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Art. 202 codice penale: Applicabilità delle misure di sicurezza

Le misure di sicurezza possono essere applicate soltanto alle persone socialmente pericolose, che abbiano commesso un fatto preveduto dalla legge come reato.

La legge penale determina i casi nei quali a persone socialmente pericolose possono essere applicate misure di sicurezza per un fatto non preveduto dalla legge come reato.


Giurisprudenza annotata

Applicabilità delle misure di sicurezza

In ordine al giudizio sull'elemento psicologico del dolo, ove faccia difetto il presupposto dell'imputabilità a causa di un vizio totale di mente che affliggeva l'imputato al momento del fatto, a norma dell'art. 88 c.p., l'accertamento della sussistenza del reato, anche in riferimento all'elemento psicologico, comunque richiesto ai fini dell'applicazione di una misura di sicurezza (cfr. art. 202 c.p.), deve tenere presente la circostanza che la coscienza e volontà, contenuto del dolo, appartiene ad una persona priva della capacità di intendere e di volere, laddove l'indagine sul dolo deve essere condotta su un piano distinto rispetto a quello dell'imputabilità e l'elemento psicologico del reato deve essere affermato o negato prescindendo dalle note che consentono di affermare od escludere la capacità di intendere e di volere; ciò precisato non può sussistere alcun dubbio sulla concreta sussistenza dell'"animus necandi" da parte di un soggetto che utilizzi un arco del tipo di quello in sequestro (professionale con assoluta capacità offensiva) scagliando due dardi in rapida successione contro la vittima "ad altezza d'uomo" e nelle condizioni sopra illustrate, ossia nella pratica impossibilità di scongiurare che i dardi colpiscano la vittima in parti vitali del corpo e, pertanto, con effetto mortale.

Tribunale Rovereto  19 maggio 2011 n. 100  

 

La misura di sicurezza della libertà vigilata "può" essere ordinata in ogni caso di condanna alla reclusione per un tempo superiore a un anno (art. 229 n. 1 c.p.), quando il giudice ritenga il condannato persona socialmente pericolosa (art. 202 c.p.), ovverosia persona che, in base agli elementi di cui all'art. 133 c.p., è ritenuta capace di commettere probabilmente nuovi reati (art. 203 c.p.). in tal caso, il giudice, prima di ordinare la misura, deve motivare espressamente sulla pericolosità sociale del condannato. Peraltro, lo stesso art. 229 c.p. fa espressamente salve altre speciali disposizioni di legge, tra le quali rientra l'art. 300 d.P.R. 23 gennaio 1973 n. 43, in materia di contrabbando doganale, laddove è previsto che è "sempre" ordinata la sottoposizione del condannato alla libertà vigilata quando per il delitto di contrabbando sia applicata una pena della reclusione superiore a un anno. in tal caso, trattandosi di sanzione accessoria obbligatoria, il giudice non deve motivare sulla pericolosità sociale del condannato, dal momento che questa è presunta per legge "iuris et de iure" ogni volta che il responsabile di contrabbando sia condannato a più di un anno di reclusione.

Cassazione penale sez. III  25 ottobre 2006 n. 225  

 

Per disporre la misura di sicurezza nei confronti di persona condannata alla quale questa è stata applicata per effetto dell'intervenuta declaratoria di delinquenza abituale, è necessario accertare la persistenza della pericolosità sociale al momento della sua effettiva applicazione; ma, in ogni caso, la pericolosità è sempre ancorata a fatti inevitabilmente pregressi rispetto a tale momento e, precipuamente, alla perpetrazione di delitti, cui si aggiunge una sfavorevole prognosi in ordine alla probabilità che il soggetto commetta in futuro nuovi reati. Ne consegue che, al fine di una corretta osservanza delle regole dettate dagli artt. 133, 202 e 203 c.p., al giudice è consentito richiamarsi ai fatti costituenti reato, intesi nella loro obiettività, soprattutto quando, per gravità e specificità, assumano connotazioni di significativo rilievo.

Cassazione penale sez. I  22 dicembre 1993

 

Le misure di sicurezza debbono essere ordinate dallo stesso giudice che ha emesso la sentenza di condanna o di proscioglimento contestualmente alla stessa (art. 205 comma 1 c.p.), salvo che nei casi tassativamente indicati dalla legge (nn. 1, 2, 3 del comma 2 dell'articolo citato) tra i quali non figurano le ipotesi dei cosiddetti quasi reati (art. 115 c.p.); ciò per l'evidente ragione che le condizioni di pericolosità che il reato o il quasi reato manifesta possono essere oggetto di una valutazione complessa ed immediata solo attraverso una sentenza (artt. 202, 203 c.p.). Tale sistema non è stato in alcun modo innovato dall'art. 679 nuovo c.p.p., il quale non ha inciso sulla normativa relativa alla competenza ad ordinare la misura di sicurezza. (Nella specie, relativa a risoluzione di conflitto di competenza, la suprema Corte ha ritenuto che l'applicazione della misura della libertà vigilata è riservata al tribunale e non al giudice di sorveglianza, in quanto solo il primo può disporla essendo a ciò autorizzato per un fatto (istigazione non accolta) non preveduto dalla legge come reato (art. 229 n. 2 c.p., in relazione all'art. 115 stesso codice).

Cassazione penale sez. I  24 novembre 1992



 
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