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Art. 212 codice penale: Casi di sospensione o di trasformazione di misure di sicurezza

L’esecuzione di una misura di sicurezza applicata a persona imputabile è sospesa se questa deve scontare una pena detentiva, e riprende il suo corso dopo l’esecuzione della pena.

Se la persona sottoposta a una misura di sicurezza detentiva è colpita da un’infermità psichica, il giudice ne ordina il ricovero in un manicomio giudiziario, ovvero in una casa di cura e di custodia.

Quando sia cessata la infermità, il giudice, accertato che la persona è socialmente pericolosa, ordina che essa sia assegnata ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro, ovvero a un riformatorio giudiziario, se non crede di sottoporla a libertà vigilata.

Se l’infermità psichica colpisce persona sottoposta a misura di sicurezza non detentiva o a cauzione di buona condotta, e l’infermo viene ricoverato in un manicomio comune, cessa l’esecuzione di dette misure. Nondimeno, se si tratta di persona sottoposta a misura di sicurezza personale non detentiva, il giudice, cessata l’infermità, procede a nuovo accertamento ed applica una misura di sicurezza personale non detentiva qualora la persona risulti ancora pericolosa.


Giurisprudenza annotata

Casi di sospensione o trasformazione delle misure di sicurezza

È manifestamente infondata, la q.l.c. in riferimento agli art. 3, 25, 27, 101 cost., dell'art. 212 comma 1 c.p., nella parte in cui non prevede la sospensione della misura di sicurezza nei confronti della persona sottoposta a custodia cautelare in carcere. Il rimettente muove da un erroneo presupposto interpretativo.

Corte Costituzionale  19 giugno 1998 n. 224  

 

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 212 comma 1 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 3, 25, 27, 101 cost., nella parte in cui non prevede la sospensione della misura di sicurezza - nella specie, la libertà vigilata - nei confronti della persona sottoposta a custodia cautelare in carcere (la Corte ha ritenuto erroneo il presupposto interpretativo su cui si è basato il rimettente, in quanto tra la misura di sicurezza della libertà vigilata e la privazione della libertà sussiste una incompatibilità assoluta, che rende impossibile, naturalisticamente ancor prima che giuridicamente, applicare tale misura non detentiva a chi si trovi ristretto in uno stabilimento penitenziario).

Corte Costituzionale  19 giugno 1998 n. 224  

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3, 25, 27 e 101 cost. - la q.l.c. dell'art. 212 comma 1 c.p., nella parte in cui non prevede la sospensione della misura di sicurezza, e in particolare della libertà vigilata, nei confronti della persona sottoposta a custodia cautelare in carcere.

Sezione Sorveglianza Sassari  01 luglio 1997

 

L'esecuzione della libertà vigilata, in conseguenza dell'unificazione di più misure di sicurezza della medesima specie, applicate, con sentenze penali di condanna, per fatti commessi in tempi diversi, è correttamente disposta, ai sensi degli art. 211 e 212 c.p.p., dopo che le pene detentive sono state scontate e completamente eseguite, a nulla rilevando i periodi di detenzione a qualsiasi altro titolo sofferti, in quanto il principio della fungibilità della detenzione non opera tra pene e misure di sicurezza: sicché il periodo trascorso in custodia cautelare o in espiazione di pena non può mai valere come anticipata esecuzione di misura di sicurezza; mentre può solo, ai fini del computo dei termini di durata massima della custodia cautelare, tenersi conto, ai sensi dell'art. 297 c.p.p., dell'internamento per misura di sicurezza e può solo, ai fini della determinazione della pena detentiva da espiare, tenersi conto, ai sensi dell'art. 657 stesso codice, oltre che della custodia cautelare, anche della misura di sicurezza detentiva provvisoriamente applicata, sempre che questa non sia divenuta definitiva.

Cassazione penale sez. I  11 marzo 1996 n. 1534  

 

È inammissibile, in quanto rientrante nella scelta discrezionale del legislatore, la questione di legittimità costituzionale degli art. 146, 147 e 212 c.p., nella parte in cui non prevedono la sospensione della misura di sicurezza privativa della libertà personale per i soggetti affetti da Aids conclamata o da grave deficienza immunitaria o da gravi infermità comunque incompatibili con il regime detentivo, in riferimento agli art. 3, 27 e 32 cost.

Corte Costituzionale  15 luglio 1994 n. 308  

 

È inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 212, 147 e 146 c.p. nella parte in cui non prevedono la sospensione della misura di sicurezza detentiva nei confronti di soggetti affetti da Aids conclamata o da grave deficienza immunitaria o da gravi infermità che ne rendono incompatibile l'esecuzione, sollevata in riferimento agli artt. 3, 32 e 27 Cost. Infatti un'eventuale pronuncia additiva che nei casi anzidetti omologasse la disciplina dell'esecuzione delle misure di sicurezza a quella dell'esecuzione della pena creerebbe un novum con effetti invasivi rispetto alle scelte che soltanto il legislatore è abilitato a compiere.

Corte Costituzionale  15 luglio 1994 n. 308  

 

Va disposta la restituzione al giudice "a quo", per il riesame della rilevanza, la questione di costituzionalità dell'art. 212 c.p. nella parte in cui non consente di sospendere l'esecuzione della misura di sicurezza detentiva per sopravvenuta infermità fisica dell'internato, sollevata, in riferimento agli art. 3 e 32 cost., senza motivare sulla esistenza di affezioni non curabili con le modalità previste dall'ordinamento penitenziario.

Corte Costituzionale  25 marzo 1982 n. 60  

 

È stata sollevata - in relazione agli art. 3 e 32 cost. - questione di legittimità costituzionale dell'art. 212 c.p. (ed in particolare del comma 1 del medesimo) deducendo la disparità di trattamento tra internati per misura di sicurezza e condannati colpiti da grave infermità, in quanto per gli internati non è prevista la sospensione o il differimento della misura in caso di sopravvenuta grave infermità fisica. Il giudice "a quo" non ha considerato che ai sensi dell'art. 11 della l. 26 luglio 1975 n. 354, ove siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati nelle infermerie o nei reparti specialistici degli istituti, i detenuti o gli internati vanno trasferiti negli ospedali civili di altri luoghi di cura, e che, pertanto, la sospensione della misura di sicurezza si appalesa necessaria in concreto solo quando la menomazione fisica non richiede nè cure, nè accertamenti diagnostici da effettuarsi nell'interno o fuori dell'istituto, in cui il soggetto è internato. Gli atti vanno, pertanto, restituiti al giudice medesimo perché provveda al relativo accertamento in mancanza del quale alla Corte non è consentito di giudicare allo stato sulla questione.

Corte Costituzionale  25 marzo 1982 n. 60



 
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