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Art. 177 codice penale: Revoca della liberazione condizionale o estinzione della pena

Nei confronti del condannato ammesso alla liberazione condizionale resta sospesa la esecuzione della misura di sicurezza detentiva cui il condannato stesso sia stato sottoposto con la sentenza di condanna o con un provvedimento successivo. La liberazione condizionale è revocata, se la persona liberata commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole, ovvero trasgredisce agli obblighi inerenti alla libertà vigilata, disposta a termini dell’articolo 230, n. 2. In tal caso, il tempo trascorso in libertà condizionale non è computato nella durata della pena e il condannato non può essere riammesso alla liberazione condizionale (1).

Decorso tutto il tempo della pena inflitta, ovvero cinque anni dalla data del provvedimento di liberazione condizionale, se trattasi di condannato all’ergastolo, senza che sia intervenuta alcuna causa di revoca, la pena rimane estinta e sono revocate le misure di sicurezza personali, ordinate dal giudice con la sentenza di condanna o con provvedimento successivo.

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(1) La Corte costituzionale, con sentenza 25 maggio 1989, n. 282, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui, nel caso di revoca della liberazione condizionale, non consente al tribunale di sorveglianza di determinare la pena detentiva ancora da espiare, tenendo conto del tempo trascorso in libertà condizionale nonchè delle restrizioni di libertà subite dal condannato e del suo comportamento durante tale periodo. Successivamente la stessa Corte, con sentenza 4 giugno 1997, n. 161, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, ultimo periodo, nella parte in cui non prevede che il condannato alla pena dell’ergastolo, cui sia stata revocata la liberazione condizionale, possa essere nuovamente ammesso a fruire del beneficio ove ne sussistano i relativi presupposti.


Giurisprudenza annotata

Revoca della liberazione condizionale

In tema di esecuzione delle pene concorrenti inflitte con condanne diverse, il principio dell'unità del rapporto esecutivo, che mira ad evitare al condannato un possibile pregiudizio derivante dalla distinta esecuzione delle sanzioni penali irrogate per una pluralità di reati, è riferibile alle pene comminate per reati commessi prima dell'inizio della detenzione, mentre si deve procedere ad ulteriore cumulo, non più sottoposto alle limitazioni previste dall'art. 78 c.p., comprendente, oltre alla pena inflitta per il nuovo reato, la parte risultante dal cumulo precedente, non ancora espiata alla data del nuovo reato solo qualora durante l'espiazione di una determinata pena o dopo che l'esecuzione di quest'ultima sia stata interrotta, il condannato commetta un nuovo reato. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che la sopravvenienza di un nuovo titolo detentivo relativo a reato commesso prima dell'inizio della detenzione nei confronti di condannato alla pena dell'ergastolo, ammesso alla liberazione condizionale nei cui confronti era già stata applicata la libertà vigilata con la durata massima di anni cinque ex art. 177, comma 2, c.p., comporti l'applicazione di una nuova misura di sicurezza). (Annulla senza rinvio, Trib.sorv. Roma, 06/11/2013 )

Cassazione penale sez. I  30 giugno 2014 n. 32896

 

L'estinzione della pena, in esito a positiva esecuzione della liberazione condizionale ai sensi del comma secondo dell'art. 177 cod. pen., non fa venir meno gli altri effetti penali della condanna, non potendo accedersi ad un'interpretazione analogica, sia pure "in bonam partem", di altri istituti clemenziali. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Lecce, 24/05/2011

Cassazione penale sez. I  29 febbraio 2012 n. 11771  

 

La commissione di un delitto, per essere causa di revoca della liberazione condizionale ai sensi dell'art. 177 comma 1 c.p., deve avvenire nel corso di espiazione della misura e non al termine della stessa, a nulla rilevando la circostanza che la commissione del delitto preceda la declaratoria di estinzione della pena.

Tribunale Milano  07 ottobre 1999

 

È costituzionalmente illegittimo, perché in contrasto con una ragionevole applicazione del principio rieducativo della pena, l'art. 177 comma 1 c.p., nella parte in cui prevede la revoca della liberazione condizionale nel caso di condanna per qualsiasi delitto o contravvenzione della stessa indole, anziché stabilire che la liberazione condizionale è revocata se la condotta del soggetto, in relazione alla condanna subita, appare incompatibile con il mantenimento del beneficio (la Corte, richiamata la propria giurisprudenza che ha in più occasioni censurato istituti di revoca automatica di benefici penitenziari, ha osservato che, seppure non può dirsi preclusa in senso assoluto al legislatore la potestà di assumere determinate condanne come criteri per escludere l'ammissione del condannato a determinati benefici o per sancire la revoca di benefici già ottenuti, occorre tuttavia che tali criteri siano sufficientemente circoscritti, in modo da non dar luogo a irragionevoli parificazioni e da non escludere, nelle ipotesi meno gravi, la funzione rieducativa della pena).

Corte Costituzionale  23 dicembre 1998 n. 418  

 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli art. 3 e 27 comma 3 cost., l'art. 177 comma 1 c.p., nella parte in cui prevede la revoca della liberazione condizionale nel caso di condanna per qualsiasi delitto o contravvenzione della stessa indole, anziché stabilire che la liberazione condizionale è revocata se la condotta del soggetto, in relazione alla condanna subita, appare incompatibile con il mantenimento del beneficio, in quanto - posto che l'istituto della liberazione condizionale s'inserisce decisamente nell'ambito della finalità rieducativa della pena - il carattere automatico di quello che è il primo gruppo d'ipotesi in cui per legge deve darsi luogo alla revoca ("delitti" e "contravvenzioni della stessa indole") è in contrasto con una ragionevole applicazione del principio rieducativo tenuto conto che, anche se non può dirsi preclusa in senso assoluto al legislatore la potestà di assumere determinate condanne come criterio per escludere l'ammissione del condannato a determinati benefici e per sancire la revoca di benefici già ottenuti, occorre tuttavia che tali criteri siano sufficientemente circoscritti, in modo da non dar luogo a irragionevoli parificazioni e da non precludere, nelle ipotesi meno gravi, la funzione rieducativa della pena; sicché, la parificazione operata dall'art. 177 comma 1 c.p.p., di tutti i delitti, senza alcuna selezione nell'ambito di questa vastissima categoria, è criterio che, collegato con l'automatica derivazione della revoca dalla condanna rende tale disposizione manifestamente illegittima, risultando da essa congiuntamente violati il principio rieducativo e quello di ragionevolezza.

Corte Costituzionale  23 dicembre 1998 n. 418  

 

Ai fini della revoca automatica della liberazione condizionale, è necessario che il nuovo reato che ne è causa venga commesso durante il periodo di libertà, ma non anche che la sentenza di condanna per tale reato divenga irrevocabile durante questo periodo.

Cassazione penale sez. I  19 dicembre 1997 n. 7184  

 

L'art. 177 c.p. subordina la revoca della liberazione condizionale a due essenziali condizioni, in relazione di alternatività, e cioè la commissione di un delitto o di una contravvenzione della stessa indole, accertata con sentenza irrevocabile, oppure la trasgressione degli obblighi inerenti alla libertà vigilata, con la differenza che, mentre nel primo caso la revoca ha carattere automatico, nel secondo caso occorre che le trasgressioni siano tali da far ritenere il mancato ravvedimento della persona cui sia stata concessa la liberazione condizionale, nel senso che il giudice deve compiere una penetrante indagine diretta ad accertare, senza ombra di dubbio, se l'addebito possa concretare, o non, una grave trasgressione al regime di vita cui il liberato è stato sottoposto, e se costituisca un sicuro elemento rivelatore della mancanza di ravvedimento e della non meritevolezza dell'anticipato reinserimento nella vita sociale.

Cassazione penale sez. I  19 dicembre 1997 n. 7184  

 

È costituzionalmente illegittimo - per violazione dell'art. 27 comma 3 cost. - l'art. 177, comma 1, ultimo periodo c.p., nella parte in cui non prevede che il condannato alla pena dell'ergastolo, cui sia stata revocata la liberazione condizionale, possa essere nuovamente ammesso a fruire del beneficio ove ne sussistano i relativi presupposti.

Corte Costituzionale  04 giugno 1997 n. 161  

 

È costituzionalmente illegittimo, per contrasto con l'art. 27 comma 3 cost., l'art. 177, comma 1, ultimo periodo c.p., nella parte in cui non prevede che il condannato alla pena dell'ergastolo, cui sia stata revocata la liberazione condizionale possa essere nuovamente ammesso a fruire del beneficio ove ne sussistano i relativi presupposti (la Corte ha osservato che il mantenimento della preclusione oggetto di censura equivarrebbe, per il condannato all'ergastolo, ad una sua esclusione dal circuito rieducativo, in palese contrasto con l'art. 27 comma 3 cost., la cui valenza è stata già più volte affermata e ribadita, senza limitazioni, anche per i condannati alla massima pena prevista dall'ordinamento vigente).

Corte Costituzionale  04 giugno 1997 n. 161  

 

L'art. 177 c.p. subordina la revoca della liberazione condizionale a due essenziali condizioni, in relazione di alternatività, e cioè la commissione di un delitto o di una contravvenzione della stessa indole, accertata con sentenza irrevocabile, oppure la trasgressione degli obblighi inerenti alla libertà vigilata, con la differenza che, mentre nel primo caso la revoca ha carattere automatico, nel secondo caso occorre che le trasgressioni siano tali da far ritenere il mancato ravvedimento della persona cui sia stata concessa la liberazione condizionale, nel senso che il giudice deve compiere una penetrante indagine diretta ad accertare, senza ombra di dubbio, se l'addebito possa concretare, o non, una grave trasgressione al regime di vita cui il liberato è stato sottoposto, e se costituisca un sicuro elemento rivelatore della mancanza di ravvedimento e della non meritevolezza dell'anticipato reinserimento nella vita sociale.

Cassazione penale sez. I  24 gennaio 1997 n. 436  

 

L'art. 177 c.p. prevede tassativamente i casi in cui può farsi luogo alla revoca della liberazione condizionale, con la conseguenza che non è consentito applicare la disposizione stessa, peraltro di stretta interpretazione trattandosi di istituto sfavorevole al condannato, al di fuori delle ipotesi espressamente previste dalla legge. (Nella fattispecie il tribunale di sorveglianza aveva revocato il beneficio della liberazione condizionale nei confronti di un soggetto il quale era stato tratto in arresto - e condannato con sentenza non definitiva - per il reato di spaccio di droga, in ordine al quale aveva ammesso la propria responsabilità. Il tribunale aveva in particolare osservato che, pur non ricorrendo le condizioni per la revoca del beneficio della liberazione condizionale previste dall'art. 177 comma 1 c.p., il beneficio poteva ugualmente essere revocato, dovendosi ravvisare una terza categoria di comportamenti che, "ancorché non giudicati con sentenza irrevocabile alla stregua di illeciti penali - per i quali la prova del mancato ravvedimento opera evidentemente "iuris et de iure" - nè configurabili quali gravi trasgressioni alle prescrizioni connesse alla libertà vigilata, siano però idonei a determinare la risoluzione del beneficio", consistendo in comportamenti "...così palesemente contrastanti con gli interessi della collettività da dimostrare senza ombra di dubbio che il liberato sia tuttora pericoloso". La S.C., in accoglimento del ricorso proposto dall'interessato, ha annullato senza rinvio l'impugnata ordinanza enunciando il principio di cui in massima).

Cassazione penale sez. I  25 ottobre 1996 n. 5563  



 
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