordine al ritardo nell'esercizio del potere; più in particolare, per quanto concerne il momento in cui può dirsi cessata la permanenza per gli illeciti amministrativi in materia urbanistica edilizia e paesistica, mentre per il diritto penale rileva la condotta commissiva (sicché la prescrizione del reato inizia a decorrere dalla sua ultimazione), per il diritto amministrativo si è in presenza di un illecito di carattere permanente, caratterizzato dall'omissione dell'obbligo, perdurante nel tempo, di ripristinare secundum ius lo stato dei luoghi, con l'ulteriore conclusione che l'Autorità, se emana un provvedimento repressivo (di demolizione, ovvero di irrogazione di una sanzione pecuniaria), non emana un atto “a distanza di tempo” dall'abuso, ma reprime una situazione antigiuridica contestualmente contra ius, ancora sussistente.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. IV  20 giugno 2013 n. 1593  

 

Posto che per la decorrenza della prescrizione dell'illecito amministrativo permanente trova applicazione il principio relativo al reato permanente, secondo cui il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui è cessata la permanenza (art. 158 comma 1 c.p.), per gli illeciti amministrativi in materia paesistica, urbanistica ed edilizia la prescrizione quinquennale di cui all'art. 28, l. 24 novembre 1981 n. 689, inizia a decorrere soltanto dalla cessazione della permanenza, dovendo considerare, in ordine alla identificazione del dies a quo , che la permanenza cessa con l'eliminazione dell'opera abusiva o, in alternativa, con il pagamento della sanzione pecuniaria.

T.A.R. Palermo (Sicilia) sez. I  13 maggio 2013 n. 1098  

 

La regola prevista dall'art. 158 c.p. nel testo vigente prima delle modifiche introdotte dalla l. 5 dicembre 2005 n. 251 secondo la quale il termine di prescrizione del reato decorre dal giorno in cui è cessata la continuazione, è applicabile anche nell'ipotesi in cui la sussistenza del vincolo della continuazione, non enunciata nella formale contestazione, sia stata individuata in sentenza, poiché, fino a quando non sia stato compiutamente accertato il giorno dal quale detto termine decorre, non è consentita la declaratoria immediata di estinzione del reato ex art. 129 c.p.p. Annulla con rinvio, App. Bologna, 30/11/2011

Cassazione penale sez. II  03 aprile 2013 n. 28712  

 

Il termine di prescrizione della sanzione disciplinare, da irrogarsi per un illecito deontologico di carattere permanente (nella specie, contestato ad un iscritto all'ordine dei giornalisti, per incompatibilità tra la direzione del giornale ed altre cariche rivestite), decorre dal giorno in cui cessa la permanenza, in applicazione analogica dell'art. 158 c.p.

Cassazione civile sez. III  28 settembre 2012 n. 16515  

 

In ordine alla decorrenza della prescrizione dell'illecito amministrativo permanente, trova applicazione il principio relativo al reato permanente, secondo cui il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui è cessata la permanenza (art. 158 comma 1 c.p.); pertanto, per gli illeciti amministrativi in materia paesistica, urbanistica ed edilizia, la prescrizione quinquennale, di cui all'art. 28 l. 24 novembre 1981 n. 689, inizia a decorrere solo dalla cessazione della permanenza, con la conseguenza che il potere amministrativo repressivo, come la determinazione di applicare la sanzione pecuniaria, può essere esercitato senza limiti di tempo e senza necessità di motivazione in ordine al ritardo nell'esercizio del potere.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  21 giugno 2011 n. 5508  

 

Il termine di prescrizione del reato di danneggiamento, che pure ha natura di reato istantaneo, ha inizio, nel caso in cui le condotte che lo integrano siano frutto non di un unico atto bensì della ripetizione di condotte lesive, dalla commissione dell'ultima condotta, configurandosi nella specie come reato a consumazione prolungata o a condotta frazionata. (Fattispecie in cui la Corte ha precisato che le plurime immissioni di sostanze inquinanti nei corsi d'acqua, successive alla prima, non costituiscono un "post factum" penalmente irrilevante, né singole ed autonome azioni costituenti altrettanti reati di danneggiamento, bensì singoli atti di un'unica azione lesiva che spostano in avanti la cessazione della consumazione, e quindi l'inizio della decorrenza della prescrizione, fino all'ultima immissione). Dichiara inammissibile, App. Perugia, 09 giugno 2009

Cassazione penale sez. IV  21 ottobre 2010 n. 9343  



 
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