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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 206 codice penale: Applicazione provvisoria delle misure di sicurezza

Durante la istruzione o il giudizio, può disporsi che il minore di età, o l’infermo di mente, o l’ubriaco abituale, o la persona dedita all’uso di sostanze stupefacenti, o in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool o da sostanze stupefacenti, siano provvisoriamente ricoverati in un riformatorio, o in un manicomio giudiziale, o in una casa di cura e di custodia.

Il giudice revoca l’ordine, quando ritenga che tali persone non siano più socialmente pericolose.

Il tempo dell’esecuzione provvisoria della misura di sicurezza è computato nella durata minima di essa.


Giurisprudenza annotata

Applicazione provvisoria delle misure di sicurezza

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 206, 208 e 222 c.p., censurati, in riferimento agli art. 3, 13 e 32 cost., perché l'art. 208 c.p. non prevede l'obbligo dell'autorità procedente di rinnovare il provvedimento ai sensi dell'art. 206 c.p., "eventualmente in occasione degli accertamenti periodici", né un termine di scadenza della misura, eventualmente prorogabile all'esito dell'esame delle relazioni sanitarie periodiche e perché, dovendo il magistrato di sorveglianza tenere conto della durata della misura di sicurezza detentiva applicata in via provvisoria (ai sensi dell'art. 206, comma 3, c.p.) nel momento in cui, all'esito del giudizio di pericolosità sociale, egli determina l'esecuzione della stessa stabilendo un termine minimo di durata, finisce per "ratificare" l'intero periodo di restrizione della libertà personale trascorso, in contrasto con il contenuto terapeutico e di cura che deve essere assegnato alle misure di sicurezza. L'ordinanza di rimessione difetta di un "petitum" specifico, avendo il rimettente omesso di indicare chiaramente quali interventi vengano chiesti alla Corte costituzionale con riguardo ai rilievi formulati, e la rilevanza della questione è valutata dal rimettente sulla base di un presupposto interpretativo - quello secondo cui il protrarsi della misura di sicurezza detentiva disposta in via provvisoria configuri una restrizione priva di titolo - erroneo, essendo invece attribuito al giudice che procede un controllo sulla legittimità del perdurare dell'applicazione provvisoria, mentre, quanto alla denunciata violazione dell'art. 32 cost., il rimettente ha omesso di motivare sulla possibilità di interpretare le disposizioni censurate in modo costituzionalmente orientato e di considerare che compete al giudice il potere di revoca della misura di sicurezza prima della scadenza della durata minima, ove sia accertata la cessazione dello stato di pericolosità, e che la mancata previsione di un termine massimo di durata della misura di sicurezza detentiva applicata in via provvisoria, diversamente dalla custodia cautelare, si giustifica in relazione alla diversità di natura e finalità dei due istituti (sentt. n. 110 del 1974, 208 del 2009; ordd. n. 35, 393 del 2007, 223, 226, 341, 390, 447 del 2008, 134, 17 del 2009).

Corte Costituzionale  06 novembre 2009 n. 287  

 

Le misure di sicurezza applicate in via provvisoria in base al combinato disposto degli artt. 206 c.p. 312 e 313 c.p.p non sono soggette ai termini di durata massima stabiliti dall'art. 303 c.p.p. per le misure cautelari personali.

Cassazione penale sez. VI  08 luglio 2009 n. 28908  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 206 e 224 c.p. e degli art. 37 e 38 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, censurati, in riferimento agli art. 2, 3, 10, 24, 31 e 111 cost., laddove consentono l'applicazione di una misura di sicurezza, anche nei confronti di minori infraquattordicenni e persino di fanciulli molto giovani senza previsione di alcun limite minimo di età. Il rimettente, da un lato, omette di indicare in un modo chiaro e puntuale gli interventi richiesti in correlazione alle singole censure svolte e così formula un "petitum" in forma discorsiva, privo dei caratteri di specificità e univocità cui deve essere improntato un quesito di costituzionalità, con la precisazione che, ove si ritenga che la formulazione utilizzata miri all'introduzione nell'ordinamento di un limite minimo di età per l'applicazione delle misure di sicurezza ai non imputabili, si sarebbe evidentemente di fronte alla richiesta di un intervento additivo di innovazione normativa, esorbitante dai poteri della Corte costituzionale, trattandosi di intervento che implica scelte discrezionali rientranti nella esclusiva competenza del legislatore; dall'altro, nel formulare il quesito di costituzionalità, muove dal presupposto, implicito e non dimostrato, che la sentenza di non luogo a procedere per difetto di imputabilità, emessa nei confronti del minore di quattordici anni dal g.i.p. ai sensi dell'art. 26 d.P.R. n. 448 del 1988 (sentenza con la quale sono state applicate in via provvisoria le misure di sicurezza di cui si discute nel caso di specie) non debba essere preceduta da alcun avviso all'interessato, né da una qualunque forma di contraddittorio, ma tale interpretazione non è l'unica possibile, sicché il giudice rimettente non ha verificato preliminarmente la praticabilità di una soluzione interpretativa diversa da quella posta a base dei dubbi di costituzionalità ipotizzati, e tale da determinare il superamento di tali dubbi, o da renderli comunque non rilevanti nel caso di specie (sent. n. 192 del 1007; ordd. n. 24 del 1985, 88 del 2001, 254 del 2005, 83, 409 del 2007, 193 del 2008).

Corte Costituzionale  24 aprile 2009 n. 117  

 

Non può essere disposta, a fronte di una modesta attenuazione della pericolosità sociale, la trasformazione della misura di sicurezza provvisoria del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario nella libertà vigilata in comunità psicoterapeutica protetta e chiusa. La sentenza della Corte costituzionale 367/2004, come noto, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 206 c.p. nella parte in cui non consente al giudice di disporre in luogo del ricovero in o.p.g. una misura di sicurezza non detentiva prevista dalla legge. Tuttavia, la scelta della misura di sicurezza alternativa deve essere fatta secondo le indicazione della Corte costituzionale poiché in materia di misure di sicurezza vige il principio di legalità. All’unica misura di sicurezza non detentiva esistente, quale la libertà vigilata terapeutica, non può essere imposta la prescrizione dell’obbligo di risiedere e di non allontanarsi dal luogo di cura giacché si verrebbe a “creare” una nuova figura, in violazione del principio di legalità. La libertà vigilata, sia pure con gli ampi margini operativi concessi dalle prescrizioni che il giudice può imporre ex art. 228 comma 2 c.p., si connota nel suo contenuto in una limitazione della libertà personale del soggetto tramite prescrizioni a contenuto negativo o positivo; esse non possono quindi estrinsecarsi in obblighi di natura e contenuto tale da svilire il significato della misura stessa che è si una forma di controllo ma non una forma di restrizione continuativa della libertà, essendo - appunto - una misura non detentiva

Tribunale Milano sez. XI  06 novembre 2008

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 148 c.p. per contrasto con l'art. 3 cost. nella parte in cui non prevede alcun potere discrezionale da parte del giudice nella scelta della modalità di esecuzione della pena in ipotesi di infermità psichica - così come avviene in applicazione della misura di sicurezza di cui all'art. 206 c.p. a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 367 del 2004 - proprio perché le due norme afferiscono a situazioni giuridiche differenti: la disciplina di cui all'art. 206 c.p. concerne l'applicazione provvisoria di misura di sicurezza mentre quella di cui all'art. 148 c.p. è dettata in ordine all'esecuzione della pena. Rigetta, Trib.sorv. Taranto, 7 Febbraio 2007

Cassazione penale sez. I  23 novembre 2007 n. 9793  

 

La materia dell'applicazione provvisoria delle misure di sicurezza ai minori desta forti dubbi di costituzionalità, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto quello processuale, soprattutto con riferimento alle ipotesi in cui siano coinvolti minori infraquattordicenni. Deve pertanto ritenersi rilevante e non manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 206 e 224 c.p., e degli art. 37 e 38 d.P.R. n. 448 del 1988, nei limiti in cui tali norme consentono l'applicazione di una misura di sicurezza, e specialmente l'applicazione provvisoria, anche nei confronti dei minori infraquattordicenni e persino di fanciulli molto giovani senza previsione di alcun limite minimo di età. Queste misure, infatti, e in special modo il riformatorio giudiziario (per quanto eseguita nelle forme del collocamento in comunità) comportano sempre una grave compressione della libertà personale del minore, un repentino allontanamento dalla sua famiglia, l'affidamento a persone sconosciute e una brusca interruzione del percorso scolastico e delle abitudini e relazioni sociali. Da tutto ciò può derivare un pregiudizio molto pesante e talvolta irreparabile per lo sviluppo della personalità del minore, tanto più quanto più la sua età si allontani dall'età imputabile. Una tale possibilità, dunque, espressamente consentita dalla legge in vigore, appare del tutto incompatibile con il disposto dell'art. 31 comma 2 cost., secondo cui la Repubblica protegge l'infanzia e la gioventù, e con quello di cui agli art. 2 e 3 cost. che impongono allo Stato di garantire i diritti inviolabili della personale di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana.

Tribunale minorenni Sassari  20 febbraio 2007 n. 526  

 

Va disposta la restituzione al giudice remittente degli atti relativi alla q.l.c. dell'art. 206 c.p., censurato, in riferimento agli art. 3 comma 1 e 32 comma 2 cost., nella parte in cui non prevede che nei confronti dell'imputato maggiorenne infermo di mente possa essere applicata provvisoriamente un'altra misura di sicurezza, e segnatamente la libertà vigilata, in luogo della misura del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o in casa di cura e di custodia. La sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 206 c.p., nella parte in cui non consente al giudice di disporre, in luogo del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, una misura di sicurezza non detentiva, prevista dalla legge, idonea ad assicurare alla persona inferma di mente cure adeguate e a contenere la sua pericolosità sociale, impone una valutazione sulla persistente rilevanza della questione.

Corte Costituzionale  16 giugno 2005 n. 240

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 206 c.p. nella parte in cui non consente al giudice di disporre, in luogo del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, una misura di sicurezza non detentiva, prevista dalla legge, idonea ad assicurare alla persona inferma di mente cure adeguate e a contenere la sua pericolosità sociale (la Corte ha ritenuto integralmente applicabile la "ratio" posta a fondamento della sentenza n. 253 del 2003, con la quale - censurando il rigido automatismo delle regole legali che imponeva al giudice di disporre, in caso di proscioglimento per infermità di mente, il ricovero dell'imputato in ospedale psichiatrico giudiziario, anche una misura non segregante, quale la libertà vigilata, accompagnata da opportune prescrizioni, avrebbe consentito di soddisfare in modo più adeguato le esigenze di cura e di tutela e quelle di controllo della pericolosità sociale - è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 222 c.p., nella parte in cui non consentiva al giudice di adottare una diversa misura di sicurezza non detentiva).

Corte Costituzionale  29 novembre 2004 n. 367  

 



 
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