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Art. 175 codice penale: Non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale

Se, con una prima condanna, è inflitta una pena detentiva non superiore a due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore a un milione, il giudice, avuto riguardo alle circostanze indicate nell’art. 133, può ordinare in sentenza che non sia fatta menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, spedito a richiesta di privati, non per ragione di diritto elettorale (1).

La non menzione della condanna può essere altresì concessa quando è inflitta congiuntamente una pena detentiva non superiore a due anni ed una pena pecuniaria che, ragguagliata a norma dell’articolo 135 e cumulata alla pena detentiva, priverebbe complessivamente il condannato della libertà personale per un tempo non superiore a trenta mesi.

Se il condannato commette successivamente un delitto, l’ordine di non far menzione della condanna precedente è revocato.

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(1) La Corte costituzionale, con sentenza 7 giugno 1984, n. 155, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma ( nel testo sostituito dalla L. n. 689/1981) , nella parte in cui esclude che possano concedersi ulteriori non menzioni di condanne nel certificato del casellario giudiziale spedito a richiesta di privati, nel caso di condanne, per reati anteriormente commessi, a pene che, cumulate con quelle già irrogate, non superino i limiti di applicabilità del beneficio.

Successivamente la stessa Corte, con sentenza 17 marzo 1988, n. 304, ha dichiarato l’illegittimità del comma nella parte in cui prevede che la non menzione nel certificato del casellario giudiziale di condanna a sola pena pecuniaria possa essere ordinata dal giudice quando non sia superiore a un milione, anzichè a somma pari a quella risultante dal ragguaglio della pena detentiva di anni due, a norma dell’art. 135 cod. pen.


Giurisprudenza annotata

Non menzione della condanna nel casellario giudiziale

E inammissibile, per difetto dell'interesse ad impugnare, il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza di condanna a pena dell'ammenda condizionalmente sospesa "ex officio" e relativa a contravvenzione oblabile ex art. 162-bis cod. pen., nella parte in cui si decide della concessione di ufficio della sospensione condizionale della pena, in quanto l'art. 5, comma secondo, lett. d), d.P.R. 313 del 2002 - a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 287 del 2010, che ha eliminato la preclusione rappresentata dalla concessione dei benefici di cui agli artt. 163 e 175 cod. pen. - prevede l'eliminazione delle iscrizioni relative a tutti i provvedimenti giudiziari di condanna per contravvenzioni per le quali è stata inflitta la pena dell'ammenda, trascorsi dieci anni dal giorno in cui la pena è stata eseguita ovvero si è in altro modo estinta, senza più compiere alcun distinguo. (Dichiara inammissibile, Trib. Chieti, s.d. Ortona, 17/10/2013 )

Cassazione penale sez. IV  18 novembre 2014 n. 51754  

 

La concessione o il diniego del beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale (art. 175 c.p.), come nel caso del beneficio della sospensione condizionale della pena, sono rimessi alla valutazione discrezionale del giudice di merito, il quale, nello specifico, deve procedere alla valutazione, positiva o negativa, delle circostanze indicate nell'art. 133 c.p., secondo quanto stabilito dall'art. 175 c.p.: a tal fine, il giudice deve considerare la futura capacità a delinquere del reo e la possibilità che egli possa astenersi dal compimento di ulteriori illeciti penali, consentendo una prognosi favorevole analoga a quella di cui all'art. 163 c.p. (Nella specie, relativa a condanna per il reato di cui all'art. 388, comma 2, c.p., in tema di elusione di un provvedimento giudiziale relativo all'affidamento di minori, la Corte ha annullato con rinvio il diniego del beneficio della non menzione erroneamente motivato avendo riguardo a un preteso interesse del minore, vale a dire in base ad un parametro di giudizio estraneo al novero di quelli di cui all'art. 133 c.p.).

Cassazione penale sez. VI  03 giugno 2014 n. 32440

 

Nel caso in cui l'imputato abbia invocato la concessione del beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale e il giudice non abbia preso in considerazione tale richiesta, omettendo qualsiasi motivazione sul punto, la sentenza impugnata con ricorso per cassazione, deve essere annullata con rinvio, non potendo il predetto beneficio essere direttamente applicato dalla Corte di legittimità, poichè la questione involge valutazioni di merito anche laddove il giudicante abbia già concesso la sospensione condizionale della pena, avendo i due istituti scopi e fondamenti giuridici diversi. (Fattispecie relativa ad impugnazione di sentenza inappellabile). (Annulla con rinvio, Trib.Patti sd Sant'Agata Di Militello, 06/12/2011)

Cassazione penale sez. III  03 aprile 2014 n. 20264  

 

È inammissibile, per difetto dell'interesse ad impugnare, il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza di condanna a pena dell'ammenda condizionalmente sospesa "ex officio" e relativa a contravvenzione oblabile ex art. 162 bis c.p., nella parte in cui si decide della concessione di ufficio della sospensione condizionale della pena, in quanto l'art. 5 comma 2 lett. d) d.P.R. n. 313 del 2002, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 287 del 2010, che ha eliminato la preclusione rappresentata dalla concessione dei benefici di cui agli art. 163 e 175 c.p., prevede l'eliminazione delle iscrizioni relative a tutti i provvedimenti giudiziari di condanna per contravvenzioni per le quali è stata inflitta la pena dell'ammenda, trascorsi dieci anni dal giorno in cui la pena è stata eseguita ovvero si è in altro modo estinta, senza più compiere alcun distinguo. (Dichiara inammissibile, Trib. Catania, s.d. Mascalucia, 30/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  25 febbraio 2014 n. 21753

 

Il giudice d'appello non può riconoscere d'ufficio la continuazione tra il reato rimesso alla sua cognizione e altro per cui l'imputato ha riportato in precedenza condanna divenuta definitiva, dovendo tale riconoscimento formare oggetto di espressa richiesta da parte dell'interessato; infatti il potere riconosciuto al giudice di appello dall'art. 597 comma 5 c.p.p., di applicare anche di ufficio con la sentenza i benefici degli art. 163 e 175 c.p., ed una o più circostanze attenuanti, è assolutamente eccezionale, in quanto dettato in deroga al principio generale dell'effetto devolutivo dell'appello, stabilito dall'art. 597 comma 1 c.p.p., con conseguente sua inapplicabilità, ai sensi dell'art. 14 preleggi, al di fuori dei casi espressamente consentiti.

Cassazione penale sez. II  08 ottobre 2013 n. 49436  

 

La concessione del beneficio di cui all'art. 175 c.p. (non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale) è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice, da condurre in base ad un giudizio di valore riferito ai criteri enunciati nell'art. 133 c.p. (nella specie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici del merito che non avevano concesso il beneficio in ragione della pericolosità sociale dell'imputato, desunta dai plurimi ed odiosi fatti di reato commessi, rivelatori di una personalità particolarmente violenta in quanto disposta, per presunte ragioni di superiorità razziale, ad accanirsi su un povero venditore ambulante reo solo di averlo guardato).

Cassazione penale sez. I  27 giugno 2013 n. 33275  

 

Il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario può essere concesso dal giudice in base alla valutazione della gravità del fatto di reato ed è finalizzata al ravvedimento del condannato (Nel caso di specie si trattava del reato di lesioni in concorso con altro soggetto che aveva provocato alla persona offesa un trauma cranico facciale con frattura delle ossa nasali laddove il giudice concedeva ad uno solo degli imputati la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel certificato del casellario per l'incensuratezza).

Tribunale Torino sez. IV  22 aprile 2013

 

Il beneficio della non menzione della condanna di cui all'art. 175 c.p. è fondato sul principio dell'"emenda", e tende a favorire il processo di recupero morale e sociale, sicché la sua concessione è rimessa all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, e non è necessariamente conseguenziale a quella della sospensione condizionale della pena, fermo restando tuttavia l'obbligo del giudice di merito di indicare le ragioni della mancata concessione sulla base degli elementi di cui all'art. 133 c.p.

Cassazione penale sez. IV  14 luglio 2011 n. 34380  

 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione del principio di uguaglianza, l'art. 5 comma 2 lett. d) d.P.R. 14 novembre 2002 n. 313, limitatamente all'inciso "salvo che sia stato concesso alcuno dei benefici di cui agli art. 163 e 175 c.p.". (La Corte ha affermato che l'esclusione di coloro che abbiano fruito dei benefici di cui agli art. 163 e 175 c.p. dalla possibilità di ottenere la cancellazione dal casellario giudiziale delle iscrizioni relative a condanne alla pena dell'ammenda, decorsi dieci anni dall'estinzione della pena medesima, nel corso dei quali il condannato non abbia compiuto altri reati, produce un trattamento irragionevolmente differenziato tra condannati per i medesimi reati, sulla base di una cautela che, alla luce dell'evoluzione legislativa, è divenuta eccessiva e sproporzionata, non tale quindi da bilanciare lo svantaggio della perennità dell'iscrizione, non prevista invece per condannati in ipotesi giudicati in modo più severo dal giudice).

Corte Costituzionale  08 ottobre 2010 n. 287  

 

Ai fini della partecipazione ad una gara di appalto di opere pubbliche i certificati del casellario giudiziale, ex art. 686-689 del c.p.p., e dei carichi pendenti si rivelano parzialmente inadeguati a provare la sussistenza dei requisiti di cui all'art. 75 d.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554, in quanto il primo, ottenibile dal privato, (al contrario di quello integrale, rilasciabile solo alla pubblica autorità, ex art. 686 e 688) non riporta, tra le altre, né le sentenze di applicazione della pena su richiesta, di cui agli artt. 444 e 445 c.p.p., né le condanne in cui viene concessa la non menzione (art. 175 c.p.), né le misure di prevenzione, ed il secondo, a sua volta, non è rilevante per il contenuto suo proprio (appunto l'esistenza di procedimenti penali in corso), in quanto l'assenza di tali procedimenti non condiziona l'ammissione alla procedura d'appalto.

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. IV  19 marzo 2008 n. 501  

 

Il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale è diverso da quello della sospensione condizionale della pena perché, mentre quest'ultima ha l'obiettivo di sottrarre alla punizione il colpevole che presenti possibilità di ravvedimento e di costituire, attraverso la possibilità di revoca, un'efficace remora ad ulteriori violazioni della legge penale, il primo persegue lo scopo di favorire il ravvedimento del condannato mediante l'eliminazione della particolare conseguenza negativa del reato qual è quella della pubblicità. Ne consegue che, legittimamente, può essere negata la non menzione e concessa la sospensione condizionale della pena.

Cassazione penale sez. I  14 novembre 2007 n. 45756  

 

Allorché un fatto già costituente reato risulti depenalizzato, la condanna riportata per quel reato, giusto il disposto dell'art. 2 comma 2 c.p., non può ritenersi preclusiva rispetto alla concessione di un'ulteriore non menzione della condanna ai sensi dell'art. 175 c.p.

Cassazione penale sez. IV  13 gennaio 2006 n. 10564  

 

Ai fini della partecipazione ad una gara di appalto di opere pubbliche i certificati del casellario giudiziale, ex art. 686-689 c.p.p., e dei carichi pendenti si rivelano parzialmente inadeguati a provare la sussistenza dei requisiti di cui all'art. 75, d.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554, in quanto il primo, ottenibile dal privato, (al contrario di quello integrale, rilasciabile solo alla pubblica autorità, ex art. 686 e 688) non riporta, tra le altre, nè le sentenze di applicazione della pena su richiesta, di cui agli art. 444 e 445 c.p.p., nè le condanne in cui viene concessa la non menzione (art. 175 c.p.), nè le misure di prevenzione, ed il secondo, a sua volta, non è rilevante per il contenuto suo proprio (appunto l'esistenza di procedimenti penali in corso), in quanto l'assenza di tali procedimenti non condiziona l'ammissione alla procedura d'appalto; l'amministrazione, nella valutazione delle singole condanne penali, incidenti sull'affidabilità morale e professionale, desumibili dalla necessaria dichiarazione del concorrente, gode di "ampia discrezionalità".

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. III  05 luglio 2005 n. 1106  

 

Alla luce del diritto positivo i certificati richiesti del casellario giudiziale, ex art. 686-689 del c.p.p., e dei carichi pendenti si rivelano parzialmente inadeguati a provare la sussistenza dei requisiti di cui all'art. 75 d.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554, in quanto il primo, ottenibile dal privato, (al contrario di quello integrale, rilasciabile solo alla pubblica autorità, ex art. 686 e 688) non riporta, tra le altre, nè le sentenze di applicazione della pena su richiesta, di cui agli art. 444 e 445 c.p.p., nè le condanne in cui viene concessa la non menzione (art. 175 c.p.), nè le misure di prevenzione, ed il secondo, a sua volta, non è rilevante per il contenuto suo proprio (appunto l'esistenza di procedimenti penali in corso), in quanto l'assenza di tali procedimenti non condiziona l'ammissione alla procedura d'appalto.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. II  29 marzo 2004 n. 2179  

 

La revoca del beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario, prevista dall'art. 175 c.p. nel caso in cui il condannato successivamente alla concessione del beneficio commetta un delitto, opera di diritto e ha contenuto meramente dichiarativo; pertanto, non comportando alcuna violazione nè del divieto di "reformatio in peius", nè della preclusione del giudicato, deve essere disposta d'ufficio anche nel giudizio di rinvio, qualora il giudice di appello non vi abbia provveduto.

Cassazione penale sez. VI  17 dicembre 2003 n. 17247



 
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