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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 196 codice penale: Obbligazione civile per le multe e le ammende inflitte a persona dipendente

Nei reati commessi da chi è soggetto all’altrui autorità, direzione o vigilanza, la persona rivestita dell’autorità, o incaricata della direzione o vigilanza, è obbligata, in caso di insolvibilità del condannato, al pagamento di una somma pari all’ammontare della multa o dell’ammenda inflitta al colpevole, se si tratta di violazioni di disposizioni che essa era tenuta a far osservare, e delle quali non debba rispondere penalmente.

Qualora la persona preposta risulti insolvibile, si applicano al condannato le disposizioni dell’art. 136.

 


Giurisprudenza annotata

Reato

La responsabilità del superiore per il reato dell'inferiore non può dedursi "sic et simpliciter" da tale rapporto gerarchico: la si potrebbe dedurre solo in quanto tra gli specifici doveri funzionali del superiore rientri anche quello d'impedire il reato dell'inferiore. Non basta quindi il semplice dovere generico di sorveglianza, connaturato a qualsiasi rapporto gerarchico, a determinare un concorso omissivo ex art. 40 comma 2 c.p., ma per un principio generale dell'ordinamento desumibile dall'art. 196 c.p., tranne le ipotesi in cui il sorvegliante abbia in qualche modo attivamente contribuito alla realizzazione del reato del dipendente, la sua responsabilità può essere ravvisata solo quando emergano obblighi di sorveglianza non generici ma specifici: il sorvegliante deve porsi cioè come garante del bene giuridico, nel senso che egli è il soggetto il cui attivarsi viene concepito dalla legge come oggetto essenziale ai fini della sua protezione. (Fattispecie in cui è stato ritenuto non concorrente mediante omissione nel reato di concussione colui il quale, essendo amministratore della Usl ed avendo un dovere generico di sorveglianza, non si può provare con certezza abbia avuto conoscenza delle specifiche azioni delittuose compiute dai dipendenti.

Ufficio Indagini preliminari Teramo  18 marzo 1996

 

 

Lavoro subordinato

L'accertamento, in sede penale, dell'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a carico del legale rappresentante di una s.n.c. non ha autorità di cosa giudicata nei confronti del nuovo legale rappresentante della ditta. Ciò in quanto il primo era receduto dalla società antecedentemente alla pronuncia della irrevocabilità dei decreti penali di condanna; e la nuova società non era stata posta nella possibilità di partecipare al giudizio penale, non essendo stata citata quale persona civilmente obbligata per l'ammenda ex art. 196 c.p. ed art. 122 c.p.c. Previgente.

Tribunale Treviso  09 febbraio 1991



 
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