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Art. 224 codice penale: Minore non imputabile

Qualora il fatto commesso da un minore degli anni quattordici sia preveduto dalla legge come delitto, ed egli sia pericoloso, il giudice, tenuto specialmente conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui il minore è vissuto, ordina che questi sia ricoverato nel riformatorio giudiziario o posto in libertà vigilata.

Se, per il delitto, la legge stabilisce la pena di morte (1) o l’ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, e non si tratta di delitto colposo, è sempre ordinato il ricovero del minore nel riformatorio per un tempo non inferiore a tre anni (2).

Le disposizioni precedenti si applicano anche al minore che, nel momento in cui ha commesso il fatto preveduto dalla legge come delitto, aveva compiuto gli anni quattordici, ma non ancora i diciotto, se egli sia riconosciuto non imputabile, a norma dell’articolo 98.

(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

(2) La Corte costituzionale, con sentenza 20 gennaio 1971, n. 1, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma nella parte in cui rende obbligatorio ed automatico, per i minori degli anni 14, il ricovero, per almeno tre anni, in riformatorio giudiziario.


Giurisprudenza annotata

Minore non imputabile

La sentenza di non luogo a procedere, ex art. 26 d.P.R. n. 448 del 1988, per difetto di imputabilità del minore postula il necessario accertamento di responsabilità dell'imputato e delle ragioni del mancato proscioglimento nel merito.

Cassazione penale sez. V  17 gennaio 2012 n. 18052  

 

La sentenza di non luogo a procedere, ex art. 26 d.P.R. n. 448 del 1988, per difetto di imputabilità del minore postula il necessario accertamento di responsabilità dell'imputato e delle ragioni del mancato proscioglimento nel merito. (In motivazione la Corte ha chiarito come tale interpretazione della norma richiamata sia l'unica in grado di garantirne la compatibilità con il disposto dell'art. 224 c.p., che consente l'applicazione di misure di sicurezza al minore non imputabile ritenuto pericoloso). Annulla con rinvio, Trib.Min. Trento, 03 ottobre 2011

Cassazione penale sez. V  17 gennaio 2012 n. 18052  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. degli art. 206 e 224 c.p. e degli art. 37 e 38 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, censurati, in riferimento agli art. 2, 3, 10, 24, 31 e 111 cost., laddove consentono l'applicazione di una misura di sicurezza, anche nei confronti di minori infraquattordicenni e persino di fanciulli molto giovani senza previsione di alcun limite minimo di età. Il rimettente, da un lato, omette di indicare in un modo chiaro e puntuale gli interventi richiesti in correlazione alle singole censure svolte e così formula un "petitum" in forma discorsiva, privo dei caratteri di specificità e univocità cui deve essere improntato un quesito di costituzionalità, con la precisazione che, ove si ritenga che la formulazione utilizzata miri all'introduzione nell'ordinamento di un limite minimo di età per l'applicazione delle misure di sicurezza ai non imputabili, si sarebbe evidentemente di fronte alla richiesta di un intervento additivo di innovazione normativa, esorbitante dai poteri della Corte costituzionale, trattandosi di intervento che implica scelte discrezionali rientranti nella esclusiva competenza del legislatore; dall'altro, nel formulare il quesito di costituzionalità, muove dal presupposto, implicito e non dimostrato, che la sentenza di non luogo a procedere per difetto di imputabilità, emessa nei confronti del minore di quattordici anni dal g.i.p. ai sensi dell'art. 26 d.P.R. n. 448 del 1988 (sentenza con la quale sono state applicate in via provvisoria le misure di sicurezza di cui si discute nel caso di specie) non debba essere preceduta da alcun avviso all'interessato, né da una qualunque forma di contraddittorio, ma tale interpretazione non è l'unica possibile, sicché il giudice rimettente non ha verificato preliminarmente la praticabilità di una soluzione interpretativa diversa da quella posta a base dei dubbi di costituzionalità ipotizzati, e tale da determinare il superamento di tali dubbi, o da renderli comunque non rilevanti nel caso di specie (sent. n. 192 del 1007; ordd. n. 24 del 1985, 88 del 2001, 254 del 2005, 83, 409 del 2007, 193 del 2008).

Corte Costituzionale  24 aprile 2009 n. 117

 

La materia dell'applicazione provvisoria delle misure di sicurezza ai minori desta forti dubbi di costituzionalità, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto quello processuale, soprattutto con riferimento alle ipotesi in cui siano coinvolti minori infraquattordicenni. Deve pertanto ritenersi rilevante e non manifestamente infondata la q.l.c. degli art. 206 e 224 c.p., e degli art. 37 e 38 d.P.R. n. 448 del 1988, nei limiti in cui tali norme consentono l'applicazione di una misura di sicurezza, e specialmente l'applicazione provvisoria, anche nei confronti dei minori infraquattordicenni e persino di fanciulli molto giovani senza previsione di alcun limite minimo di età. Queste misure, infatti, e in special modo il riformatorio giudiziario (per quanto eseguita nelle forme del collocamento in comunità) comportano sempre una grave compressione della libertà personale del minore, un repentino allontanamento dalla sua famiglia, l'affidamento a persone sconosciute e una brusca interruzione del percorso scolastico e delle abitudini e relazioni sociali. Da tutto ciò può derivare un pregiudizio molto pesante e talvolta irreparabile per lo sviluppo della personalità del minore, tanto più quanto più la sua età si allontani dall'età imputabile. Una tale possibilità, dunque, espressamente consentita dalla legge in vigore, appare del tutto incompatibile con il disposto dell'art. 31 comma 2 cost., secondo cui la Repubblica protegge l'infanzia e la gioventù, e con quello di cui agli art. 2 e 3 cost. che impongono allo Stato di garantire i diritti inviolabili della personale di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana.

Tribunale minorenni Sassari  20 febbraio 2007 n. 526  

 

È manifestamente inammissibile, in riferimento agli art. 2, 3, 10 e 31 cost., la q.l.c. dell'art. 37 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni) nella parte in cui non prevede l'estensione della normativa relativa ai presupposti necessari per l'applicazione provvisoria delle misure di sicurezza ai minori ultraquattordicenni che versino in situazione di assoluta incapacità di intendere e di volere per vizio totale di mente e dell'art. 224 c.p. (Minore non imputabile) nella parte in cui esclude dalla relativa disciplina il minore ultraquattordicenne non imputabile per vizio totale di mente.

Corte Costituzionale  09 maggio 2001 n. 117  

 

È manifestamente inammissibile, per inadeguatezza della motivazione sulla rilevanza e per intima contraddittorietà, la q.l.c. degli art. 37 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 448 e 224 c.p., sollevata con riferimento agli art. 2, 3, 10 e 31 cost.

Corte Costituzionale  09 maggio 2001 n. 117  

 

A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 324 del 1998, la quale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 222 c.p. nella parte in cui prevedeva l'applicazione anche ai minori della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, deve ritenersi conforme al principio di legalità applicare nei confronti del minore non imputatile per vizio totale di mente e socialmente pericoloso, la misura del riformatorio giudiziario, da eseguire nelle forme del collocamento in comunità a norma dell'art. 36 comma 2 del d.P.R. n. 448 del 1988, trattandosi di situazione analoga a quella disciplinata dall'art. 98 c.p., cui fa rinvio l'art. 224 comma 3 dello stesso codice. In tal caso, la durata minima della misura non potrà essere quella prevista dall'art. 222 comma 2 c.p., essendo divenuta tale norma inapplicabile al minori a seguito della richiamata sentenza della Corte costituzionale, ma sarà quella prevista dall'art. 224 comma 2 per il riformatorio giudiziario.

Cassazione penale sez. I  19 maggio 1999 n. 3710  

 

A seguito della sentenza costituzionale n. 324 del 1998 - che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 222 c.p. nella parte in cui prevedeva l'applicazione anche ai minori della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario - deve ritenersi conforme al principio di legalità applicare nei confronti del minore non imputabile per vizio totale di mente e socialmente pericoloso, la misura del riformatorio giudiziario, da applicare nelle forme del collocamento in comunità a norma dell'art. 36 comma 2 d.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, trattandosi di situazione analoga a quella disciplinata dall'art. 98 c.p., cui fa rinvio l'art. 224 comma 3 dello stesso codice. In tal caso, la durata minima della misura non potrà essere quella prevista dall'art. 222 comma 2 c.p., essendo divenuta tale norma inapplicabile ai minori a seguito della richiamata sentenza della Corte costituzionale, ma sarà quella prevista dall'art. 224 comma 2 per il riformatorio giudiziario.

Cassazione penale sez. I  19 maggio 1999 n. 3710  

 

A seguito della sentenza della C. cost. n. 324 del 1998, la quale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 222 c.p. nella parte in cui prevedeva l'applicazione anche ai minori della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, deve ritenersi conforme al principio di legalità applicare nei confronti del minore non imputabile per vizio totale di mente e socialmente pericoloso, la misura del riformatorio giudiziario, da applicare nelle forme del collocamento in comunità a norma dell'art. 36 comma 2, d.P.R. n. 448 del 1988, trattandosi di situazione analoga a quella disciplinata dall'art. 98 c.p., cui fa rinvio l'art. 224, comma 3, dello stesso codice. In tal caso, la durata minima della misura non potrà essere quella prevista dall'art. 222, comma 2 c.p., essendo divenuta tale norma inapplicabile ai minori a seguito della richiamata sentenza della C. cost., ma sarà quella prevista dall'art. 224 comma 2, per il riformatorio giudiziario.

Cassazione penale sez. I  19 maggio 1999 n. 3710  

 



 
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