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Art. 182 codice penale: Effetti delle cause di estinzione del reato o della pena

Salvo che la legge disponga altrimenti, l’estinzione del reato o della pena ha effetto soltanto per coloro ai quali la causa di estinzione si riferisce.


Giurisprudenza annotata

Effetti delle cause di estinzione del reato o della pena

In tema di c.d. "condono edilizio", qualora la domanda di oblazione ed il versamento della somma dovuta siano effettuate da persona diversa dall’imputato, quest’ultimo non può trarre vantaggio dall’iniziativa di altro soggetto (salvo che si tratti di comproprietario e tale qualità venga dimostrata in maniera incontrovertibile), sia per il carattere personale della causa estintiva (art. 182 c.p.) sia per l’espresso disposto dell’art. 38, comma 5, l. n. 47/1985 (la cui perdurante applicabilità discende dalla previsione dell’art. 32, comma 28, l. n. 326/2003).

Cassazione penale sez. III  25 novembre 2008 n. 3584  

 

L'estinzione dei reati urbanistici contravvenzionali giova esclusivamente a chi abbia presentato la domanda di concessione in sanatoria nei termini stabiliti dalla normativa in vigore ed abbia provveduto ad effettuare interamente il versamento dell'importo dovuto a titolo di oblazione; il beneficio non si estende a chi, pur avendo concorso nel reato, non abbia personalmente presentato la domanda di oblazione e non abbia effettuato il relativo versamento, trattandosi di causa speciale di estinzione avente natura personale ex art. 182 c.p.

Tribunale Nola  21 febbraio 2005

 

Sebbene l'istanza di condono possa essere presentata anche da un "terzo" che ne abbia interesse, non opera in tal caso la speciale causa estintiva nei confronti del soggetto diverso imputato in ordine all'abuso edilizio e ciò sia per il carattere personale della causa estintiva (art. 182 c.p.), sia per l'espresso disposto dall'art. 38 comma 5 l. n. 47 del 1985.

Cassazione penale sez. III  02 dicembre 1998 n. 1202  

 

Nell'ambito dell'abuso edilizio c.d. formale (definito tale perché realizzato in assenza di concessione, ma in astratta conformità agli strumenti urbanistici, ex art. 13 comma 1 l. n. 47 del 1985), qualora i responsabili siano più di uno e solo uno di essi presenti domanda di concessione in sanatoria ex art. 13 l. n. 47 del 1985, il rilascio di questa estingue il reato solo per l'istante e non può giovare a favore dei responsabili non richiedenti. All'opposta soluzione osta il principio c.d. della personalità della causa estintiva, canonizzato dall'art. 182 c.p., secondo cui, salvo che la legge disponga altrimenti, l'estensione del reato ha effetto soltanto per coloro ai quali la causa di estinzione si riferisce.

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 1997 n. 11425  

 

In tema di reati edilizi la causa estintiva derivante dalla concessione della sanatoria ordinaria ex art. 13 e 22 l. n. 47/85, non diversamente da quanto avviene per la sanatoria speciale conseguente a condono ex art. 31 della stessa legge, ha natura personale e, ai sensi dell'art. 182 c.p., di essa possono giovarsi solo i soggetti che ne hanno fatto richiesta e che hanno versato il corrispettivo. I reati previsti dall'art. 20 della l. 28 febbraio 1985 n. 47 sono infatti reati formali per i quali l'antigiuridicità della condotta si fonda sulla violazione dell'interesse collettivo al controllo pubblico sulle modifiche dell'assetto territoriale e non sul vulnus sostanziale arrecato a tale assetto dalla edificazione abusiva. Contrariamente perciò a quanto osservato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 370 del 1988, deve ritenersi preclusa, in mancanza di una esplicita previsione normativa in tal senso, ogni lettura estensiva dell'efficacia della sanatoria.

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 1997 n. 11425  

 

Il rilascio della concessione edilizia in sanatoria, di cui agli art. 13 e 22 l. n. 47 del 1985, ha un connotato essenzialmente personale, fatto palese dal pagamento dell'oblazione a titolo di sanzione amministrativa oltre al pagamento dell'onere concessorio per le concessioni onerose; sicché in forza dell'art. 182 c.p. il suo effetto di estinzione penale non può estendersi anche a coloro ai quali la sanatoria non si riferisce. (La S.C. ha osservato che nel caso in cui i responsabili dell'abuso siano più di uno e solo uno di essi presenti domanda di concessione in sanatoria, il rilascio di questa estingue il reato solo per l'istante e non può giovare a favore dei responsabili non istanti).

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 1997 n. 11425  

 

L'estinzione del reato edilizio a seguito del versamento dell'oblazione da parte di uno dei concorrenti ha carattere personale, in virtù del dettato degli art. 182 c.p. e 38 l. n. 47/1985. Essa non opera nei confronti di un soggetto diverso dall'istante, salvo che si tratti del comproprietario. È, però, necessario che tale qualità sia dimostrata in maniera incontrovertibile.

Cassazione penale sez. III  10 aprile 1997 n. 4429  

 

L'estinzione del reato edilizio a seguito del versamento dell'oblazione da parte di uno dei concorrenti ha carattere personale, in virtù del dettato degli art. 182 c.p. e 38 l. n. 47 del 1985. Essa non opera nei confronti di un soggetto diverso dall'istante, salvo che si tratti del comproprietario. È, però, necessario che tale qualità sia dimostrata in maniera incontrovertibile.

Cassazione penale sez. III  10 aprile 1997 n. 4429  

 

L'oblazione di cui al comma 2 dell'art. 38 l. n. 47 del 1985, quale causa di estinzione del reato, è disciplinata dall'art. 182 c.p., per cui, qualora la domanda di oblazione ed il versamento della somma dovuta siano state operate da persona diversa dall'imputato, questo non ne potrà trarre vantaggio, anche per l'espresso disposto dell'art. 38 comma 5 l. n. 47 del 1985.

Pretura Ottaviano  30 aprile 1996

 

Atteso il carattere personale della causa di estinzione ex art. 182 c.p. ribadito dall'art. 38 commi 1 2, 5 e 6 l. n. 47/85, la stessa non può operare nei confronti di un soggetto diverso dall'istante, salvo che si tratti del comproprietario e tale qualità venga dimostrata in maniera incontrovertibile. Tale soluzione non può essere modificata in seguito alla pronuncia della Corte costituzionale (sent. n. 19/95), con la quale è stata affermata l'estensione dell'amnistia ai concorrenti nel reato tributario, qualora il contribuente provveda alla definizione della pendenza tributaria. Infatti la generale impostazione dell'istituto della concessione edilizia con il suo carattere personale e dell'"oblazione", differenziata sia dall'amnistia sia da quella ex art. 162 e 162 bis c.p.p., l'esistenza di una molteplicità di impieghi delle somme pagate a titolo di oneri concessori e l'assenza di una caratteristica restitutoria o di una natura retributiva del condono escludono una valenza oggettiva di questa causa estintiva, posta a base dell'amnistia e del condono tributario.

Cassazione penale sez. III  13 marzo 1996 n. 3585  

 

Il carattere personale della causa di estinzione ex art. 182 c.p. è ribadito dall'art. 38 commi 2, 5 e 6 legge n. 47 del 1985, sicché la stessa non può operare nei confronti di un soggetto diverso dall'istante, salvo che si tratti del comproprietario e tale qualità venga dimostrata in maniera incontrovertibile.

Cassazione penale sez. III  06 febbraio 1996 n. 556  

 

Atteso il carattere personale della causa di estinzione ex art. 182 c.p., ribadito dall'art. 38 commi 2, 5 e 6 l. 28 febbraio 1985, n. 47, l'oblazione prevista per il condono edilizio non può operare nei confronti di un soggetto diverso dall'istante, salvo che si tratti del comproprietario e tale qualità venga dimostrata in maniera incontrovertibile. Tale tesi non risulta modificata in seguito alla sentenza della Corte cost. n. 19/95 in tema di condono fiscale e di fatto estintivo generato da un unico versamento, giacché la valenza oggettiva di quel condono e della corretta amnistia è fondata necessariamente su connotati strutturali ed amministrativi tutti interni a quel determinato provvedimento di clemenza, in quanto i versamenti plurimi possono comportare un indebito arricchimento dello Stato solo in presenza di un'unica posizione tributaria, mentre le somme versate a titolo di oblazione oppure di oneri concessori per il cosiddetto condono edilizio hanno una molteplicità di impieghi (cfr. art. 2 commi 2, 3 e 4 d.l. n. 498/95) e non hanno carattere restitutorio o natura retributiva e differenti sono i titoli di responsabilità dei vari concorrenti. Inoltre il cosiddetto condono tributario è correlato ad un provvedimento di amnistia, mentre la stessa Consulta (sent. n. 369/88 e n. 427/95) ha più volte escluso la possibilità di inquadrare l'oblazione del cosiddetto condono edilizio nell'amnistia condizionata proprio per le plurime finalità e non esiste neppure il tenore letterale, che possa suggerire una valenza oggettiva dell'oblazione, militando, invece, un'esegesi logico-sistematica per il carattere soggettivo della stessa.

Cassazione penale sez. III  01 dicembre 1995 n. 803  

 

In tema di condono edilizio la domanda e il pagamento della oblazione da parte di persona diversa dall'imputato in nessun modo può giovare a quest'ultimo, sia per il carattere personale della causa estintiva quanto previsto dall'art. 182 c.p., sia per l'espresso disposto dell'art. 38 comma 5 l. 28 febbraio 1985, n. 47 (che fa riferimento ai soggetti indicati dall'art. 6 della legge e cioè il titolare della concessione, il committente, il costruttore ed il direttore dei lavori). Ciò è confermato dalla natura anche fiscale della sanatoria e dalla possibilità, prevista dagli art. 34 e 36 della l. 28 febbraio 1985, n. 47 e 39 della l. 23 dicembre 1994, n. 724 di fruire di sconti e dilazioni in relazione a qualità o condizioni personali dell'istante, sicché la presentazione della domanda da parte di un soggetto diverso potrebbe costituire elusione tributaria e potrebbe integrare, in presenza di altri elementi, l'ipotesi dell'istanza dolosamente infedele di cui all'art. 40 della l. n. 47/85 e 39 comma 4, ultima parte, l. n. 724/74.

Cassazione penale sez. III  29 novembre 1995 n. 401  

 

In tema di condono edilizio, la domanda ed il pagamento dell'oblazione da parte di persona diversa dall'imputato in nessun modo può giovare a quest'ultimo, sia per il carattere personale della causa estintiva secondo quanto previsto dall'art. 182 c.p., sia per l'espresso disposto dell'art. 38 comma 5 l. 28 febbraio 1985 n. 47 (che fa riferimento ai soggetti indicati dall'art. 6 della legge, e cioè il titolare della concessione, il committente, il costruttore ed il direttore dei lavori). Ciò è confermato dalla natura anche fiscale della sanatoria e dalla possibilità prevista, dagli art. 34 e 36 l. 28 febbraio 1985 n. 47 e 39 l. 23 dicembre 1994 n. 724, di fruire di sconti e dilazioni in relazione a qualità o condizioni personali dell'istante, sicché la presentazione della domanda da parte di un soggetto diverso potrebbe costituire elusione tributaria e potrebbe integrare, in presenza di altri elementi, l'ipotesi dell'istanza dolosamente infedele di cui all'art. 40 l. n. 47/1985 e 39, comma 4, ultima parte, l. n. 724/1994.

Cassazione penale sez. III  29 novembre 1995 n. 401  

 

In tema di condono edilizio, qualora la domanda di oblazione ed il versamento della somma dovuta siano effettuate da persone diverse dagli imputati, questi ultimi non possono trarre vantaggio dall'iniziativa di altro soggetto, sia per il carattere personale della causa estintiva (art. 182 c.p.) sia per l'espresso disposto dell'art. 38 comma 5 l. 28 febbraio 1985, n. 47 che, in applicazione di detto principio, ribadisce i limiti personali del beneficio dell'oblazione relativa al cosiddetto condono edilizio. Ciò è avvalorato dalle caratteristiche "fiscali" di detta sanatoria e dalla possibilità di fruire di sconti e dilazioni ex artt. 34 e 36 l. n. 47 del 1985 e 39 l. 23 dicembre 1994, n. 724, collegati a qualità o situazioni personali dell'istante, sicché la presentazione della domanda da parte di un soggetto diverso comporta un fenomeno di esclusione tributaria e può integrare, in presenza di altri elementi, l'ipotesi dell'istanza dolosamente infedele di cui all'art. 40 l. n. 47 del 1985 ed all'art. 39 comma 4, ultima parte l. n. 724 del 1994.

Cassazione penale sez. III  02 marzo 1995 n. 3982  



 
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