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Art. 222 codice penale: Ricovero in un manicomio giudiziario

Nel caso di proscioglimento per infermità psichica, ovvero per intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti, ovvero per sordomutismo, è sempre ordinato il ricovero dell’imputato in un manicomio giudiziario per un tempo non inferiore a due anni; salvo che si tratti di contravvenzioni o di delitti colposi o di altri delitti per i quali la legge stabilisce la pena pecuniaria o la reclusione per un tempo non superiore nel massimo a due anni, nei quali casi la sentenza di proscioglimento è comunicata all’autorità di pubblica sicurezza (1).

La durata minima del ricovero nel manicomio giudiziario è di dieci anni, se per il fatto commesso la legge stabilisce la pena di morte (2) o l’ergastolo, ovvero di cinque se per il fatto commesso la legge stabilisce la pena della reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a dieci anni.

Nel caso in cui la persona ricoverata in un manicomio giudiziario debba scontare una pena restrittiva della libertà personale, l’esecuzione di questa è differita fino a che perduri il ricovero nel manicomio.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche ai minori degli anni quattordici o maggiori dei quattordici e minori dei diciotto, prosciolti per ragione di età, quando abbiano commesso un fatto preveduto dalla legge come reato, trovandosi in alcuna delle condizioni indicate nella prima parte dell’articolo stesso.

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 27 luglio 1982, n. 139, la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non subordinano il provvedimento di ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario dell’imputato prosciolto per infermità psichica al previo accertamento da parte del giudice della cognizione o della esecuzione della persistente pericolosità sociale derivante dalla infermità medesima al tempo dell’applicazione della misura.

(2) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Ricovero in un ospedale

Nell'ipotesi di assoluzione per vizio totale di mente, il giudice penale non può pronunciare condanna in favore delle parti civili, nemmeno ove abbia disposto l'assegnazione dell'imputato a un ospedale psichiatrico giudiziario. Annulla senza rinvio Assise app. Firenze 29 febbraio 2012

Cassazione penale sez. I  08 ottobre 2013 n. 45228  

 

La misura di sicurezza del ricovero in manicomio giudiziario (art. 222 c.p.), è tipicamente applicabile proprio in caso di proscioglimento dell'imputato per infermità psichica, sia pure previa verifica della praticabilità di altre soluzioni, secondo la lettura della norma imposta dalla sentenza della Corte Costituzionale nr. 253 del 18.7.2003.

Cassazione penale sez. II  25 settembre 2013 n. 47049  

 

A seguito della dichiarazione di incostituzionalità (con sentenza 18 luglio 2003 n. 253 della Corte costituzionale) dell'art. 222 c.p., il giudice - nei casi in cui la legge preveda l'irrogazione di un misura di sicurezza detentiva all'infermo di mente che abbia compiuto atti costituenti oggettivamente reato, ma non sia penalmente responsabile in forza della sua infermità - può applicare, nel corso del procedimento, al soggetto non imputabile una misura provvisoria di sicurezza non detentiva come la libertà vigilata in una struttura protetta, accompagnata da prescrizioni di contenuto non tipizzato (e quindi anche con valenza residenziale e terapeutica), purché la misura di sicurezza non detentiva venga ritenuta idonea ad evitare le occasioni di nuovi reati e sia capace, in concreto, di soddisfare contemporaneamente le esigenze di cura e tutela della persona interessata e di controllo della sua pericolosità sociale, in quanto l'automatica applicazione di una misura segregante e totale, come il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o in una casa di cura e di custodia, imposta anche quando essa appaia in concreto inadatta, infrange l'equilibrio costituzionalmente necessario e viola esigenze essenziali di protezione dei diritti della persona, nella specie il diritto alla salute di cui all'art. 32 cost.

Tribunale Salerno sez. riesame  13 giugno 2012

 

La misura di sicurezza della libertà vigilata è applicabile nei confronti del soggetto assolto per vizio totale di mente e ciò a seguito della parziale declaratoria di incostituzionalità dell'art. 222 cod. pen., ad opera della sentenza n. 253 del 2003 della Corte costituzionale. Rigetta, Trib.sorv. Bari, 17/11/2009

Cassazione penale sez. I  20 ottobre 2010 n. 39804  

 

È illegittimo il provvedimento con cui il tribunale del riesame sostituisca la misura di sicurezza provvisoria del ricovero presso una casa di cura psichiatrica interna al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria con altra misura di sicurezza provvisoria presso una struttura comunitaria psichiatrico-residenziale da individuarsi a cura del locale centro di salute mentale, poiché è precluso al giudice applicare misure di sicurezza diverse da quelle previste dalla legge, pena la violazione del principio di legalità, di cui all'art. 25, comma 3, cost., che sottende una stretta riserva di legge. Annulla con rinvio, Trib. lib. Lecce, 04 settembre 2009

Cassazione penale sez. V  08 gennaio 2010 n. 9656  

 

La riduzione per il rito abbreviato non incide sulla pena da considerare, ai sensi dell'art. 222 c.p., per la determinazione della durata della misura di sicurezza del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario. Rigetta, Trib.sorv. Ancona, 09/04/2009

Cassazione penale sez. I  12 novembre 2009 n. 46930  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 206, 208 e 222 c.p., censurati, in riferimento agli art. 3, 13 e 32 cost., perché l'art. 208 c.p. non prevede l'obbligo dell'autorità procedente di rinnovare il provvedimento ai sensi dell'art. 206 c.p., "eventualmente in occasione degli accertamenti periodici", né un termine di scadenza della misura, eventualmente prorogabile all'esito dell'esame delle relazioni sanitarie periodiche e perché, dovendo il magistrato di sorveglianza tenere conto della durata della misura di sicurezza detentiva applicata in via provvisoria (ai sensi dell'art. 206, comma 3, c.p.) nel momento in cui, all'esito del giudizio di pericolosità sociale, egli determina l'esecuzione della stessa stabilendo un termine minimo di durata, finisce per "ratificare" l'intero periodo di restrizione della libertà personale trascorso, in contrasto con il contenuto terapeutico e di cura che deve essere assegnato alle misure di sicurezza. L'ordinanza di rimessione difetta di un "petitum" specifico, avendo il rimettente omesso di indicare chiaramente quali interventi vengano chiesti alla Corte costituzionale con riguardo ai rilievi formulati, e la rilevanza della questione è valutata dal rimettente sulla base di un presupposto interpretativo - quello secondo cui il protrarsi della misura di sicurezza detentiva disposta in via provvisoria configuri una restrizione priva di titolo - erroneo, essendo invece attribuito al giudice che procede un controllo sulla legittimità del perdurare dell'applicazione provvisoria, mentre, quanto alla denunciata violazione dell'art. 32 cost., il rimettente ha omesso di motivare sulla possibilità di interpretare le disposizioni censurate in modo costituzionalmente orientato e di considerare che compete al giudice il potere di revoca della misura di sicurezza prima della scadenza della durata minima, ove sia accertata la cessazione dello stato di pericolosità, e che la mancata previsione di un termine massimo di durata della misura di sicurezza detentiva applicata in via provvisoria, diversamente dalla custodia cautelare, si giustifica in relazione alla diversità di natura e finalità dei due istituti (sentt. n. 110 del 1974, 208 del 2009; ordd. n. 35, 393 del 2007, 223, 226, 341, 390, 447 del 2008, 134, 17 del 2009).

Corte Costituzionale  06 novembre 2009 n. 287  



 
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