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Art. 198 codice penale: Effetti della estinzione del reato o della pena sulle obbligazioni civili

L’estinzione del reato o della pena non importa la estinzione delle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che si tratti delle obbligazioni indicate nei due articoli precedenti.


Giurisprudenza annotata

Effetti dell'estinzione del reato o della pena

La risarcibilità del danno non patrimoniale, quale pecunia doloris, non richiede che l’illecito integri in concreto un reato, essendo sufficiente che sia astrattamente preveduto come tale, secondo quanto può desumersi dall’art. 198 c.p., a norma del quale l’estinzione del reato o delle pene non importa l’estinzione delle obbligazioni civili derivanti dal reato medesimo.

Tribunale Messina sez. I  21 marzo 2005

 

La risarcibilità del danno non patrimoniale non richiede che l’illecito civile integri in concreto un reato accertato in sede penale, essendo sufficiente che sia astrattamente preveduto come tale, secondo quanto può desumersi dall’art. 198 c.p., a norma del quale l’estinzione del reato o delle pene non importa l’estinzione delle obbligazioni civili derivanti dal reato medesimo. Ai fini del risarcimento non patrimoniale, infatti, l’inesistenza di una pronunzia del giudice penale non costituisce impedimento all’accertamento da parte del giudice civile della sussistenza degli elementi soggettivi ed oggettivi costitutivi del reato, secondo la legge penale.

Tribunale Messina sez. I  19 marzo 2005

 

La domanda diretta ad ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale trova fondamento non già in una sentenza di condanna del giudice penale, ma nella commissione di un fatto astrattamente preveduto come reato, come si desume dall'art. 2059 c.c. e dal suo coordinamento con gli art. 185 e 198 c.p., in base al quale il risarcimento del danno non patrimoniale derivante da un reato può essere senza dubbio richiesto anche nel caso di estinzione del reato e, segnatamente, anche quando tale effetto sia determinato (come nella fattispecie) dalla decorrenza del tempo necessario a prescriverlo, secondo la disciplina di cui agli art. 157 ss. c.p.

Cassazione civile sez. I  30 ottobre 2003 n. 16305  

 

La risarcibilità del danno non patrimoniale, a norma dell'art. 2059 c.c., in relazione all'art. 185 c.p., non richiede che il fatto illecito integri in concreto un reato, essendo sufficiente che il fatto stesso sia astrattamente preveduto come tale, come si desume dell'art. 198 c.p. Secondo cui l'estinzione del reato o delle pene non importa l'estinzione delle obbligazioni civili derivanti dal reato medesimo.

Cassazione civile sez. III  20 luglio 2002 n. 10641  

 

L'ordine di rimessione in pristino dello stato originario dei luoghi che segue alla condanna per la violazione dell'art. 1 sexies l. n. 431 del 1985 è una misura di tipo amministrativo, non sanzionatoria ma ripristinatoria che si sottrae alla regola dell'intrasmissibilità della sanzione amministrativa ex art. 7 l. n. 689 del 1981. Pertanto la morte del condannato non estingue l'ordine di ripristino che si trasmette agli eredi anche in ragione dell'art. 198 c.p.

Tribunale S.Maria Capua V.  11 gennaio 2002

 

Ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale, a norma dell'art. 2059 c.c., l'inesistenza di una pronuncia del giudice penale, nei termini in cui ha efficacia di giudicato nel processo civile a norma degli art. 651 e 652 c.p.p., l'estinzione del reato (art. 198 c.p.), l'improponibilità o l'improcedibilità dell'azione penale non costituiscono impedimento all'accertamento da parte del giudice civile della sussistenza degli elementi costitutivi del reato. In ogni caso l'accertamento del giudice civile deve essere condotto secondo la legge penale e deve avere ad oggetto l'esistenza del reato in tutti i suoi elementi oggettivi e soggettivi, ivi comprese eventuali cause di giustificazione e l'eccesso colposo ad esse relativo. Ne consegue che, perché possa sussistere un reato e consequenzialmente la responsabilità del suo autore per il danno non patrimoniale, occorre non solo che sia integrato l'elemento materiale del reato, ma anche l'elemento psicologico negli esatti termini in cui è previsto dalla norma penale e che l'accertata esistenza dell'eccesso colposo (art. 55 c.p.), in relazione ad una causa di giustificazione in presenza della quale è stato compiuto un delitto punibile solo a titolo di dolo, comporta in sede penale la non punibilità dell'autore ed in sede civile la non ipotizzabilità di un danno non patrimoniale ai sensi del combinato disposto degli art. 2059 c.c. e 185 c.p.

Cassazione civile sez. III  14 febbraio 2000 n. 1643  

 

La risarcibilità del danno non patrimoniale, prevista dall'art. 2059 c.c. in relazione all'art. 185 c.p. non richiede che l'illecito integri in concreto un reato, essendo sufficiente che sia astrattamente preveduto come tale, come si desume dall'art. 198 c.p. secondo cui l'estinzione del reato o delle pene non importa l'estinzione delle obbligazioni civili derivanti dal reato medesimo (fattispecie in tema di estinzione del reato per amnistia).

Cassazione civile sez. I  10 novembre 1997 n. 11038  

 

Il reato che abbia cagionato un danno e che dà titolo al risarcimento anche del danno "non patrimoniale" non è il reato come fattispecie o modello legale, bensì il reato "come fatto illecito", cioè il reato nella sua materialità in cui si esprime l'efficacia dell'azione dell'agente e che comprende sia elementi che fanno capo all'illecito penale sia quelli che fanno capo all'illecito civile. Ne discende che il fatto che ha cagionato un danno ancorché non patrimoniale, nella formulazione degli art. 185 e 198 c.p. si identifica nell'azione, commessa dall'agente, lesiva di un diritto la cui tutela non può che trovare legittimo inserimento nel processo penale la cui definizione ha carattere pregiudiziale nel successivo giudizio di quantificazione del danno stesso.

Cassazione penale sez. I  09 aprile 1984

 

In caso di concorso della amnistia e della prescrizione del reato intervenuta in tempi diversi, deve applicarsi, trattandosi di cause di estinzione aventi effetti penalistici di pari efficacia, quella intervenuta per prima. Gli effetti civili che perdurino dopo la dichiarazione della causa di estinzione del reato intervenuta per prima non cessano per l'intervento della successiva causa di estinzione poiché questa, in applicazione del comma 3 dell'art. 185 c.p. è riferibile ai soli effetti penali non ancora estinti in conseguenza della causa antecedente, mentre gli effetti civili, secondo la disciplina contenuta nell'art. 198 c.c., permangono e non seguono la stessa sorte (estinzione) di quelli di natura penalistica. Ne consegue che è irrilevante la declaratoria di prescrizione maturatasi successivamente alla declaratoria di estinzione del reato per amnistia e pronuncia, ai sensi dell'art. 122 l. 3 agosto 1978 n. 405, sui capi della sentenza concernenti gli interessi civili.

Cassazione penale sez. IV  09 marzo 1984



 
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