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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 16 codice penale: Leggi penali speciali

Le disposizioni di questo codice si applicano anche alle materie regolate da altre leggi penali, in quanto non sia da queste stabilito altrimenti.


Giurisprudenza annotata

Leggi speciali

L'errore sulla esistenza di ragioni che annullano l'obbligo militare, che cade sulla esistenza di un giustificato motivo della mancata presentazione alla chiamata, configura un errore di fatto, che esclude il dolo, ai sensi dell'art. 47 c.p., norma che, in forza dell'art. 16 c.p., offre rilevanza a tale tematica nell'area dell'art. 39 c.p.m.p.

Tribunale Milano  14 novembre 2000

 

L'art. 39 c.p.m.p. prevede che il militare non può invocare a scusante l'ignoranza dei doveri inerenti alla propria condizione. "Ignoranza dei doveri" sta a significare ignoranza dei doveri in astratto, cioè ignoranza delle fonti normative dei doveri, e non ignoranza degli atti amministrativi che costituiscono il dovere in concreto che sono "fatti" o "atti" che rendono operante il dovere in astratto disciplinato dalla norma giuridica. Essi si ricollegano, pertanto, al principio di cui alla prima parte dell'art. 47 c.p. Ne consegue che l'errore sull'atto amministrativo è errore di fatto che incide sul dolo anche secondo i principi del diritto penale militare ex art. 16 c.p. rendendo rilevante questo errore nell'area dell'art. 39 c.p.m.p..

Cassazione penale sez. I  31 ottobre 1991

 

In tema di esercizio di gioco d'azzardo mediante apparecchio automatico da gioco, è inapplicabile il principio di specialità, di cui agli artt. 15 e 16 c.p., perché, per espressa volontà del legislatore, l'art. 110 t.u.l.p.s. r.d. 18 giugno 1931 n. 773 modificato dall'art. 1 l. 20 maggio 1965 n. 507, lascia salve le sanzioni previste dal codice penale per il gioco d'azzardo. (Nella specie il ricorrente, condannato per avere tenuto in pubblico esercizio un gioco d'azzardo mediante l'uso di una macchina mangiasoldi (slot-machine), oltre che per giuoco automatico, sosteneva l'errata applicazione degli artt. 718 e 719 c.p. poiché, a suo dire, assorbiti dall'art. 110 t.u. sopra indicato).

Cassazione penale sez. III  02 aprile 1984

 

L'art. 16 c.p. regola i rapporti tra il codice penale e le altre leggi penali, le quali, limitandosi a prevedere nella normalità dei casi, particolari figure di reati in corrispondenza di particolari e contingenti interessi da tutelare, in virtù dell'art. 16 si rimettono al codice penale in ordine all'applicazione di norme di carattere generale o di interi istituti giuridici. Così, la facoltà riconosciuta al giudice dagli art. 24 comma ultimo, e 26 comma ultimo c.p. di triplicare rispettivamente la pena della multa o quella dell'ammenda, quando ritenga che tali sanzioni pecuniarie, per le condizioni economiche dell'imputato, sarebbero inefficienti anche se irrogate nella misura massima edittale, permane pure in relazione alle pene pecuniarie comminate dalle leggi speciali posteriori all'emanazione del codice penale, sempre che queste non dispongano diversamente.

Cassazione penale sez. III  10 dicembre 1980



 
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