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Art. 167 codice penale: Estinzione del reato

Se, nei termini stabiliti, il condannato non commette un delitto, ovvero una contravvenzione della stessa indole, ed adempie gli obblighi impostigli, il reato è estinto.

Il tal caso non ha luogo la esecuzione delle pene.


Giurisprudenza annotata

Estinzione del reato

Per i giudizi instaurati successivamente all’entrata in vigore della l. 26 novembre 1990 n. 353, l’art. 167, comma 1, cp.c., imponendo al convenuto di prendere posizione sui fatti posti dall’attore a fondamento della domanda, comporta che i suddetti fatti, qualora non contestati, debbono essere considerati incontroversi e non richiedenti quindi una specifica dimostrazione.

Tribunale Roma sez. III  06 giugno 2014 n. 12496  

 

Nel caso in cui la dichiarazione di estinzione non sia stata pronunciata dall'autorità giudiziaria, non può ritenersi operante la previsione dell'art. 38 comma 2 codice dei contratti che esenta dall'obbligo dichiarativo in relazione a condanne per reati dichiarati estinti. Infatti, è indubitabile che l'effetto estintivo, ai sensi dell'art. 167 c.p., si produca ope legis per effetto del decorso del tempo, ma la disposizione del Codice dei contratti — secondo il suo tenore letterale — richiede invece che l'estinzione venga espressamente dichiarata.

T.A.R. Reggio Calabria (Calabria) sez. I  05 novembre 2013 n. 593  

 

Il giudice, qualora la legge abolitrice trasformi il reato in illecito amministrativo, deve dichiarare l'estinzione del reato se la relativa causa sia precedente all'entrata in vigore della legge di depenalizzazione. Tuttavia, tale principio assoluto, deve pur fare i conti con le situazioni concrete, diverse l'una dall'altra e che meritano specifiche considerazioni in relazione ai residui di carattere penale e/o amministrativo derivanti dall'applicazione dell'una o dell'altra formula di definizione del procedimento penale, anche in fase esecutiva. In tutti i casi è la regola del favor rei che deve guidare la decisione del giudice (nella specie, in particolare, si era verificato che il reato di guida senza patente, estinto per il decorso del termine di 2 anni dalla condanna condizionalmente sospesa, era stato poi successivamente depenalizzato con la legge n. 160/2007; optare per l'estinzione del reato, ex art. 167 c.p., come conseguenza della sospensione condizionale della pena, non avrebbe comportato per la parte l'estinzione dagli effetti penali della condanna, anche ai fini della recidiva, mentre la revoca della sentenza per abolizione del reato, ex art. 673 c.p.p., avrebbe fatto cessare tutti gli effetti penali della condanna, con la conseguente cancellazione della relativa iscrizione nel casellario giudiziale. La Corte, pertanto, in applicazione del principio del favor rei, ha ritenuto doversi applicare tale ipotesi e ha così revocato la sentenza emessa dal giudice di merito, perché il fatto non era previsto dalla legge come reato).

Cassazione penale sez. I  10 gennaio 2012 n. 4334

 

L'estinzione del reato a norma dell'art. 167 cod. pen. non comporta anche l'estinzione degli effetti penali diversi da quelli espressamente previsti, sicchè di esso deve tenersi conto ai fini della recidiva. Annulla con rinvio, G.u.p. Trib. Cagliari, 10/02/2011

Cassazione penale sez. VI  29 novembre 2011 n. 5855  

 

In relazione alla problematica della congiunta applicazione dell'indulto e della sospensione condizionale della pena deve farsi richiamo al comma 2, dell'art. 183, atteso che, mentre dall'applicazione dell'indulto consegue l'estinzione della pena, esso stesso integrando la causa estintiva, dalla statuizione che ai sensi dell'art. 163 c.p. dispone la sospensione condizionale della pena non consegue l'estinzione del reato, la quale, in quel momento, rimane evento futuro ed incerto che si realizzerà solo dopo il positivo trascorrere del previsto termine (quinquennale o biennale); sicché viene a mancare quella situazione di "concorso attuale" fra cause estintive, stante la inattualità, appunto, della causa estintiva di cui all'art. 167 c.p.

Cassazione penale sez. un.  15 luglio 2010 n. 36837  

 

L'estinzione del reato a norma dell'art. 167 cod. pen. non comporta l'estinzione degli effetti penali diversi da quelli ivi espressamente previsti, sicché di tale reato deve comunque tenersi conto ai fini della sussistenza dei presupposti per la concessione della sospensione condizionale della pena. Rigetta, App. Catania, 6 Marzo 2007

Cassazione penale sez. III  29 ottobre 2008 n. 43835  

 

È irrilevante la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, allorché la condanna riportata dallo straniero sia di natura ostativa al rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno ex art. 4 comma 4, d.lg. n. 286 del 1998, al contrario di quanto deve dirsi per l'avvenuto perfezionamento dell'eventuale meccanismo estintivo del reato previsto dall'art. 167, c.p., che, ove verificatosi prima della determinazione della p.a., deve necessariamente essere valutato (nella specie, peraltro, il necessario quinquennio richiesto dalla norma de qua andrebbe a scadere solo nel 2010).

T.A.R. Bologna (Emilia-Romagna) sez. I  19 giugno 2008 n. 2697  

 

L’estinzione del reato di cui all’art. 167 c.p. opera anche quando dopo la condanna a pena patteggiata condizionalmente sospesa intervenga la commissione di un nuovo reato, a condizione che con la seconda sentenza sia reiterato il beneficio della sospensione condizionale a norma dell’art. 164, ult. comma c.p., per il fatto che il cumulo delle due pene non sia superiore a due anni.

Tribunale Trapani  23 gennaio 2007

 

La disposizione di cui all'art. 445 c.p.p. che dispone le condizioni per l'estinzione del reato all'esito della sentenza di patteggiamento della pena non presenta caratteri di specialità rispetto a quella di cui all'art. 167 c.p., relativa all'estinzione del reato in conseguenza del provvedimento di sospensione condizionale della pena, essendo l'ambito di applicazione delle due discipline del tutto differenziato. Ne consegue che il giudice dell'esecuzione, anche dopo avere escluso la sussistenza delle condizioni necessarie per dichiarare l'estinzione del reato ex art. 445 c.p.p., deve accertare la eventuale ricorrenza degli elementi per la declaratoria di estinzione secondo quanto previsto dagli art. 165 c.p. ss.

Cassazione penale sez. I  27 ottobre 2006 n. 38043  

 

L’estinzione del reato di cui all’art. 167 c.p., che si riferisce a qualsiasi tipo di sentenza a pena condizionalmente sospesa ed è collegata al giudizio prognostico su cui è fondata la concessione del beneficio ed alla mancata commissione di altro reato nel periodo indicato dalla legge, opera, data la diversità dalla causa di estinzione del reato prevista dall’art. 445.2 c.p.p., che attiene unicamente alla sentenza di patteggiamento, pur quando dopo la condanna a pena patteggiata condizionalmente sospesa intervenga la commissione di un nuovo reato, a condizione che con la seconda sentenza sia reiterato il beneficio della sospensione condizionale a norma dell’art.164, comma ultimo c.p., per il fatto che il cumulo delle due pene non è superiore a due anni.

Cassazione penale sez. I  27 ottobre 2006 n. 38043  

 

L'art. 460 comma 5 c.p.p. - introdotto dalla novella dell'art. 37 comma 2 lett. b) l. 16 dicembre 1999 n. 479 a fini deflattivi del processo penale, e costituente una vera e propria causa di estinzione del reato modellata su quelle previste dall'art. 445 del codice di rito e dall'art. 167 c.p. - trova applicazione, trattandosi di norma da considerare di natura sostanziale, anche con riguardo a decreti divenuti esecutivi prima dell'entrata in vigore della novella.

Cassazione penale sez. I  14 gennaio 2005 n. 2907  

 

Il giudice dell'esecuzione può riesaminare la sospensione condizionale della pena, disposta dal giudice del merito, solo nelle limitate e tassative ipotesi di cui agli art. 671 e 674 c.p.p., e di conseguenza non può pronunciarsi sull'estinzione del reato ex art. 167 c.p.

Ufficio Indagini preliminari Torre Annunziata  15 dicembre 2004



 
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