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Art. 220 codice penale: Esecuzione dell’ordine di ricovero

L’ordine di ricovero del condannato nella casa di cura e di custodia è eseguito dopo che la pena restrittiva della libertà personale sia stata scontata o sia altrimenti estinta.

Il giudice, nondimeno, tenuto conto delle particolari condizioni di infermità psichica del condannato, può disporre che il ricovero venga eseguito prima che sia iniziata o abbia termine la esecuzione della pena restrittiva della libertà personale.

Il provvedimento è revocato quando siano venute meno le ragioni che lo determinarono, ma non prima che sia decorso il termine minimo stabilito nell’articolo precedente.

Il condannato, dimesso dalla casa di cura e di custodia, è sottoposto all’esecuzione della pena.


Giurisprudenza annotata

Esecuzione dell'ordine di ricovero

È manifestamente infondata - con riferimento agli art. 2, 3, 27 e 32 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 211, 219 e 220 c.p., nella parte in cui, disciplinando l'assegnazione dei seminfermi di mente o una casa di cura e di custodia, stabiliscono un periodo minimo di durata della misura di sicurezza, eguale per tutte le situazioni, prevedono prima l'espiazione della pena e poi l'esecuzione della misura e non consentono alternative terapeutiche per il seminfermo che, nell'istituto in cui è ricoverato, non possa essere sottoposto alle cure specifiche richieste dal male diagnosticato.

Corte Costituzionale  02 marzo 1990 n. 111  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 2, 3, 27 e 32 cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 211 e 220 c.p., in quanto ex art. 220 c.p. il giudice può disporre che il ricovero presso una casa di cura venga eseguito prima che sia iniziata la pena detentiva, quanto lo consiglino le particolari condizioni d'infermità psichica del condannato.

Corte Costituzionale  02 marzo 1990 n. 111  

 

È rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento agli art. 2, 3, 27, 32 cost., la questione di legittimità costituzionale degli art. 211, 219 e 220 c.p. per quanto attiene al ricovero in casa di cura e di custodia del seminfermo di mente che non può usufruire delle terapie adatte, risultando assolutamente irrazionale il differimento dell'esecuzione delle misure di sicurezza rispetto all'esecuzione della pena.

Tribunale Padova  18 luglio 1989

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 2, 3, 27 e 32 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 211, 219 e 220 c.p., nelle parti in cui non prevedono alternative terapeutiche all'obbligo del ricovero in casa di cura e custodia del seminfermo di mente, predeterminano un minimo, eguale per tutti i soggetti di durata del ricovero e differiscono l'esecuzione della misura di sicurezza rispetto all'espiazione della pena.

Tribunale Padova  18 luglio 1989

 

L'incapacità processuale è collegata all'incapacità legale di agire di diritto sostanziale e non alla mera incapacità naturale, cosicché l'incapace naturale conserva la piena capacità processuale sino a quando non sia stata pronunciata nei suoi confronti una sentenza di interdizione, ovvero non gli sia stato nominato, durante il giudizio che fa capo a tale pronuncia, il tutore provvisorio previsto dall'art. 419 c.c. Detti principi sono applicabili anche agli infermi di mente ricoverati in manicomio, poiché l'art. 420 c.c. - che prevedeva la perdita della capacità legale a seguito della nomina del tutore provvisorio da parte del tribunale che aveva disposto l'internamento definitivo - è stato abrogato dall'art. 11 della legge n. 180 del 1978, senza che al ricovero temporaneo in manicomio giudiziario, ai sensi dell'art. 220 c.p., dell'imputato prosciolto per infermità psichica, possano riconoscersi automaticamente gli effetti della pronuncia di interdizione giudiziale.

Cassazione civile sez. III  01 febbraio 1988 n. 910  

 

Sino a che non si sia esaurita la fase del giudizio, il magistrato di sorveglianza non ha alcun potere di emettere provvedimenti in tema di misure di sicurezza, in quanto, a norma dell'art. 635 c.p.p., la sua competenza sorge soltanto fuori dell'istruzione o del giudizio, e ciò sia che si tratti di applicazione provvisoria disposta dal giudice della cognizione ai sensi dell'art. 206 c.p., sia che si tratti di esecuzione anticipata disposta ai sensi dell'art. 220 c.p.

Cassazione penale sez. I  12 gennaio 1978



 
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