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Art. 233 codice penale: Divieto di soggiorno in uno o più Comuni o in una o più Province

Al colpevole di un delitto contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero di un delitto commesso per motivi politici o occasionato da particolari condizioni sociali o morali esistenti in un determinato luogo, può essere imposto il divieto di soggiorno in uno o più Comuni o in una o più Province, designati dal giudice.

Il divieto di soggiorno ha una durata non inferiore a un anno.

Nel caso di trasgressione, ricomincia a decorrere il termine minimo, e può essere ordinata inoltre la libertà vigilata.


Giurisprudenza annotata

Divieto di soggiorno

Applicata ad un soggetto, con diversi provvedimenti, la misura di sicurezza della libertà vigilata, non è consentito, in sede di unificazione disposta ai sensi dell'art. 209 comma 1 c.p., aggiungere alla detta misura il divieto di soggiorno, ostandovi il principio di legalità sancito, in materia di misure di sicurezza, dall'art. 25 comma 3 Cost. e dall'art. 199 c.p., nè potendosi ritenere che il divieto di soggiorno, costituente diversa ed autonoma misura (art. 233 c.p.), sia inquadrabile nell'ambito delle prescrizioni intese ad evitare le occasioni di nuovi reati, previste in materia di libertà vigilata dall'art. 228 comma 1 c.p.

Cassazione penale sez. I  12 maggio 1994

 

È stata sollevata dal magistrato di sorveglianza presso il tribunale per i minorenni di Torino, con ordinanza del 10 dicembre 1981 (r.o. n. 75, 1982; G.U. n. 164, 1982), questione incidentale di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 comma 1 cost., "degli art. 635 ss. c.p.p. nella parte in cui riservano al magistrato di sorveglianza la competenza a sostituire una misura di sicurezza con altra in relazione agli art. 231, 233, 234 comma ultimo c.p. Dopo la pronuncia dell'ordinanza di rimessione, è entrata in vigore la l. 10 ottobre 1986 n. 663, la quale, se, da un lato, elenca espressamente fra i provvedimenti di competenza del magistrato di sorveglianza quelli concernenti l'applicazione, esecuzione, trasformazione o revoca, anche anticipata, delle misure di sicurezza (v. art. 69 comma 4 l. 26 luglio 1975 n. 354, quale sostituito dall'art. 21 comma 4 l. 10 ottobre 1986 n. 663), dall'altro lato, attribuisce al tribunale di sorveglianza la competenza a decidere in sede di appello avverso i detti provvedimenti (v. art. 70 comma 2 l. 26 giugno 1975 n. 354, quale sostituito dall'art. 22 comma 2 l. 20 ottobre 1986 n. 663). Spetta, quindi, al giudice "a quo", verificare se, alla stregua della normativa sopravvenuta, la questione sollevata sia tuttora rilevante.

Corte Costituzionale  29 ottobre 1987 n. 358  

 

Non è manifestamente infondata (e se ne rimette quindi l'esame alla Corte costituzionale) la questione di costituzionalità del combinato disposto degli art. 231 comma 2, 233 comma 3, 234 comma 2 c.p. e 635 c.p.p. nella parte in cui riservano al magistrato di sorveglianza la competenza a sostituire una misura di sicurezza con altra più grave, in caso di trasgressione degli obblighi imposti, in relazione all'art. 70, comma 1 l. 26 luglio 1975 n. 354, come modificato dall'art. 9 l. 12 gennaio 1977 n. 1. che attribuisce alla competenza della sezione di sorveglianza la decisione circa le ipotesi di attenuazione delle misure di sicurezza attraverso il passaggio da una comminatoria detentiva ad una non detentiva, in riferimento all'art. 3 cost.

Tribunale minorenni Torino  10 dicembre 1981

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento all'art. 3 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 635 e ss. c.p.p., nella parte in cui riservano al magistrato di sorveglianza la competenza a sostituire una misura di sicurezza con altra (in relazione agli artt. 231,233,234 ultimo comma c.p.).

Tribunale minorenni Torino  10 dicembre 1981

 



 
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