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Art. 19 codice penale: Pene accessorie: specie

Le pene accessorie per i delitti sono: 1) l’interdizione dai pubblici uffici; 2) l’interdizione da una professione o da un’arte; 3) l’interdizione legale; 4) l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; 5) L’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; 6) la decadenza o la sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori.

Le pene accessorie per le contravvenzioni sono: 1) la sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte; 2) la sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

Pena accessoria comune ai delitti e alle contravvenzioni è la pubblicazione della sentenza penale di condanna.

La legge penale determina gli altri casi in cui le pene accessorie stabilite per i delitti sono comuni alle contravvenzioni.

Articolo così modificato dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.


Giurisprudenza annotata

Pene accessorie

I provvedimenti che dispongono la riunione o la separazione dei processi, se non sono abnormi, sono normalmente inoppugnabili, anche perché la violazione degli art. 17, 18, 19 c.p.p. non determina invalidità, salvo quando risulti applicabile l'art. 178 lett. c) c.p.p., ove il giudice non abbia sentito alcuno degli interessati, con la conseguenza che non è impugnabile neppure il provvedimento di rigetto della richiesta di riunione, in quanto la mancata riunione non può incidere sulla decisione del merito essendo possibile sia l'acquisizione di prove in altro procedimento, sia l'escussione di persone imputate in procedimento connesso o collegato.

Corte appello L'Aquila  28 luglio 2011 n. 2867  

 

All'omessa applicazione di una pena accessoria, obbligatoria e predeterminata "ex lege" in specie e durata, può porsi rimedio con la procedura di correzione degli errori materiali. (Fattispecie relativa a sentenza pronunciata a seguito di cosiddetto "patteggiamento allargato") Annulla in parte senza rinvio, Gip Trib. Brescia, 20 Febbraio 2008

Cassazione penale sez. VI  26 marzo 2009 n. 16034  

 

L'assoluto automatismo nell'applicazione delle pene accessorie, predeterminate per legge sia nella specie che nella durata e sottratte, perciò, alla valutazione discrezionale del giudice, comporta, da un lato, che l'erronea applicazione di una pena accessoria da parte del giudice di cognizione può essere rilevata, anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza, dal giudice dell'esecuzione, e dall'altro che, quando alla condanna consegue di diritto una pena accessoria così dalla legge stabilita, il p.m. ne può chiedere l'applicazione al giudice dell'esecuzione qualora si sia omesso di provvedere con la sentenza di condanna.

Cassazione penale sez. I  10 novembre 2004 n. 45381  

 

La pubblicazione della sentenza prevista dall'art. 186 c.p. ha natura di sanzione civile che può disporsi a carico del colpevole qualora essa costituisca un mezzo per riparare il danno, diversamente dalla pubblicazione della sentenza prevista dall'art. 19 c.p. che ha la natura di pena accessoria. Trattasi, pertanto, di istituto ontologicamente appartenente al processo civile, dal quale mutua la sua disciplina, pur quando l'azione civile venga proposta nel processo penale. Ne consegue che la pubblicazione della sentenza prevista dall'art. 186 citato non può essere disposta d'ufficio in mancanza della domanda della parte istante. (Nella specie la Corte ha annullato sul punto la pronuncia dei giudici di merito che avevano ordinato la pubblicazione della sentenza senza che la parte civile ne avesse fatto domanda, in ipotesi, tra l'altro, in cui il procedimento riguardava il reato di violazione degli obblighi di assistenza militare - ex art. 570 comma 2 - ritenuta non suscettiva di danni non patrimoniali, escludendo, tra l'altro, la reciproca soccombenza e la legittimità, totale o parziale, della compensazione delle spese).

Cassazione penale sez. VI  15 giugno 1998 n. 7917  

 

L'assoluto automatismo nell'applicazione delle pene accessorie, predeterminate per legge sia nella specie che nella durata e sottratte, perciò, alla valutazione discrezionale del giudice, comporta che l'erronea applicazione di una pena accessoria da parte del giudice di cognizione può essere rilevata, anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza, dal giudice dell'esecuzione ovvero, qualora venga dedotta con ricorso per cassazione, anche dal giudice di legittimità che, sul punto relativo, può direttamente dichiarare l'ineseguibilità della sentenza, stante la sua evidente contrarietà alla legge.

Cassazione penale sez. II  13 novembre 1996 n. 4492  

 

Il principio secondo cui all'interdizione legale prevista dall'art. 19 n. 3 c.p. si applicano le norme civili sull'interdizione giudiziale, sicché gli atti possono essere annullati su istanza del tutore dell'interdetto o dei suoi eredi od aventi causa, attiene unicamente alla disponibilità ed all'amministrazione del "bene", nonché alla rappresentanza negli atti ad esso relativi; ne consegue che ogni altro negozio giuridico è annullabile, in considerazione della natura di pena accessoria dell'interdizione legale, e che l'annullabilità assoluta è rilevabile da chiunque.

Cassazione civile sez. I  24 agosto 1993 n. 8918  

 

Il principio secondo cui alla interdizione legale, prevista dall'art. 19 n. 3 c.p., si applicano le norme della legge civile sulla interdizione giudiziale (art. 424 e ss. c.c.), sicché gli atti possono essere annullati su istanza del tutore dell'interdetto o dei suoi eredi o aventi causa, attiene unicamente alla disponibilità ed alla amministrazione del "bene", nonché alla rappresentazione negli atti ad esso relativi. Ne consegue che ogni altro negozio giuridico è annullabile, in considerazione della natura di pena accessoria dell'interdizione legale, e che l'annullabilità (assoluta) è rilevabile da chiunque.

Cassazione civile sez. I  24 agosto 1993 n. 8918  

 

La presentazione del certificato generale del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti senza che da essi risulti, come prescritto da un bando di gara, la dichiarazione di non soggezione in via provvisoria alle pene accessorie di cui agli art. 19 e 140 c.p. come sostituiti dagli art. 118 e 124 l. 24 novembre 1981 n. 689, costituisce valido motivo di esclusione dalla medesima gara.

T.A.R. (Umbria)  18 dicembre 1990 n. 512  

 

Le prescrizioni in ordine al divieto di accedere ai luoghi ove si svolgono competizioni agonistiche non hanno natura di pena accessoria, ma si configurano come precetti che impongono determinate modalità di esecuzione della rimessione in libertà. (Fattispecie in tema di pena patteggiata, in cui si è rilevata la compatibilità delle prescrizioni con la pena applicata su richiesta delle parti, ma si è anche precisata la necessità che esse non siano estranee al contenuto della transazione intervenuta tra le parti stesse).

Cassazione penale sez. VI  22 novembre 1990



 
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