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Art. 192 codice penale: Atti a titolo gratuito compiuti dal colpevole dopo il reato

Gli atti a titolo gratuito, compiuti dal colpevole dopo il reato, non hanno efficacia rispetto ai crediti indicati nell’articolo 189.


Giurisprudenza annotata

Atti a titolo gratuito compiuti dal reo dopo il reato

In sede di opposizione all'esecuzione, come l'opponente può contestare il diritto di procedere all'esecuzione forzata adducendo una ragione di impignorabilità del bene staggito (nella specie, il suo conferimento ad un fondo patrimoniale) sorta anteriormente alla formazione del titolo esecutivo giudiziale od al conseguimento della sua definitività, così, simmetricamente, non è precluso al creditore procedente di replicare che la pignorabilità del bene deriva dall'applicazione dell'art. 192 cod. pen., qualora il fondo sia stato costituito dall'autore del reato dopo la commissione dello stesso, attesa l'inesistenza di un rapporto di pregiudizialità tra azioni revocatorie, tanto più di quella penale, rispetto all'opposizione all'esecuzione che si fondi sull'impignorabilità di beni che siano oggetto di queste. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione con cui il giudice dell'opposizione ex art. 615 cod. proc. civ. ha dichiarato l'inammissibilità della stessa, senza esaminarla nel merito, in ragione del mancato esperimento, in separata sede, delle contestazioni sull'inopponibilità del fondo patrimoniale derivanti dalla prospettazione della sua inefficacia ai sensi dell'art. 192 cod. pen.). Cassa e decide nel merito, Trib. Roma, 23/06/2008

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23158  

 

La speciale ipotesi di inefficacia dell'atto di disposizione a titolo gratuito, contemplata dall'art. 192 cod. pen. a garanzia, tra l'altro, dei crediti risarcitori spettanti al soggetto danneggiato dal reato, non costituisce oggetto di un'azione "ad hoc", ma può essere fatta valere in giudizio in via sia principale che incidentale, e, inoltre, come mera eccezione, anche non riconvenzionale. Cassa e decide nel merito, Trib. Roma, 23/06/2008

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23158  

 

L'inefficacia degli atti di disposizione a titolo gratuito compiuti dopo la commissione del reato, prevista dall'art. 192 cod. pen., trova applicazione anche nell'ipotesi in cui la colpevolezza dell'imputato sia risultata all'esito di una sentenza di patteggiamento e può essere fatta valere anche nel giudizio civile attesa la sua equiparazione, a questo fine ed ancorché non abbia ad alcun altro effetto efficacia diretta nei giudizi civili, ad una sentenza di condanna, poiché assolve ad una duplice funzione pubblicistica di sanzione accessoria del reato e di strumento di tutela patrimoniale della vittima di questo. Cassa e decide nel merito, Trib. Roma, 23/06/2008

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23158  

 

Presupposto per l'esercizio dell'azione revocatoria penale ex art. 192 cod. pen. è la declaratoria di colpevolezza dell'autore del reato, sicché il termine di prescrizione dell'azione decorre dalla data cui risale tale declaratoria e non da quella del compimento dell'atto di disposizione contestato, poiché solo con la prima si identifica il momento in cui l'azione, ai sensi dell'art. 2935 cod. civ., può essere utilmente esercitata, fermo restando che la durata di tale termine, nonché la sua interruzione e sospensione, sono disciplinate dalle regole dettate in via generale dal codice civile in materia di prescrizione, in quanto l'azione in esame è pur sempre riconducibile al più ampio genere della "actio pauliana". Ne consegue che - in applicazione delle regole civilistiche di cui ai commi primo e terzo dell'art. 2045 cod. civ. - il termine di prescrizione è interrotto dall'esecuzione di una misura cautelare o dall'instaurazione di un giudizio risarcitorio e rimane sospeso per tutta la durata del giudizio - civile o penale che sia - destinato a concludersi con la pronuncia del titolo esecutivo che riconosce al danneggiato la qualità di creditore. Cassa e decide nel merito, Trib. Roma, 23/06/2008

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23158  

 

La rinuncia all'eredità è un negozio unilaterale non recettizio che non rientra nella categoria degli atti a titolo gratuito che l'art. 192 c.p. considera inefficaci, quando compiuti dal colpevole dopo il reato, rispetto ai crediti dello Stato.

Cassazione penale sez. V  07 marzo 2000 n. 1294  

 

La rinunzia all'eredità da parte del colpevole, non può qualificarsi come atto a titolo gratuito ai sensi dell'art. 192 c.p., e non può quindi considerarsi inefficace rispetto ai crediti indicati nell'art. 189 c.p.

Cassazione penale sez. V  07 marzo 2000 n. 1294  

 

Ai fini dell'esperimento dell'azione revocatoria, prevista negli art. 192, 193, e 194 c.p., il presupposto dell'anteriorità del credito rispetto all'atto oggetto di revocatoria va determinato con riferimento alla data di comunicazione del reato, e non al suo accertamento con sentenza passata in giudicato (anche la prescrizione del diritto al risarcimento decorre dalla stessa data), e ciò vale anche in tema di pagamento del tributo, il cui diritto sorge nel momento in cui si realizza il presupposto del tributo.

Cassazione civile sez. I  09 marzo 1979 n. 1468  



 
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