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Art. 176 codice penale: Liberazione condizionale

Il condannato a pena detentiva che, durante il tempo di esecuzione della pena, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento, può essere ammesso alla liberazione condizionale, se ha scontato almeno trenta mesi e comunque almeno metà della pena inflittagli, qualora il rimanente della pena non superi i cinque anni.

Se si tratta di recidivo, nei casi preveduti dai capoversi dell’articolo 99, il condannato, per essere ammesso alla liberazione condizionale, deve avere scontato almeno quattro anni di pena e non meno di tre quarti della pena inflittagli.

Il condannato all’ergastolo può essere ammesso alla liberazione condizionale quando abbia scontato almeno ventisei anni di pena.

La concessione della liberazione condizionale è subordinata all’adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che il condannato dimostri di trovarsi nell’impossibilità di adempierle.


Giurisprudenza annotata

Liberazione condizionale

In tema di liberazione condizionale, la nozione di "ravvedimento" implica la realizzazione, da parte del condannato, di comportamenti oggettivi dai quali desumere la netta scelta di revisione critica operata rispetto al proprio passato, che parta dal riconoscimento degli errori commessi e aderisca a nuovi modelli di vita socialmente accettati. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto immune da vizi il provvedimento impugnato che aveva escluso il "sicuro ravvedimento" del condannato istante, anche in considerazione della totale assenza di atti e comportamenti di concreta apertura e disponibilità relazionale verso i parenti delle vittime dei gravi delitti commessi, sebbene il soggetto fosse privo di possibilità economiche). (Rigetta, Trib.sorv. Potenza, 20/11/2013 )

Cassazione penale sez. I  11 luglio 2014 n. 45042  

 

Ai fini della concessione della liberazione condizionale, la mancata ammissione delle proprie responsabilità non può, di per sé solo, costituire sicuro indice del mancato ravvedimento in quanto l'art. 176 c.p. richiede soltanto l'adesione convinta al trattamento rieducativo, l'accettazione dell'espiazione della pena ed i suoi positivi risultati in termini di conseguito ravvedimento.

Cassazione penale sez. I  27 giugno 2013 n. 33302  

 

Il periodo trascorso in libertà vigilata dal soggetto che fruisce della liberazione condizionale deve ascriversi all'espiazione della pena a tutti gli effetti, sicché ad esso può essere applicato il beneficio della liberazione anticipata, che va revocato nell'ipotesi di sopravvenienza di condanna per delitto non colposo prevista dall'art. 54, comma 3, della legge 26 luglio 1975 n. 354. Annulla con rinvio, Trib.sorv. Ancona, 24 novembre 2011

Cassazione penale sez. I  19 luglio 2012 n. 39854

 

Ai fini della concessione della liberazione condizionale, la nozione di "ravvedimento" comprende il complesso dei comportamenti concretamente tenuti ed esteriorizzati dal soggetto durante il tempo dell'esecuzione della pena, obiettivamente idonei a dimostrare, anche sulla base del progressivo percorso trattamentale di rieducazione e di recupero, la convinta revisione critica delle pregresse scelte criminali e a formulare in termini di "certezza" - o di elevata e qualificata "probabilità" confinante con la certezza - un serio, affidabile e ragionevole giudizio prognostico di pragmatica conformazione della futura condotta di vita del condannato all'osservanza delle leggi, in precedenza violate con la commissione dei reati per i quali quest'ultimo ebbe a subire la sanzione penale.

Cassazione penale sez. I  17 luglio 2012 n. 34946  

 

In tema di liberazione condizionale di un condannato all'ergastolo per reati di terrorismo (nella specie, si trattava di soggetto appartenente all'organizzazione terroristica denominata "Prima Linea"), il requisito del "ravvedimento" non implica quale "conditio sine qua non" la richiesta di perdono alle vittime dei delitti commessi, qualora il giudice possa desumere la sussistenza dell'effettiva resipiscenza dell'interessato da altri elementi istruttori acquisti e, in particolare, dalla positiva gestione di altri benefici penitenziari e dall'impegno profuso in favore di soggetti svantaggiati.

Sezione Sorveglianza Torino  28 settembre 2011

 

L'ammissione del condannato alla liberazione condizionale fa si che le decisioni in ordine all'estinzione della pena e della libertà vigilata conseguente alla menzionata misura siano di esclusiva competenza del Tribunale di sorveglianza. (Fattispecie relativa a liberazione condizionale concessa al collaboratore di giustizia). Annulla senza rinvio, Ass.App. Lecce, 26/10/2010

Cassazione penale sez. I  06 luglio 2011 n. 29728  

 

Il rigetto della domanda di ammissione alla liberazione condizionale non può essere motivato dal mancato assolvimento, da parte del condannato, dell'onere probatorio in ordine all'impossibilità di adempiere le obbligazioni civili nascenti dal reato, che va accertata "ex officio". Annulla senza rinvio, Trib.sorv. Milano, 24/09/2010

Cassazione penale sez. I  31 maggio 2011 n. 25155  

 

Nel caso di soggetto detenuto in Italia in esecuzione di una pena irrogata da uno Stato estero, ai fini del computo della pena necessaria per fruire della liberazione condizionale secondo quanto stabilito dal giudice straniero, non può tenersi conto del "quantum" di liberazione anticipata maturato durante la detenzione in Italia, non potendo applicarsi contestualmente discipline di favore provenienti da due diversi ordinamenti nazionali. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Roma, 30 settembre 2009

Cassazione penale sez. I  17 novembre 2010 n. 43959  

 

La liberazione condizionale richiede un comportamento del condannato tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento. (Fattispecie di ritenuta non integrazione del presupposto per essersi il condannato limitato a dichiarare di provare rimorso per i reati commessi e di volerli dimenticare). Rigetta, Trib.sorv. Roma, 15 gennaio 2010

Cassazione penale sez. I  07 ottobre 2010 n. 43687  

 

La deroga al più severo limite dei due terzi di pena espiata per l'accesso alla liberazione condizionale in favore dei condannati per taluni delitti - indicati nell'art. 4 bis della legge 26 luglio 1975 n. 354 (cd. ordinamento penitenziario) - che abbiano collaborato con la giustizia, opera solo se la collaborazione sia stata effettiva e non nei casi in cui essa sia impossibile o inesigibile. Conf. Corte cost., 23 marzo 1999 n. 89; V. Corte cost., 1 marzo 1995 n. 68 Rigetta, Trib.sorv. Genova, 17 settembre 2009

Cassazione penale sez. I  11 marzo 2010 n. 13926  

 

La riduzione di pena prevista dall'art. 54 l. 26 luglio 1975 n. 354 (c.d. "liberazione anticipata") è applicabile anche con riguardo ai periodi che il condannato abbia trascorso in regime di liberazione condizionale ai sensi dell'art. 176 c.p.

Cassazione penale sez. I  21 ottobre 2009 n. 42468  

 

Il sicuro ravvedimento, previsto dall'art. 176 c.p. per ottenere la liberazione condizionale, può essere induttivamente desunto anche dall'adempimento delle obbligazioni civili "ex delicto", essendo tale adempimento un elemento sintomatico e rivelatore dell'esistenza del ravvedimento stesso; tuttavia, se l'istante versi nell'impossibilità di adempiere dette obbligazioni, al fine di stabilire se sussista il ravvedimento, occorre valutare la disponibilità, la sollecitudine e l'interesse semplicemente morali mostrati da costui verso tutte le vittime dei reati commessi per i quali è stata applicata la pena in esecuzione (nel caso di specie l'istanza è stata rigettata, perché la persona condannata, pur essendo stata perdonata da una delle vittime dei reati commessi, ha del tutto omesso di interpellare le altre vittime facilmente individuabili sulla base della sentenza in esecuzione e di dimostrare loro un certo interessamento - anche meramente morale - per i danni arrecati con le proprie condotte criminose).

Sezione Sorveglianza Bari  12 ottobre 2009

 

Ai fini dell'accertamento del sicuro ravvedimento di cui all'art. 176 c.p., è necessario valutare in modo penetrante la personalità del soggetto, che tenga conto, oltre che della condotta carceraria, anche del comportamento tenuto dallo stesso nelle varie manifestazioni della sua vita, nonché della volontà di reinserimento nella società, dedotta dall'interesse dimostrato per i valori etici e sociali, dalle prove di altruismo e di solidarietà, ivi incluso l'interesse dimostrato per le vittime dei reati commessi e il fattivo intendimento di riparare le conseguenze dannose dei medesimi in modo da raggiungere una soglia di valutazione positiva tale da escludere la pericolosità sociale del condannato

Sezione Sorveglianza Torino  10 giugno 2009

 

Anche nei confronti dei collaboratori di giustizia, al fine della concessione della liberazione condizionale, il giudizio prognostico di ravvedimento deve essere formulato sulla base di un completato percorso trattamentale di rieducazione e recupero che sia in grado di sostenere la previsione, in termini di certezza, di una conformazione al quadro ordinamentale e sociale a suo tempo violato. Rigetta, Trib.sorv. Roma, 27 Ottobre 2008

Cassazione penale sez. I  19 febbraio 2009 n. 10421  

 

Ai fini del raggiungimento del limite minimo di pena scontata, previsto per la concessione della liberazione condizionale, come dei benefici della semilibertà e dei permessi premio, non deve tenersi conto dell'indulto, ma solo dei periodi di pena effettivamente espiata, ai quali va sommato l'eventuale beneficio della liberazione anticipata. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Roma, 25 Settembre 2008

Cassazione penale sez. I  19 febbraio 2009 n. 10419  

 

Ai fini della concessione della liberazione condizionale, il ravvedimento deve consistere nell'insieme degli atteggiamenti concretamente tenuti ed esteriorizzati dal soggetto durante il tempo dell'esecuzione della pena, che consentano il motivato apprezzamento della convinta revisione critica delle scelte criminali di vita anteatta e la formulazione - in termini di certezza ovvero di elevata e qualifica probabilità confinante con la certezza - di un serio, affidabile e ragionevole giudizio prognostico di pragmatica conformazione della futura condotta di vita del condannato al quadro di riferimento ordinamentale e sociale, con cui egli entrò in conflitto con la commissione dei reati per i quali ebbe a subire la sanzione penale. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto pienamente compiuta l'opera di revisione critica dei trascorsi delinquenziali da parte di condannata per gravi fatti eversivi nell'accettazione di un rapporto diverso con la società e le istituzioni, consistiti nello studio, nell'educazione della figlia, in varie iniziative solidaristiche a favore di soggetti emarginati, nell'apertura di rapporti epistolari con parenti delle vittime, alcuni dei quali in qualche caso avevano anche concesso il loro perdono). Rigetta, Trib.sorv. Roma, 16 Settembre 2008

Cassazione penale sez. I  04 febbraio 2009 n. 9001  



 
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