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Art. 234 codice penale: Divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche

Il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche ha la durata minima di un anno.

Il divieto è sempre aggiunto alla pena, quando si tratta di condannati per ubriachezza abituale o per reati commessi in stato di ubriachezza, sempre che questa sia abituale.

Nel caso di trasgressione, può essere ordinata inoltre la libertà vigilata o la prestazione di una cauzione di buona condotta.


Giurisprudenza annotata

Divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcoliche

Qualora in capo all'imputato della contravvenzione di cui all'art. 132 cod. strad. (guida in stato di ebbrezza), si rinviene lo stato di ubriachezza abituale ex art. 94 c.p.; a seguito anche della valutazione dei precedenti penali dell'imputato medesimo, alla dichiarazione di ubriachezza abituale deve obbligatoriamente seguire l'applicazione della misura di sicurezza disciplinata dall'art. 234 c.p. che comporta il divieto di frequentare osterie ed esercizi ove si spaccino alcoolici e bevande contenenti alcool, per la durata di anni uno.

Pretura Voghera  03 dicembre 1988

 

È stata sollevata dal magistrato di sorveglianza presso il tribunale per i minorenni di Torino, con ordinanza del 10 dicembre 1981 (r.o. n. 75, 1982; G.U. n. 164, 1982), questione incidentale di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 comma 1 cost., "degli art. 635 ss. c.p.p. nella parte in cui riservano al magistrato di sorveglianza la competenza a sostituire una misura di sicurezza con altra in relazione agli art. 231, 233, 234 comma ultimo c.p. Dopo la pronuncia dell'ordinanza di rimessione, è entrata in vigore la l. 10 ottobre 1986 n. 663, la quale, se, da un lato, elenca espressamente fra i provvedimenti di competenza del magistrato di sorveglianza quelli concernenti l'applicazione, esecuzione, trasformazione o revoca, anche anticipata, delle misure di sicurezza (v. art. 69 comma 4 l. 26 luglio 1975 n. 354, quale sostituito dall'art. 21 comma 4 l. 10 ottobre 1986 n. 663), dall'altro lato, attribuisce al tribunale di sorveglianza la competenza a decidere in sede di appello avverso i detti provvedimenti (v. art. 70 comma 2 l. 26 giugno 1975 n. 354, quale sostituito dall'art. 22 comma 2 l. 20 ottobre 1986 n. 663). Spetta, quindi, al giudice "a quo", verificare se, alla stregua della normativa sopravvenuta, la questione sollevata sia tuttora rilevante.

Corte Costituzionale  29 ottobre 1987 n. 358  

 

Non è manifestamente infondata (e se ne rimette quindi l'esame alla Corte costituzionale) la questione di costituzionalità del combinato disposto degli art. 231 comma 2, 233 comma 3, 234 comma 2 c.p. e 635 c.p.p. nella parte in cui riservano al magistrato di sorveglianza la competenza a sostituire una misura di sicurezza con altra più grave, in caso di trasgressione degli obblighi imposti, in relazione all'art. 70, comma 1 l. 26 luglio 1975 n. 354, come modificato dall'art. 9 l. 12 gennaio 1977 n. 1. che attribuisce alla competenza della sezione di sorveglianza la decisione circa le ipotesi di attenuazione delle misure di sicurezza attraverso il passaggio da una comminatoria detentiva ad una non detentiva, in riferimento all'art. 3 cost.

Tribunale minorenni Torino  10 dicembre 1981

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento all'art. 3 cost. - la questione di legittimità costituzionale degli art. 635 e ss. c.p.p., nella parte in cui riservano al magistrato di sorveglianza la competenza a sostituire una misura di sicurezza con altra (in relazione agli artt. 231,233,234 ultimo comma c.p.).

Tribunale minorenni Torino  10 dicembre 1981

 



 
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