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Art. 193 codice penale: Atti a titolo oneroso compiuti dal colpevole dopo il reato

Gli atti a titolo oneroso, eccedenti la semplice amministrazione ovvero la gestione dell’ordinario commercio, i quali siano compiuti dal colpevole dopo il reato, si presumono fatti in frode rispetto ai crediti indicati nell’articolo 189.

Nondimeno, per la revoca dell’atto, è necessaria la prova della mala fede dell’altro contraente.


Giurisprudenza annotata

Atti a titolo oneroso

In tema di misure cautelari reali, possono essere oggetto di sequestro conservativo, oltre che i beni di proprietà dell'imputato o del responsabile civile, anche i beni di proprietà di terzi, a condizione che emergano elementi da cui risulti la mala fede dei terzi acquirenti o la simulazione del contratto d'acquisto. (In motivazione la Corte ha ulteriormente precisato che la presunzione di frode di cui all'art. 193 cod. pen., che legittima l'esperibilità dell'azione revocatoria dell'atto d'acquisto, non è assoluta ma "iuris tantum"). Annulla con rinvio, Trib. lib. Torino, 24 Luglio 2008

Cassazione penale sez. II  19 dicembre 2008 n. 3810  

 

Ai fini dell'esperimento dell'azione revocatoria, prevista negli art. 192, 193, e 194 c.p., il presupposto dell'anteriorità del credito rispetto all'atto oggetto di revocatoria va determinato con riferimento alla data di comunicazione del reato, e non al suo accertamento con sentenza passata in giudicato (anche la prescrizione del diritto al risarcimento decorre dalla stessa data), e ciò vale anche in tema di pagamento del tributo, il cui diritto sorge nel momento in cui si realizza il presupposto del tributo.

Cassazione civile sez. I  09 marzo 1979 n. 1468  

 

Il requisito della "scientia fraudis" da parte del terzo contraente, al fine della revocatoria degli atti compiuti dal colpevole di un reato in pregiudizio delle ragioni del suo creditore, a norma dell'art. 193 c.p., così come al fine della revocatoria ordinaria prevista dall'art. 2901 c.c., non richiede lo specifico proposito di concorrere a determinare quel pregiudizio, ma si realizza anche con la reale possibilità di conoscenza del medesimo, ovvero con l'ignoranza determinata da colpa grave, alla stregua delle circostanze oggettive e del criterio dell'"id quod plerumque accidit".

Cassazione civile sez. I  09 marzo 1979 n. 1468  

 

In tema di evasione tributaria costituente reato, e di esperimento da parte dell'amministrazione finanziaria di azione revocatoria degli atti compiuti dal colpevole, ai sensi degli art. 2901 c.c., 192 e 193 c.p., il requisito dell'anteriorità del creditore fiscale, rispetto a detti atti, va riscontrato con riferimento alla data di commissione del reato, la quale segna il realizzarsi dei presupposti del credito medesimo, e non, pertanto, con riferimento al successivo accertamento del reato con sentenza passata in giudicato.

Cassazione civile sez. I  09 marzo 1979 n. 1468  



 
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