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Art. 183 codice penale: Concorso di cause estintive

Le cause di estinzione del reato o della pena operano nel momento in cui esse intervengono.

Nel concorso di una causa che estingue il reato con una causa che estingue la pena, prevale la causa che estingue il reato, anche se è intervenuta successivamente.

Quando intervengono in tempi diversi più cause di estinzione del reato o della pena, la causa antecedente estingue il reato o la pena, e quelle successive fanno cessare gli effetti che non siano ancora estinti in conseguenza della causa antecedente.

Se più cause intervengono contemporaneamente, la causa più favorevole opera l’estinzione del reato o della pena; ma anche in tal caso, per gli effetti che non siano estinti in conseguenza della causa più favorevole, si applica il capoverso precedente.


Giurisprudenza annotata

Concorso di cause estintive

Con la sentenza di condanna, non può essere contestualmente applicato l'indulto e disposta la sospensione condizionale della pena, in quanto quest'ultimo beneficio prevale sul primo. (Fattispecie in cui la S.C. ha dichiarato inammissibile, per difetto di interesse, il ricorso con cui l'imputato lamentava la mancata applicazione dell'indulto alla pena già dichiarata condizionalmente sospesa dal giudice di merito). Dichiara inammissibile, App. Bologna, 01/03/2013

Cassazione penale sez. VI  29 novembre 2013 n. 49864  

 

Con la sentenza di condanna, non può essere contestualmente applicato l'indulto e disposta la sospensione condizionale della pena, in quanto quest'ultimo beneficio prevale sul primo. Rigetta, Trib. Mondovi', 23 gennaio 2009

Cassazione penale sez. un.  15 luglio 2010 n. 36837  

 

In relazione alla problematica della congiunta applicazione dell'indulto e della sospensione condizionale della pena deve farsi richiamo al comma 2, dell'art. 183, atteso che, mentre dall'applicazione dell'indulto consegue l'estinzione della pena, esso stesso integrando la causa estintiva, dalla statuizione che ai sensi dell'art. 163 c.p. dispone la sospensione condizionale della pena non consegue l'estinzione del reato, la quale, in quel momento, rimane evento futuro ed incerto che si realizzerà solo dopo il positivo trascorrere del previsto termine (quinquennale o biennale); sicché viene a mancare quella situazione di "concorso attuale" fra cause estintive, stante la inattualità, appunto, della causa estintiva di cui all'art. 167 c.p.

Cassazione penale sez. un.  15 luglio 2010 n. 36837

 

In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, ai fini dell'applicazione dell'art. 2947, comma 3 c.c., il principio stabilito nell'art. 183, comma 1 c.p., secondo cui ove il fatto illecito generatore del danno sia considerato dalla legge come reato, la prescrizione dell'azione civile risarcitoria decorre, in caso di estinzione del reato per amnistia, dal giorno di emanazione del provvedimento di clemenza e non da quello della pronuncia giudiziale meramente dichiarativa dell'applicazione del beneficio, trova deroga nell'ipotesi in cui l'applicazione dell'amnistia consegua ad una derubricazione dell'originaria imputazione, atteso che in tale ipotesi solo dal momento in cui la sentenza è divenuta irrevocabile può ritenersi dichiarata, con effetto definitivo, l'estinzione. Ne consegue che esclusivamente a partire da tale data inizia a decorrere il termine di cui all'art. 2947, comma 3, c.c., avendo la parte danneggiata, precedentemente alla derubricazione, coerentemente fatto affidamento sulla conservazione dell'azione civile sulla base dell'originaria imputazione che le assicurava la salvaguardia del proprio diritto.

Cassazione civile sez. III  09 giugno 2010 n. 13832  

 

Nel concorso di diverse cause estintivi della pena, opera quella di dette cause che sia sorta per prima. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto applicabile l'indulto, poiché la relativa legge concessiva era intervenuta prima della maturazione dei termini per la prescrizione della pena). Rigetta, App. Torino, 20 Aprile 2009

Cassazione penale sez. I  16 febbraio 2010 n. 10412  

 

Il diritto alla fruizione del beneficio dell’indulto matura, in applicazione del principio ex art. 183 c.p. per cui le cause di estinzione della pena operano al momento del loro intervento, all’atto della concessione recata dal provvedimento di clemenza sicché, ove solo successivamente all’entrata in vigore di detto provvedimento maturino altresì i termini di prescrizione della pena, legittimamente il giudice dichiara condonata la pena.

Cassazione penale sez. I  16 febbraio 2010 n. 10412  

 

La declaratoria di estinzione del reato per morte dell'imputato prevale su quella di prescrizione, pur maturata anteriormente, avendo quest'ultima carattere di accertamento costitutivo, precluso nei confronti di persona non più in vita e in relazione a un rapporto processuale oramai estinto. Annulla senza rinvio, App. Milano, 27 febbraio 2004

Cassazione penale sez. un.  24 settembre 2009 n. 49783  

 

Non è configurabile un interesse del condannato ad ottenere l'applicazione dell'indulto in luogo della sospensione condizionale della pena, ricorrendone i presupposti, al solo fine di non vedersi compromessa la concessione della sospensione in relazione ad eventuali future condanne. Annulla con rinvio, G.i.p. Trib. Torre Annunziata, 11 Novembre 2008

Cassazione penale sez. I  27 maggio 2009 n. 24920  

 

La concessione della sospensione condizionale della pena non preclude la applicabilità dell'indulto in quanto non è ravvisabile tra i due istituti una incompatibilità logico-giuridica ex art. 183 cod. pen. in materia di cause estintive, operando i due benefici in tempi e con effetti diversi. Rigetta, App. Napoli, 1 dicembre 2006

Cassazione penale sez. VI  26 maggio 2008 n. 38563  

 

La concessione della sospensione condizionale della pena non preclude la applicabilità dell'indulto in quanto non è ravvisabile tra i due istituti una incompatibilità logico - giuridica ex art. 183 c.p. in materia di cause estintive, poiché il primo estingue il reato, ma solo in futuro per effetto dell'utile decorso del tempo, mentre l'altro estingue la pena con efficacia immediata.

Cassazione penale sez. III  21 settembre 2007 n. 38725  

 

La finalità alla quale è ispirata la sequenza temporale di cui agli art. 180, 183 e 184 c.p.c., con il connesso sistema delle preclusioni, è costituita dall'esigenza di assicurare il contraddittorio ed il diritto di difesa, restando nella disponibilità delle parti l'eventuale ampliamento del "thema decidendum", possibile fino al momento della precisazione delle conclusioni, anche a seguito della riforma introdotta dalla legge 353/90. Più in particolare ancora, in caso di costituzione del convenuto oltre la prima udienza di trattazione, i mezzi di prova articolati dal medesimo devono ritenersi ammissibili se dedotti prima della chiusura dell'istruzione senza incontrare alcuna opposizione da parte dell'attore. (Nel caso di specie la costituzione del convenuto - in un giudizio promosso dall'attore per l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo, nascente da un preliminare, di concludere il contratto - era avvenuta all'udienza riservata alle deduzioni istruttorie ex art. 184 c.p.c.; non essendo stata da parte dell'attore mossa alcuna contestazione all'introduzione nella lite del tema della simulazione, sollevando dal convenuto, il giudice istruttore aveva ammesso i mezzi di prova dallo stesso articolati a sostegno della sua tesi difensiva; la sentenza di merito - confermata dalla Suprema corte con l'enunciazione del principio di cui in massima - aveva ritenuto che non vi fosse alcuna necessità, nel caso, di rimessione in termini, perché, essendo ancora in corso l'istruttoria ed avendo l'istruttore concesso un doppio termine per consentire deduzioni e mezzi di prova, non vi era stata in concreto alcuna violazione del diritto di difesa nè del contraddittorio).

Cassazione civile sez. II  21 ottobre 2004 n. 20581  

 

Ai fini dell'applicazione dell'art. 2947 comma 3 c.c., il principio ex art. 183 comma 1 c.p. secondo cui ove il fatto illecito generatore del danno sia considerato dalla legge come reato, la prescrizione biennale o quinquennale dell'azione civile risarcitoria decorre, in caso di estinzione del reato per amnistia, dal giorno di emanazione del provvedimento di clemenza e non da quello della pronuncia giudiziale meramente dichiarativa di applicazione del beneficio, trova deroga nell'ipotesi in cui l'applicazione del provvedimento di clemenza consegua ad una derubricazione della originaria imputazione ovvero tutte le volte in cui l'originaria contestazione non consenta l'applicazione della causa di estinzione del reato (nella specie amnistia), ma la possibilità di questa applicazione venga a profilarsi come conseguenza del riconoscimento di un'attenuante e del giudizio di equivalenza o di prevalenza di questa sull'aggravante contestata. Nelle suddette ipotesi solo dal momento in cui la sentenza è divenuta irrevocabile può ritenersi dichiarata, con effetto definitivo, l'estinzione, sicché è da tale data che decorre il termine di prescrizione ai sensi dell'art. 2947 comma 3 c.c.

Cassazione civile sez. III  20 giugno 2001 n. 8399



 
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