Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 23 codice penale: Reclusione

Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



La pena della reclusione si estende da quindici giorni a ventiquattro anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno.

Il condannato alla reclusione, che ha scontato almeno un anno della pena, può essere ammesso al lavoro all’aperto.

Sono applicabili alla pena della reclusione le disposizioni degli ultimi due capoversi dell’articolo precedente.

Giurisprudenza annotata

Pene

Il limite minimo assoluto di giorni quindici, stabilito dall'art. 23 c.p. per la pena detentiva concernente i delitti puniti con la reclusione, è invalicabile anche in relazione ai delitti tentati. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto illegittima l'applicazione di una pena inferiore a quindici giorni di reclusione in sede di patteggiamento). (Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Torino, 04/11/2013)

Cassazione penale sez. III  03 giugno 2014 n. 29985  

 

È inammissibile la q.l.c. dell'art. 31 l. 13 settembre 1982, n. 646, parzialmente trasfuso nell'art. 76, comma 7, d.lg. n. 159 del 2011, censurato in riferimento agli art. 3, 27, comma 3, e 42 cost. in quanto, comminando, per il reato di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali da parte dei soggetti contemplati dal precedente art. 30, la pena minima di due anni di reclusione e di euro 10.329 di multa, nonché la confisca obbligatoria del bene acquistato o del corrispettivo dell'alienazione, delineerebbe un trattamento sanzionatorio eccessivamente sproporzionato. L'intervento richiesto dal rimettente per porre rimedio ad un indubbio profilo di criticità del paradigma punitivo considerato è impraticabile in quanto l'auspicata sostituzione dei censurati minimi edittali con quelli previsti dagli art. 23 e 24 c.p. concreterebbe l'invasione di un campo — quale la rimodulazione delle sanzioni penali — riservato alla discrezionalità del legislatore, stante il carattere tipicamente politico degli apprezzamenti sottesi alle scelte sanzionatorie, censurabile sul piano della legittimità costituzionale solo ove trasmodi nella manifesta irragionevolezza o nell'arbitrio. Inoltre, il rimettente, lamentando che il reato in esame sia punito in modo irragionevolmente uguale ad altra fattispecie in assunto più grave (il trasferimento fraudolento di valori, di cui all'art. 12 quinquies d.l. n. 306 del 1992), finisce per demandare inammissibilmente alla Corte costituzionale il compito di scegliere, in modo “creativo”, la pena da sostituire a quella censurata, così da “scaglionare” le ipotesi in comparazione sul piano sanzionatorio: operazione ad essa preclusa, non potendosi, d'altra parte, agganciare tale rimodulazione alle norme generali sull'entità minima dei diversi tipi di pena (art. 23 e 24 c.p.), poiché lo stesso allineamento a tali minimi è una scelta non “a rime obbligate”, mentre, con riferimento alla confisca obbligatoria, il petitum risulta indeterminato in quanto il giudice a quo, nel lamentare l'impossibilità di "graduare" la risposta sanzionatoria rispetto all'effettivo disvalore del fatto, non indica l'esatta direzione dell'intervento richiesto: se, cioè, questo debba consistere nella eliminazione tout court della confisca, ovvero nella sua trasformazione in confisca facoltativa, ovvero ancora nella previsione della possibilità di una confisca solo parziale (intervento comunque precluso alla Corte costituzionale, poiché costituente una innovazione di sistema) (sentt. n. 394 del 2006, 22 del 2007, 324 del 2008, 161 del 2009, 68, 252 del 2012; ordd. n. 442 del 2001, 362, 143 del 2002).

Corte Costituzionale  08 aprile 2014 n. 81  

 

Ai fini della determinazione dei termini di durata massima della custodia cautelare relativi al reato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309), del quale è espressamente prevista dalla legge la sola pena edittale minima e non quella massima, quest'ultima va individuata in ventiquattro anni di reclusione, secondo la regola generale dettata dall'art. 23, comma 1, c.p.

Cassazione penale sez. VI  05 novembre 2013 n. 273  

 

Ai fini della determinazione della pena massima per il delitto tentato - per il quale l'art. 56, comma secondo, cod. pen. stabilisce soltanto la sanzione minima di dodici anni di reclusione qualora per il reato consumato sia prevista la pena dell'ergastolo - si ha riguardo al principio generale, per cui in ogni caso di determinazione della sola pena minima, la pena massima irrogabile è quella stabilita dall'art. 23 cod. pen., e cioè nel caso di reclusione, quella di ventiquattro anni. Rigetta, App. Reggio Calabria, 17/11/2009

Cassazione penale sez. V  22 ottobre 2010 n. 4892  

 

Non contrasta con la finalizzazione rieducativa dell'esecuzione della pena stabilita dall'art. 27, comma 3, cost. e con il disposto degli art.23, c.p., 59 e 61 l. 26 luglio 1975 n. 354, e110, D.P.R. 30 giugno 2000 n. 230, la scelta organizzativa dell'amministrazione di destinare un detenuto che rivesta un c.d. "doppia posizione giuridica" (essendo condannato alla pena dell'ergastolo e imputato in attesa di primo giudizio) ad una Casa circondariale anziché ad una Casa di reclusione qualora ricorrano, nella fattispecie, particolari esigenze attinenti alle indagini o allo svolgimento del dibattimento che rendano opportuna un'allocazione del soggetto in istituto viciniore al luogo di svolgimento del procedimento penale a suo carico.

Sezione Sorveglianza Vercelli  14 luglio 2010

 

È illegittima la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti che contenga la determinazione della reclusione in misura inferiore al minimo assoluto di quindici giorni previsto dall'art. 23 c.p.; tale illegale statuizione non può, tuttavia, essere rettificata dalla Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 619 c.p.p., in quanto il negozio processuale si è formato con riguardo ad una specifica quantificazione della sanzione e non può presumersi un analogo consenso delle parti in ordine ad una sanzione di diversa entità, con la conseguenza che la relativa decisione deve essere annullata con rinvio.

Cassazione penale sez. V  25 ottobre 2005 n. 46790  

 

Anche in caso di applicazione della pena su richiesta, la reclusione non può avere durata inferiore al limite minimo di quindici giorni, fissato dall'art. 23 c.p., di talché va considerata illegittima la sentenza che recepisca la pattuizione di una pena ridotta oltre il limite indicato in applicazione della diminuente di cui all'art. 444 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  03 dicembre 2003 n. 4917  

 

È manifestamente inammissibile, in riferimento agli art. 3 e 25 cost., la q.l.c. dell'art. 262 c.p., nella parte in cui prevede per il reato da esso descritto la pena della reclusione non inferiore a tre anni, con la conseguenza che la pena massima, non esplicitamente indicata, resta stabilita, ai sensi dell'art. 23 c.p., in anni ventiquattro di reclusione.

Corte Costituzionale  24 maggio 2000 n. 156  

 

Il limite minimo di quindici giorni, stabilito per la reclusione dall'art. 23 c.p., non può essere ridotto neppure in conseguenza della diminuzione operata per il rito speciale, e tale preclusione vale anche nel caso in cui, per effetto della pena sostitutiva, si pervenga ad una pena pecuniaria di per sè non illegale, non essendo consentito al giudice operare la sostituzione di una pena che oltrepassa il limite di legge. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato la sentenza che aveva applicato ai sensi dell'art. 444 c.p.p. la pena di quattordici giorni di reclusione, sostituita con l'equivalente multa).

Cassazione penale sez. II  03 febbraio 2000 n. 702  



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