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Art. 205 codice penale: Provvedimento del giudice

Le misure di sicurezza sono ordinate dal giudice nella stessa sentenza di condanna o di proscioglimento.

Possono essere ordinate con provvedimento successivo: 1) nel caso di condanna, durante l’esecuzione della pena o durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all’esecuzione della pena; 2) nel caso di proscioglimento, qualora la qualità di persona socialmente pericolosa sia presunta, e non sia decorso un tempo corrispondente alla durata minima della relativa misura di sicurezza (1); 3) in ogni tempo, nei casi stabiliti dalla legge.

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 27 luglio 1982, n. 139, la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente cpv. n. 2, nella parte in cui non subordinano il provvedimento di ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario dell’imputato prosciolto per infermità psichica al previo accertamento da parte del giudice della cognizione o della esecuzione della persistente pericolosità sociale derivante dalla infermità medesima al tempo dell’applicazione della misura.


Giurisprudenza annotata

Provvedimento del giudice

In tema di misure di sicurezza, in presenza di una causa di estinzione della pena è preclusa l'applicazione delle misure personali in quanto le stesse - salva l'ipotesi di cui all'art. 205, comma 2 n. 3, c.p. - conseguono ad una condanna che comporti l'effettiva esecuzione della pena. (Fattispecie in tema di indulto relativamente all'applicazione della misura dell'assegnazione ad una colonia agricola, irrogata per una condanna per reati in materia di prostituzione). Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 4 giugno 2008

Cassazione penale sez. III  09 gennaio 2009 n. 5500  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 205 comma 2 n. 2 e 222 comma 1 c.p., censurati, in riferimento agli art. 2, 3 e 32 cost., nella parte in cui impongono al giudice di disporre, nei confronti dell’imputato socialmente pericoloso prosciolto per totale infermità di mente, la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, anche nel caso in cui la pericolosità potrebbe esser fronteggiata mediante il ricovero in adeguata struttura terapeutica di tipo contenitivo. Questione analoga è già stata dichiarata manifestamente inammissibile perché volta, nella sostanza, alla creazione di una nuova misura di sicurezza, e quindi ad ottenere una pronuncia che esula dalla sfera dei poteri della Corte costituzionale, essendo richiesti interventi di carattere normativo, che comportano scelte discrezionali di esclusiva competenza del legislatore; inoltre, il rimettente non dà conto della più recente giurisprudenza, anche di legittimità, secondo cui la libertà vigilata, accompagnata da opportune prescrizioni idonee ad evitare le occasioni di nuovi reati, può essere eseguita anche in una struttura psichiatrica protetta.

Corte Costituzionale  16 marzo 2007 n. 83  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 205 comma 2 n. 2 e 222 comma 1 c.p., censurati, in riferimento agli art. 2, 3 e 32 cost., nella parte in cui impongono al giudice di disporre, ove persista la pericolosità sociale, la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario nei confronti dell'imputato prosciolto per infermità psichica, "anche nei casi in cui tale pericolosità risulti fronteggiabile con l'inserimento dell'imputato in una comunità terapeutica psichiatrica di tipo B), prevista dall'attuale ordinamento socio-sanitario ed in concreto funzionante". Esulano, infatti, dalla sfera dei poteri della Corte costituzionale interventi di carattere normativo, in quanto comportano scelte discrezionali che rientrano nella esclusiva competenza del legislatore e il rimettente, pur richiamando la sentenza n. 253 del 2003, con la quale si è consentito al giudice di disporre, in luogo del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, una diversa misura di sicurezza idonea a contemperare le esigenze di cura con quelle di controllo della pericolosità sociale, non espone le ragioni per cui nel caso di specie la misura della casa di cura e di custodia non sarebbe adeguata e non chiarisce i motivi per i quali la libertà vigilata sarebbe in concreto insufficiente.

Corte Costituzionale  01 luglio 2005 n. 254  

 

È legittimo il ricorso alla videoconferenza internazionale come strumento di mutua assistenza giudiziaria con gli Stati uniti d'America, per assicurare la partecipazione al giudizio dell'imputato, a nulla rilevando che manchi un riferimento esplicito ad essa nel trattato di assistenza giudiziaria Italia-Usa sottoscritto a Roma il 9 novembre 1982 e reso esecutivo con l. 26 maggio 1984 n. 224, in quanto, da un lato, essa rientra nelle "altre forme di assistenza, se compatibili con la legislazione dello Stato richiesto" di cui all'art. 1 comma 2 ultima parte del trattato medesimo e, dall'altro, la condizione di legittimità del suo espletamento, prevista dall'art. 205 ter comma 1 disp. att. c.p.p. e consistente nella sua previsione in accordi internazionali, non comporta la necessità di una previa disposizione generale contenuta in un trattato, ma è soddisfatta dall'esistenza di un apposito e specifico accordo "ad hoc".

Cassazione penale sez. un.  30 ottobre 2003 n. 45276  

 

La confisca facoltativa può essere disposta anche d'ufficio, e quindi senza alcuna specifica richiesta del p.m. d'udienza, dal giudice di cognizione di primo grado il quale, nel pronunciare sentenza di assoluzione o di condanna, può ben applicare le eventuali misure di sicurezza, ai sensi degli art. 205 comma 1 e 236 comma 2 c.p., nonché degli art. 530 comma 4 e 533 comma 1 c.p.p., trattandosi di pronunzie necessariamente conseguenziali al principale "thema decidendum" riguardante l'imputazione.

Cassazione penale sez. I  08 febbraio 2002 n. 10069  

 

La sentenza non passa mai in giudicato per quanto concerne le misure di sicurezza, data la natura sostanzialmente amministrativa di queste, la loro modificabilità e revocabilità, e l'applicabilità "ex officio" persino dopo la sentenza nei casi indicati dall'art. 205 c.p.

Cassazione penale sez. I  06 luglio 1995 n. 4077  

 

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 205 c.p., sollevata con riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., nella parte in cui non prevede che, nella fase conclusiva delle indagini preliminari ed in relazione ad una ipotesi di quasi reato, il p.m. possa richiedere l'applicazione della misura di sicurezza con la richiesta di archiviazione. Nella specie, la Corte in motivazione ha anche ritenuto che il decreto di archiviazione ha natura procedimentale e non può accedergli un provvedimento che presuppone, quale quello di applicazione della misura, un vero e proprio giudizio di merito.

Corte Costituzionale  15 luglio 1993 n. 319  

 

Nonostante il silenzio sul punto dell'art. 425 c.p.p., con la sentenza di non luogo a procedere per totale incapacità di intendere e di volere al momento del fatto va applicata dal g.i.p. la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario. Tale applicazione trova ragione nella disciplina dettata dagli artt. 205 comma 1 e 222 c.p. Peraltro, gli stessi articoli 579 e 680 c.p.p. che regolano le impugnazioni di provvedimenti relativi a misure di sicurezza indicano le sentenze di non luogo a procedere tra quelle destinate a contenere statuizioni su tali misure.

Cassazione penale sez. I  16 dicembre 1992

 

Le misure di sicurezza debbono essere ordinate dallo stesso giudice che ha emesso la sentenza di condanna o di proscioglimento contestualmente alla stessa (art. 205 comma 1 c.p.), salvo che nei casi tassativamente indicati dalla legge (nn. 1, 2, 3 del comma 2 dell'articolo citato) tra i quali non figurano le ipotesi dei cosiddetti quasi reati (art. 115 c.p.); ciò per l'evidente ragione che le condizioni di pericolosità che il reato o il quasi reato manifesta possono essere oggetto di una valutazione complessa ed immediata solo attraverso una sentenza (artt. 202, 203 c.p.). Tale sistema non è stato in alcun modo innovato dall'art. 679 nuovo c.p.p., il quale non ha inciso sulla normativa relativa alla competenza ad ordinare la misura di sicurezza. (Nella specie, relativa a risoluzione di conflitto di competenza, la suprema Corte ha ritenuto che l'applicazione della misura della libertà vigilata è riservata al tribunale e non al giudice di sorveglianza, in quanto solo il primo può disporla essendo a ciò autorizzato per un fatto (istigazione non accolta) non preveduto dalla legge come reato (art. 229 n. 2 c.p., in relazione all'art. 115 stesso codice).

Cassazione penale sez. I  24 novembre 1992

 



 
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