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Art. 199 codice penale: Sottoposizione a misure di sicurezza: disposizione espressa di legge

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza che non siano espressamente stabilite dalla legge e fuori dei casi dalla legge stessa preveduti.


Giurisprudenza annotata

Sottoposizione a misure di sicurezza

In sede di riesame della pericolosità sociale, la sostituzione della libertà vigilata con la più grave misura dell'assegnazione ad una casa di lavoro, può essere disposta - in quanto riconducibile ad un'ipotesi di trasgressione di obblighi imposti - a seguito di intervenuta condanna, anche non definitiva, del soggetto, a condizione che tale condanna si riferisca a reati commessi durante la effettiva sottoposizione dello stesso alla libertà vigilata. (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Salerno, 23/01/2013 )

Cassazione penale sez. I  08 novembre 2013 n. 4717

 

In tema di libertà vigilata, la persistenza della pericolosità accertata in sede di riesame della stessa comporta soltanto il prolungamento della misura di sicurezza originariamente applicata, e non può determinarne, in assenza di trasgressione agli obblighi imposti, l'aggravamento. (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Salerno, 23/01/2013 )

Cassazione penale sez. I  08 novembre 2013 n. 4717  

 

In tema di cosiddetto "patteggiamento allargato", allorché sia applicata una pena detentiva superiore ai due anni, congiunta o meno a pena pecuniaria, è consentita, nei congrui casi, l'applicazione di pene accessorie e misure di sicurezza, quand'anche non automatiche e rimesse alla valutazione discrezionale del giudice, ferma restando la necessità, ove occorra, di accertare la sussistenza in concreto della pericolosità sociale dell'imputato. (In motivazione la Corte ha precisato che, trattandosi di conseguenze prevedibili, l'imputato può sempre evitarne l'applicazione subordinando l'efficacia della richiesta di patteggiamento all'esclusione delle pene accessorie o delle misure di sicurezza, con facoltà per il giudice di rigettarla ove ritenga di doverle applicare). Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Voghera, 22/06/2011

Cassazione penale sez. III  14 dicembre 2011 n. 3107  

 

Lo strumento di cui all'art. 12 sexies d.l n. 306/92 ( conv. con l. n. 356/92) assolve essenzialmente una funzione special-preventiva, assume i connotati di una misura di sicurezza patrimoniale - sia pure atipica - finalizzata ad evitare l'accumulo di ricchezze di provenienza delittuosa. Pertanto, tale strumento può essere disposto anche per fatti anteriori alla sua entrata in vigore, atteso che, ai sensi degli art. 199 e 200 c.p. e dei principi contenuti nell'art. 25 cost., deve escludersi che in tema di applicazione di una misura di sicurezza operi il principio di irretroattività della legge penale, con l'effetto che detta misura è applicabile anche ai reati commessi nel tempo in cui non era legislativamente prevista ovvero era diversamente disciplinata.

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 2009 n. 25096  

 

La confisca prevista dall'art. 12 sexies d.l. 8 giugno 1992 n. 306, conv. in l. 7 agosto 1992 n. 356, prevista in relazione a determinate tipologie di reato di particolare allarme sociale, ha ad oggetto beni che risultino nella disponibilità del condannato di valore sproporzionato rispetto al reddito dallo stesso dichiarato o ai proventi della sua attività economica, fatta salva l'ipotesi in cui si offra una giustificazione credibile circa la legittima provenienza degli stessi beni: si tratta di uno strumento che assolve essenzialmente una funzione special-preventiva, assumendo i connotati di una misura di sicurezza patrimoniale (sia pure atipica) finalizzata ad evitare l'accumulo di ricchezze di provenienza delittuosa ed è equiparabile all'affine misura di prevenzione di cui alla l. n. 575 del 1965. In questa prospettiva, dovendosi escludere, ai sensi degli art. 199 e 200 c.p. e dei principi contenuti nell'art. 25 cost., che in tema di applicazione di una misura di sicurezza operi il principio di irretroattività della legge penale, la confisca "de quo" è applicabile anche in reati commessi nel tempo in cui non era legislativamente prevista ovvero era diversamente disciplinata.

Cassazione penale sez. VI  06 marzo 2009 n. 25096  

 

Alla luce della giurisprudenza costituzionale e di legittimità, il potere-dovere del giudice di adottare nei confronti dell'infermo di mente qualsiasi misura di sicurezza idonea ad assicurare adeguate cure e nel contempo a far fronte alla sua pericolosità sociale trova un limite di scelta nelle misure previste dalla legge, di talché, in osservanza del principio di legalità sancito dall'art. 25 comma 3 cost. e dall'art. 199 c.p., va esclusa la possibilità di costruire una misura di sicurezza quale il ricovero in una casa di cura e custodia individuata in una struttura meramente terapeutica giacché la misura tipica del ricovero in una casa di cura e custodia ha natura detentiva e deve svolgersi "negli stabilimenti a ciò destinati" (art. 213 comma 1 c.p.) "dipendenti dall'amministrazione penitenziaria" (art. 59 n. 3 l. n. 354 del 1975) e gestiti da personale del ruolo tecnico sanitario degli istituti di prevenzione e pena.

Ufficio Indagini preliminari Pisa  05 novembre 2007 n. 367  

 

È illegittima la statuizione di una sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. per illecito edilizio con la quale, equiparati sostanzialmente gli effetti ablatori dell'ordine di demolizione a quelli conseguenti alla misura di sicurezza patrimoniale della confisca, si disponga il mantenimento del sequestro preventivo sull'immobile abusivo di cui sia stata ordinata la demolizione; detta equiparazione è difatti contraria al principio di tassatività delle misure di sicurezza, sancito dall'art. 199 c.p. Con la sentenza di condanna di primo grado per illecito edilizio, deve sempre disporsi la restituzione all'avente diritto dell'immobile sequestrato ex art. 321 c.p.p.

Cassazione penale sez. III  03 febbraio 2001

 

Le misure alternative alla detenzione previste dall'ordinamento penitenziario possono essere concesse solo con riferimento alla esecuzione delle "pene" e non anche per le misure di sicurezza disciplinate dagli art. 199 s. c.p.

Cassazione penale sez. I  05 febbraio 1999 n. 1058  

 

In virtù del combinato disposto degli art. 199 e 200 c.p. e dei principi affermati dall'art. 25 cost., deve escludersi che in tema di applicazione delle misure di sicurezza operi il principio di irretroattività della legge di cui all'art. 2 c.p., sicché le misure predette sono applicabili anche ai reati commessi nel tempo in cui non erano legislativamente previste ovvero erano diversamente disciplinate quanto a tipo, qualità e durata. (Fattispecie relativa all'applicazione della confisca prevista dall'art. 12 sexies d.l. 8 giugno 1992 n. 306 - come introdotto dall'art. 2 d.l. 20 giugno 1994 n. 399 - ad un reato di usura commesso precedentemente all'entrata in vigore delle predette disposizioni).

Cassazione penale sez. II  03 ottobre 1996 n. 36551  

 

L'ordine di demolizione ex art. 7, ultimo comma, l. 28 febbraio 1985, n. 47 non può essere qualificato "sanzione giurisdizionale atipica ad effetto ablativo", assimilabile parzialmente alla confisca obbligatoria e sostitutivo ed assorbente del sequestro probatorio o preventivo, perché non è concepibile un'assimilazione parziale dell'ordine di demolizione ad una misura di sicurezza, atteso il principio di tassatività delle stesse (art. 199 c.p.), mentre i dettati degli artt. 262 comma 4 e 323 comma 3 c.p.p. consentono il permanere del sequestro dopo la sentenza definitiva solo se sia disposta la confisca. Pertanto non è possibile mantenere il sequestro probatorio o preventivo di una costruzione abusiva dopo la sentenza definitiva.

Cassazione penale sez. III  13 gennaio 1995 n. 104  

 

Applicata ad un soggetto, con diversi provvedimenti, la misura di sicurezza della libertà vigilata, non è consentito, in sede di unificazione disposta ai sensi dell'art. 209 comma 1 c.p., aggiungere alla detta misura il divieto di soggiorno, ostandovi il principio di legalità sancito, in materia di misure di sicurezza, dall'art. 25 comma 3 Cost. e dall'art. 199 c.p., nè potendosi ritenere che il divieto di soggiorno, costituente diversa ed autonoma misura (art. 233 c.p.), sia inquadrabile nell'ambito delle prescrizioni intese ad evitare le occasioni di nuovi reati, previste in materia di libertà vigilata dall'art. 228 comma 1 c.p.

Cassazione penale sez. I  12 maggio 1994

 

Nessuna delle misure di sicurezza tra quelle indicate tassativamente dagli artt. 215 e 236 c.p., in relazione all'art. 199 stesso codice, può essere applicata al colpevole che sia stato prosciolto per una causa diversa da quelle previste espressamente dagli artt. 49 (reato impossibile), 115 (istigazione ed accordo a commettere un delitto), 222 (reato commesso da persona non imputabile per infermità mentale e situazioni a queste equiparate), 224 (reato commesso da minore degli anni quattordici) c.p., in quanto presupposto indefettibile delle misure di sicurezza - compresa quella della libertà vigilata che ha carattere generale - prevedute dal codice penale, è l'esistenza di una sentenza di condanna (salvo il disposto dell'art. 205 comma 2 in relazione all'art. 109 c.p.).

Cassazione penale sez. I  15 marzo 1990



 
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