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Art. 229 codice penale: Casi nei quali può essere ordinata la libertà vigilata

Oltre quanto è prescritto da speciali disposizioni di legge, la libertà vigilata può essere ordinata: 1) nel caso di condanna alla reclusione per un tempo superiore a un anno; 2) nei casi in cui questo codice autorizza una misura di sicurezza per un fatto non preveduto dalla legge come reato.


Giurisprudenza annotata

Libertà vigilata

E’ possibile concedere la misura di sicurezza facoltativa della libertà vigilata se a fronte di una sanzione superiore ad un anno di reclusione si ritiene il reo socialmente pericoloso. (Nel caso di specie trattandosi di un reato di rapina presso un istituto bancario con l’applicazione di una sanzione pari ad anni quattro di reclusione, in considerazione dei numerosi precedenti penali specifici e delle modalità della condotta (programmazione del crimine, organizzazione di mezzi, ripartizione di ruoli) si è ritenuto che gli imputati fossero socialmente pericolosi con l’applicazione della libertà vigilata).

Corte appello Torino sez. III  28 marzo 2013 n. 978  

 

L'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata non richiede la preventiva contestazione di alcuna circostanza di fatto, trattandosi di una misura di carattere essenzialmente amministrativo, applicabile "ex officio" purché sussistano le relative condizioni di legge. (Fattispecie relativa a reati di traffico di stupefacenti). Rigetta in parte, App. Bologna, 27/11/2009

Cassazione penale sez. VI  21 giugno 2011 n. 27137  

 

Ai fini dell'applicazione della libertà vigilata di cui all'art. 229, comma 1, c.p., nel caso di condanna per un reato ritenuto in continuazione con altro precedentemente giudicato, va preso in considerazione soltanto l'aumento di pena determinato a norma dell'art. 81 c.p., in relazione ai fatti-reato giudicati con la sentenza che ha irrogato la misura di sicurezza, e non già la pena complessiva rideterminata dal giudice sulla base del precedente giudicato.

Sezione Sorveglianza Vercelli  20 aprile 2011

 

La misura di sicurezza della libertà vigilata può essere applicata, in luogo della misura dell'assegnazione ad una casa di cura e di custodia, anche nei confronti del condannato affetto da vizio parziale di mente, se in concreto detta misura sia capace di soddisfare le esigenze di cura e tutela della persona e di controllo della sua pericolosità sociale. Annulla in parte con rinvio, App. Ancona, 09/03/2010

Cassazione penale sez. I  23 febbraio 2011 n. 18314  

 

La libertà vigilata facoltativa può essere ordinata dal giudice, ai sensi dell'art. 229 c.p., in correlazione al giudizio di pericolosità (sempre necessario, dopo l'abolizione ex art. 31 comma 1. l. n. 663 del 1983, delle ipotesi di pericolosità sociale presunta per legge) e indipendentemente da qualsiasi contestazione delle circostanze che possono importare l'applicazione delle misure di sicurezza, quando la condanna superi un anno di reclusione, essendo inoltre noto che il giudice della cognizione ben può determinare la durata della misura di sicurezza della libertà vigilata in misura superiore a quella minima prevista per legge, fatti salvi i poteri del magistrato di sorveglianza di revocare la misura al decorso del termine minimo laddove sia cessata la pericolosità.

Ufficio Indagini preliminari Napoli sez. IX  24 gennaio 2011 n. 134  

 

Ai fini dell'applicazione della libertà vigilata di cui all'art. 229, comma 1 n. 1, c.p., nel caso di condanna per un reato ritenuto in continuazione con altro precedentemente giudicato, va preso in considerazione soltanto l'aumento di pena determinato a norma dell'art. 81 cpv. c.p. e non già la pena complessiva rideterminata dal giudice sulla base del precedente giudicato. Annulla senza rinvio, App. Salerno, 26 Giugno 2008

Cassazione penale sez. VI  11 marzo 2009 n. 17717  

 

La misura di sicurezza della libertà vigilata "può" essere ordinata in ogni caso di condanna alla reclusione per un tempo superiore a un anno (art. 229 n. 1 c.p.), quando il giudice ritenga il condannato persona socialmente pericolosa (art. 202 c.p.), ovverosia persona che, in base agli elementi di cui all'art. 133 c.p., è ritenuta capace di commettere probabilmente nuovi reati (art. 203 c.p.). in tal caso, il giudice, prima di ordinare la misura, deve motivare espressamente sulla pericolosità sociale del condannato. Peraltro, lo stesso art. 229 c.p. fa espressamente salve altre speciali disposizioni di legge, tra le quali rientra l'art. 300 d.P.R. 23 gennaio 1973 n. 43, in materia di contrabbando doganale, laddove è previsto che è "sempre" ordinata la sottoposizione del condannato alla libertà vigilata quando per il delitto di contrabbando sia applicata una pena della reclusione superiore a un anno. in tal caso, trattandosi di sanzione accessoria obbligatoria, il giudice non deve motivare sulla pericolosità sociale del condannato, dal momento che questa è presunta per legge "iuris et de iure" ogni volta che il responsabile di contrabbando sia condannato a più di un anno di reclusione.

Cassazione penale sez. III  25 ottobre 2006 n. 225  

 

La libertà vigilata facoltativa può essere ordinata dal giudice, ai sensi dell'art. 229 n. 1 c.p., in correlazione al giudizio di pericolosità e indipendentemente da qualsiasi contestazione delle circostanze che possono importare l'applicazione delle misure di sicurezza, quando la condanna superi un anno di reclusione. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, l'imputato aveva dedotto la nullità della sentenza per omessa contestazione della pericolosità sociale).

Cassazione penale sez. II  12 ottobre 1987

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3 comma 1 23 comma 2 24 comma 2 e 111 comma 1 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 395 comma 1 c.p.p., nonché degli art. 115 comma 2 e 229 c.p., nella parte in cui consentono al giudice istruttore di applicare discrezionalmente la misura di sicurezza della libertà vigilata ad imputati contro i quali si sia proceduto con rito sommario e che siano stati prosciolti, in accoglimento delle richieste del pubblico ministero; e ciò senza che al giudice istruttore sia consentito di disporre la trasformazione del rito, da sommaria in formale, all'unico e precipuo scopo di valutare la eventuale sussistenza della pericolosità sociale degli imputati.

Giudice istruttore Napoli  21 gennaio 1986

 



 
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