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Art. 180 codice penale: Revoca della sentenza di riabilitazione

La sentenza di riabilitazione è revocata di diritto se la persona riabilitata commette entro cinque anni un delitto non colposo, per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a tre anni, od un’altra pena più grave.


Giurisprudenza annotata

Revoca della sentenza di riabilitazione

La finalità alla quale è ispirata la sequenza temporale di cui agli art. 180, 183 e 184 c.p.c., con il connesso sistema delle preclusioni, è costituita dall'esigenza di assicurare il contraddittorio ed il diritto di difesa, restando nella disponibilità delle parti l'eventuale ampliamento del "thema decidendum", possibile fino al momento della precisazione delle conclusioni, anche a seguito della riforma introdotta dalla legge 353/90. Più in particolare ancora, in caso di costituzione del convenuto oltre la prima udienza di trattazione, i mezzi di prova articolati dal medesimo devono ritenersi ammissibili se dedotti prima della chiusura dell'istruzione senza incontrare alcuna opposizione da parte dell'attore. (Nel caso di specie la costituzione del convenuto - in un giudizio promosso dall'attore per l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo, nascente da un preliminare, di concludere il contratto - era avvenuta all'udienza riservata alle deduzioni istruttorie ex art. 184 c.p.c.; non essendo stata da parte dell'attore mossa alcuna contestazione all'introduzione nella lite del tema della simulazione, sollevando dal convenuto, il giudice istruttore aveva ammesso i mezzi di prova dallo stesso articolati a sostegno della sua tesi difensiva; la sentenza di merito - confermata dalla Suprema corte con l'enunciazione del principio di cui in massima - aveva ritenuto che non vi fosse alcuna necessità, nel caso, di rimessione in termini, perché, essendo ancora in corso l'istruttoria ed avendo l'istruttore concesso un doppio termine per consentire deduzioni e mezzi di prova, non vi era stata in concreto alcuna violazione del diritto di difesa nè del contraddittorio).

Cassazione civile sez. II  21 ottobre 2004 n. 20581  

 

In un pubblico concorso è illegittima ed irrazionale la clausola del bando che, nel valutare le risultanze del casellario giudiziario nei riguardi di un candidato, attribuisce un valore scriminante assoluto alla riabilitazione ex art. 179-181 c.p. solo per alcuni tipi di reati, escludendolo per altri, in quanto ciò contrasta con l'istituto della riabilitazione, la quale, pur non implicando l'automatica cessazione delle cause di esclusione del candidato dal concorso - che invero non attengono all'effetto penale della condanna estinto dalla riabilitazione -, ha per scopo il reinserimento del condannato nella vita sociale e lavorativa e, quindi, non è possibile per la p.a. ritenere irrilevante l'intervenuta riabilitazione e non valutare l'effettiva incidenza della condanna quale motivo ostativo per l'espletamento delle mansioni lavorative da parte del candidato stesso.

Consiglio di Stato sez. V  19 settembre 1995 n. 1319  

 

In tema di estinzione della pena, il provvedimento che dispone la riabilitazione è costituito da un'ordinanza e non da una sentenza, come (precedentemente) stabilito dall'art. 180 c.p., in sintonia con l'art. 598 c.p.p. 1930. Ciò perché il vigente codice di procedura demanda la relativa decisione (art. 683) al tribunale di sorveglianza, che provvede a norma dell'art. 666, ossia secondo quanto previsto per il procedimento di esecuzione, che si conclude sempre con ordinanza, salvi i casi di inammissibilità pronunciata con decreto.

Cassazione penale sez. V  15 giugno 1995 n. 1687  

 

A differenza del provvedimento di riabilitazione, avente carattere costitutivo in quanto ricollega la pronunzia all'osservanza di alcune condizioni indicate dalla legge (come il decorso del tempo) e richiede un apprezzamento discrezionale del giudice, come la valutazione del requisito della buona condotta, dal quale dipende l'accoglimento dell'istanza, ed opera di conseguenza ex nunc con la produzione dei propri effetti dal momento in cui il provvedimento diviene irrevocabile, il provvedimento col quale viene disposta la revoca della sentenza di riabilitazione ha invece natura dichiarativa, per l'intrinseco suo carattere di mero accertamento, essendo limitata l'indagine ad una semplice verifica delle condizioni fissate dalla legge per la revoca, e produce in conseguenza i propri effetti ex tunc in quanto retroagisce al momento in cui le predette condizioni si sono verificate.

Cassazione penale sez. V  27 novembre 1985

 

Le condanne per fatti posteriori alla sentenza cui si riferisce l'istanza di riabilitazione non sono legalmente ostative alla concessione del beneficio, a meno che il giudice di merito non tragga alla commissione dei nuovi reati, con riferimento alla natura ed alla gravità di essi, efficaci elementi di persuasione sì da poter affermare, con congrua motivazione, la insussistenza del requisito della buona condotta.

Cassazione penale sez. V  25 gennaio 1980

 

La sentenza che revoca la riabilitazione ha natura dichiarativa e, quindi, effetto "ex tunc". (Applicazione in tema di dichiarazione di recidiva).

Cassazione penale sez. V  09 luglio 1979



 
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