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Art. 228 codice penale: Libertà vigilata

La sorveglianza della persona in stato di libertà vigilata è affidata all’autorità di pubblica sicurezza.

Alla persona in stato di libertà vigilata sono imposte dal giudice prescrizioni idonee ad evitare le occasioni di nuovi reati.

Tali prescrizioni possono essere dal giudice successivamente modificate o limitate.

La sorveglianza deve essere esercitata in modo da agevolare, mediante il lavoro, il riadattamento della persona alla vita sociale.

La libertà vigilata non può avere durata inferiore a un anno.

Per la vigilanza sui minori si osservano le disposizioni precedenti, in quanto non provvedano leggi speciali.


Giurisprudenza annotata

Libertà vigilata

Nell'ipotesi di applicazione provvisoria della misura di sicurezza della libertà vigilata, il giudice non può imporre, stante il principio di legalità, prescrizioni che ne snaturino il carattere non detentivo. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato l'ordinanza del tribunale del riesame che aveva confermato la misura provvisoria di sicurezza della libertà vigilata con ricovero presso una comunità terapeutica). (Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Torino, 30/09/2013 )

Cassazione penale sez. II  11 novembre 2014 n. 49497

 

In sede di riesame della pericolosità sociale, la sostituzione della libertà vigilata con la più grave misura dell'assegnazione ad una casa di lavoro, può essere disposta - in quanto riconducibile ad un'ipotesi di trasgressione di obblighi imposti - a seguito di intervenuta condanna, anche non definitiva, del soggetto, a condizione che tale condanna si riferisca a reati commessi durante la effettiva sottoposizione dello stesso alla libertà vigilata. (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Salerno, 23/01/2013 )

Cassazione penale sez. I  08 novembre 2013 n. 4717  

 

In tema di libertà vigilata, la persistenza della pericolosità accertata in sede di riesame della stessa comporta soltanto il prolungamento della misura di sicurezza originariamente applicata, e non può determinarne, in assenza di trasgressione agli obblighi imposti, l'aggravamento. (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Salerno, 23/01/2013 )

Cassazione penale sez. I  08 novembre 2013 n. 4717  

 

La revoca della misura di sicurezza della libertà vigilata non influisce automaticamente sul procedimento di prevenzione, poichè la pericolosità che assume rilievo nell'ambito di quest'ultimo è quella "sociale" in senso lato, desunta dalla predisposizione al delitto o dalla presunta vita delittuosa di un soggetto nei cui confronti non sia stata raggiunta la prova certa di reità in ordine ad un delitto, mentre per l'applicazione di una misura di sicurezza è sempre necessario il collegamento ad una affermazione di responsabilità in ordine a determinati reati. Dichiara inammissibile, App. Palermo, 23/09/2011

Cassazione penale sez. II  13 marzo 2013 n. 17111  

 

Il periodo trascorso in libertà vigilata dal soggetto che fruisce della liberazione condizionale deve ascriversi all'espiazione della pena a tutti gli effetti, sicché ad esso può essere applicato il beneficio della liberazione anticipata, che va revocato nell'ipotesi di sopravvenienza di condanna per delitto non colposo prevista dall'art. 54, comma 3, della legge 26 luglio 1975 n. 354. Annulla con rinvio, Trib.sorv. Ancona, 24 novembre 2011

Cassazione penale sez. I  19 luglio 2012 n. 39854  

 

L'art. 230, comma primo, n. 1) cod. pen. impone l'applicazione della libertà vigilata per un tempo non inferiore a tre anni, sempre che sia stata accertata l'attuale pericolosità di colui che è stato condannato a non meno di dieci anni di reclusione, ma non esclude, nella lettura della medesima norma coordinata con quella prevista dall'art. 228, comma terzo, cod. pen. dove è previsto solo il limite minimo di un anno, che il giudice possa applicare la libertà vigilata per il medesimo tempo di tre anni anche al condannato a pena inferiore a dieci anni. Rigetta, Trib.sorv. Palermo, 19 maggio 2011

Cassazione penale sez. I  04 maggio 2012 n. 35634  

 

Poiché i contenuti tipici della libertà vigilata descritti dall'art. 228 c.p. non possono essere attuati nei confronti di un collaboratore di giustizia sottoposto a speciali misure di protezione, nei confronti di quest'ultimo la misura di sicurezza predetta può essere applicata ex art. 679 c.p.p. solo dopo la cessazione delle misure di protezione.

Sezione Sorveglianza Alessandria  09 maggio 2011

 

Al collaboratore di giustizia sottoposto a misure speciali di protezione (nella specie: arresti domiciliari in località segreta) non può essere applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata prevista dall’art. 228 c.p. poiché tra quest’ultima e la privazione della libertà (sia essa derivata dall’esecuzione di pena detentiva o dall’applicazione di custodia cautelare in carcere) sussiste un’incompatibilità assoluta che rende impossibile l’applicazione di tale misura (così come le altre misure di sicurezza personali non detentive quali il divieto di soggiorno in uno o più comuni o il divieto di frequentare osterie o spacci di bevande alcooliche, ecc.) e in particolare impedisce di dare attuazione ai contenuti tipici della libertà vigilata descritti dall’art. 228 c.p., per cui solo al termine del programma di protezione diventerà possibile l’applicazione della misura “de qua”.

Sezione Sorveglianza Alessandria  09 maggio 2011



 
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