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Art. 219 codice penale: Assegnazione a una casa di cura e di custodia

Il condannato, per un delitto non colposo, a una pena diminuita per cagione di infermità psichica, o di cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti, ovvero per cagione di sordomutismo, è ricoverato in una casa di cura e di custodia per un tempo non inferiore a un anno, quando la pena stabilita dalla legge non è inferiore nel minimo a cinque anni di reclusione (1) .

Se per il delitto commesso è stabilita dalla legge la pena di morte (2) o la pena dell’ergastolo, ovvero la reclusione non inferiore nel minimo a dieci anni, la misura di sicurezza è ordinata per un tempo non inferiore a tre anni (1).

Se si tratta di un altro reato, per il quale la legge stabilisce la pena detentiva, e risulta che il condannato è persona socialmente pericolosa, il ricovero in una casa di cura e di custodia è ordinato per un tempo non inferiore a sei mesi; tuttavia il giudice può sostituire alla misura del ricovero quella della libertà vigilata. Tale sostituzione non ha luogo, qualora si tratti di condannati a pena diminuita per intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti (3).

Quando deve essere ordinato il ricovero in una casa di cura e di custodia, non si applica altra misura di sicurezza detentiva.

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 28 luglio 1983, n. 249, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del primo comma nella parte in cui non subordina il provvedimento di ricovero in una casa di cura e di custodia dell’imputato condannato per delitto non colposo ad una pena diminuita per cagione di infermità psichica al previo accertamento da parte del giudice della persistente pericolosità sociale derivante dalla infermità medesima, al tempo dell’applicazione della misura di sicurezza, e ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, del secondo comma nella parte in cui non subordina il provvedimento di ricovero in una casa di cura e di custodia dell’imputato condannato ad una pena diminuita per cagione di infermità psichica per un delitto per il quale è stabilita dalla legge la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a dieci anni, al previo accertamento da parte del giudice della persistente pericolosità sociale derivante dalla infermità medesima, al tempo della applicazione della misura di sicurezza.

(2) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

(3) La Corte costituzionale, con sentenza 13 dicembre 1988, n. 1102, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui, per i casi ivi previsti, subordina il provvedimento di ricovero in una casa di cura e di custodia al previo accertamento della pericolosità sociale derivante dalla seminfermità di mente, soltanto nel momento in cui la misura di sicurezza viene disposta e non anche nel momento della sua esecuzione.


Giurisprudenza annotata

Assegnazione ad una casa di cura e custodia

Ai fini dell'applicazione della misura di sicurezza del ricovero in una Casa di cura e custodia, per l'individuazione della "pena stabilita dalla legge" rilevante a norma dell'art. 219 comma 1 c.p., devono considerarsi eventuali circostanze, aggravanti ed attenuanti, ma non anche la diminuente per il vizio parziale di mente, in quanto l'infermità di mente e la connessa pericolosità costituiscono la ragione giustificativa del provvedimento. (Rigetta, Trib.sorv. Ancona, 12/12/2012 )

Cassazione penale sez. I  05 dicembre 2013 n. 4459

 

Il giudice che in concreto ritenga adeguata una misura di sicurezza diversa dal ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario deve necessariamente fare riferimento alle misure di sicurezza sì come previste e disciplinate dalla legge, e non può sottoporre il prosciolto a una misura il cui contenuto attuativo sia difforme dalla previsione legale. (Fattispecie in cui il giudice aveva disposto, nei confronti del prosciolto per infermità di mente, la misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di cura e di custodia fissando la durata di anni due, tipica della misura del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario). Rigetta, Trib. Cagliari sez. dist.Sanluri, 09/10/2008

Cassazione penale sez. II  17 giugno 2010 n. 34453  

 

È inammissibile - per omessa sperimentazione di una interpretazione adeguatrice - la q.l.c. dell'art. 219 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 3 e 32 cost., nella parte in cui non consente al giudice, nei casi ivi previsti, di adottare, in luogo del ricovero in casa di cura e custodia, una diversa misura di sicurezza, prevista dalla legge, idonea ad assicurare adeguate cure all'infermo di mente ed a far fronte alla sua pericolosità sociale (la Corte, nel richiamare la propria giurisprudenza, ha in particolare osservato come risulti ormai presente nella disciplina sulle misure di sicurezza il principio secondo il quale si deve escludere l'automatismo che impone al giudice di disporre comunque la misura detentiva, anche quando una misura più elastica e non segregante, come la libertà vigilata accompagnata da prescrizioni stabilite dal giudice medesimo, si riveli capace di soddisfare le esigente di cura e tutela della persona interessata e di controllo della sua pericolosità sociale).

Corte Costituzionale  09 luglio 2009 n. 208  

 

L'applicazione della misura di sicurezza della assegnazione ad una casa di cura e di custodia impedisce la concessione all'imputato del beneficio della sospensione condizionale della pena. (In motivazione, la Corte ha chiarito che la possibilità di sostituire in taluni casi la misura del ricovero con quella della libertà vigilata non fa venir meno l'obbligatorietà - che sorge nel momento in cui risulti che l'imputato è persona socialmente pericolosa - dell'applicazione della misura stessa) Annulla in parte senza rinvio, Pret. min. Urbino, 29 Gennaio 2008

Cassazione penale sez. VI  12 maggio 2009 n. 23061  

 

La misura di sicurezza della libertà vigilata non può avere durata inferiore ad un anno anche quando sia irrogata, ai sensi dell'art. 219 comma 3 c.p., in sostituzione del ricovero in una casa di cura e di custodia. Annulla con rinvio, Gip Trib. Macerata, 16 luglio 2008

Cassazione penale sez. I  01 aprile 2009 n. 15818  

 

È rilevante e non manifestamente infondata, in relazione agli art. 3 e 32 cost., la q.l.c. dell'art. 219 c.p. nella parte in cui non consente al giudice, nei casi ivi previsti, di adottare, in luogo del ricovero in casa di cura e custodia, una diversa misura di sicurezza, prevista dalla legge, idonea ad assicurare adeguate cure dell'infermo di mente e a far fronte alla sua pericolosità sociale.

Ufficio Indagini preliminari Trapani  25 giugno 2008

 

Il ricovero in una residenza sanitaria assistenziale può essere imposto quale misura di sicurezza meno grave e più adeguata rispetto al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario ed è da inquadrare nel ricovero previsto dall'art. 219 c.p. (e non nella libertà vigilata da attuarsi mediante prescrizioni di cui all'art. 228 c.p.), con la sostituzione della struttura definita casa dì cura e di custodia con quella concretamente individuata, ove il controllo e contenimento dell'infermo di mente socialmente pericoloso è affidato alla responsabilità del personale sanitario della residenza assistenziale. Tale inquadramento si fonda sull'accertata sussistenza, ex art. 32 cost., in capo ai responsabili della struttura di una «posizione di garanzia» derivante dalle condizioni di infermità psichica del paziente. Si tratta, in definitiva, di un intervento che opera sulle modalità esecutive di una misura di sicurezza prevista dalla legge, senza snaturarne la funzione essenzialmente terapeutica e adattandone le funzioni di contenimento e controllo alla cura del paziente.

Corte assise Milano  16 novembre 2004

 

A seguito della declaratoria di dell'art. 222 c.p. (nella parte in cui non consente al giudice, nei casi ivi previsti, di adottare, in luogo del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, una diversa misura di sicurezza, prevista dalla legge, idonea ad assicurare adeguate cure dell'infermo di mente e a far fronte alla sua pericolosità sociale), anche nei confronti del soggetto affetto da vizio totale di mente sono applicabili misure graduate rispetto all'OPG - e, tra queste, la misura della libertà vigilata ove in concreto idonee a contenere la pericolosità del soggetto e a attuare il necessario percorso terapeutico; "a fortiori" è applicabile la misura della libertà vigilata ex art. 219 comma 3 c.p. ove al vizio di mente dell'indagato si riconosca un grado non assoluto.

Tribunale Modena  15 maggio 2004

 

È infondata, in quanto costituente nella eccezione di costituzionalità un "tertium comparationis", la q.l.c. dell'art. 219, comma 1 e 3, c.p., nella parte - in cui, nel prevedere che il condannato per delitto non colposo ad una pena diminuita per vizio parziale di mente sia ricoverato in una casa di cura e di custodia, con possibilità di sostituire a detta misura, a certe condizioni, quella della libertà vigilata, non prevede le stesse possibilità nei riguardi del soggetto prosciolto per totale incapacità di intendere e di volere a causa di infermità psichica, la cui pericolosità sociale non sia tale da richiedere la misura del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, in riferimento all'art. 3 cost.

Corte Costituzionale  18 luglio 2003 n. 253  

 



 
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