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Art. 240 codice penale: Confisca

Nel caso di condanna, il giudice può ordinare la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto.

È sempre ordinata la confisca: 1) delle cose che costituiscono il prezzo del reato; 2) delle cose, la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione o l’alienazione delle quali costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna.

Le disposizioni della prima parte e del n. 1 del capoverso precedente non si applicano se la cosa appartiene a persona estranea al reato.

La disposizione del n. 2 non si applica se la cosa appartiene a persona estranea al reato e la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione o l’alienazione possono essere consentiti mediante autorizzazione amministrativa.


Giurisprudenza annotata

Confisca

Ai fini della confisca di un'autovettura utilizzata per il trasporto di droga ai sensi dell'art. 240, comma 1, c.p. è necessario non il semplice impiego per tale uso, ma un collegamento stabile con l'attività criminosa, che esprima con essa un rapporto funzionale (nella specie, non era stato dimostrato alcun collegamento stabile dell'auto con l'attività di spaccio di droga, in quanto non erano risultate né modifiche strutturali al veicolo, né il suo costante inserimento nell'organizzazione esecutiva; non era, infatti, sufficiente la non occasionalità dell'attività di cessione di sostanze stupefacenti né la professionalità dell'imputato mostrata nello svolgimento dell'attività).

Cassazione penale sez. VI  22 gennaio 2015 n. 8317  

 

L'associazione per delinquere - a differenza della più grave ipotesi associativa di cui all'art. 416 bis c.p. - non è un reato di per sé idoneo a produrre ricchezze illecite. Di talché, l'omesso accertamento circa la sussistenza dei reati scopo della costituita associazione non consente la confisca dei beni in precedenza sequestrati all'imputato, non configurandosi il vincolo di pertinenzialità imposto dall'art. 240, comma 1, c.p..

Cassazione penale sez. I  20 gennaio 2015 n. 7860  

 

In materia di misure di sicurezza patrimoniali, per effetto della disciplina transitoria prevista dall'art. 1, comma 194, l. 24 dicembre 2012 n. 228, nel caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, antecedente all'1 gennaio 2013, ai fini dell'opponibilità del diritto di garanzia sul bene oggetto del provvedimento ablatorio, nel conflitto tra l'interesse del creditore a soddisfarsi sull'immobile ipotecato e quello dello Stato a confiscare i beni, che siano frutto o provento di attività mafiosa, deve prevalere il secondo, con la conseguenza che è inopponibile allo Stato l'ipoteca iscritta anteriormente al sequestro, salvo che non sia stata già disposta alla data dell'1 gennaio 2013 l'aggiudicazione del bene al terzo acquirente in buona fede (V. sezione Un. civ. n. 10532 del 2013). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Salerno, 28/02/2014 )

Cassazione penale sez. II  11 luglio 2014 n. 32683  

 

Ai fini della confisca di un'autovettura utilizzata per il trasporto della droga ai sensi del comma primo dell'art. 240 c.p., é necessario non il semplice impiego per tale uso, ma un collegamento stabile con l'attività criminosa, che esprima con essa un rapporto funzionale, evincibile, ad esempio, da modifiche strutturali apportate al veicolo o, comunque, dal costante inserimento di esso nell'organizzazione esecutiva del reato (cassato, nella specie, il provvedimento di confisca, atteso che, non si dava conto se l'autovettura avesse subito modifiche particolari ed inoltre era del tutto carente di motivazione sugli elementi che avrebbero potuto fondare una prognosi relativa alla concreta possibilità di futuri analoghi illeciti agevolati dalla disponibilità del veicolo).

Cassazione penale sez. III  08 luglio 2014 n. 34092  

 

Il provvedimento di confisca adottato con sentenza di applicazione della pena, pronunciata nei confronti di coimputati diversi da quelli che sono anche i titolari dei beni in sequestro, è legittimo solo in ipotesi di confisca di tipo pertinenziale, disposta cioè in ragione dell'asservimento dei beni al reato o dell'identificazione diretta del profitto nei beni medesimi, ma non anche quando l'ablazione sia stabilita per equivalente ed abbia quindi natura sanzionatoria. (Annulla con rinvio, G.i.p. Trib. Forli', 15/04/2013)

Cassazione penale sez. I  28 maggio 2014 n. 44238

 

L'emissione di un provvedimento di confisca - per l'intero compendio sequestrato - lì dove si verta in ipotesi di reato commesso in concorso e la definizione patteggiata riguardi solo alcuni degli originari coindagati (non titolari dei beni in sequestro) risulta legittima esclusivamente nelle ipotesi di confisca di tipo pertinenziale, mentre non può ritenersi tale nelle ipotesi di confisca per equivalente; in ipotesi di intervenuta confisca pertinenziale, disposta nei confronti di un imputato pattegiante ed in rapporto a reato commesso in concorso, il giudice dell'esecuzione, su istanza dei coimputati non patteggianti, è tenuto a rivalutare la qualificazione del nesso tra cose confiscate e reato, non potendosi opporre a tale particolare categoria di terzi il giudicato formatosi nella definizione patteggiata.

Cassazione penale sez. I  28 maggio 2014 n. 44238  

 

L'art. 44 comma 2, t.u. edilizia approvato con d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 — nella parte in cui assegna alla sentenza definitiva del giudice penale, che abbia accertato l'esistenza di una lottizzazione abusiva, la confisca dei terreni abusivamente lottizzati, che sono acquisiti di diritto e gratuitamente al patrimonio del Comune nel cui territorio è avvenuta detta lottizzazione — configura la confisca (e la successiva pedissequa trascrizione nei registri immobiliari) quale sanzione amministrativa obbligatoria discendente in via inderogabile dalla sentenza penale irrevocabile che abbia accertato l'avvenuta lottizzazione abusiva e identifica tale accertamento penale quale presupposto necessario e sufficiente per l'acquisizione al patrimonio immobiliare del Comune dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere su di essi realizzate: e ciò anche se, per una causa diversa, quale ad esempio la prescrizione, non si pervenga alla condanna dei suoi autori e alla conseguente irrogazione della pena; di conseguenza la confisca in esame differisce dalla confisca facoltativa di cui all'art. 240 comma 1, c.p., la quale invece presuppone sempre la condanna e l'acquisizione al patrimonio statale dei beni confiscati; e differisce, altresì, dall'ulteriore tipologia di confisca disciplinata dal comma 2 n. 2 dello stesso art. 240 che, pur essendo obbligatoria e prescindendo dalla condanna, riguarda cose intrinsecamente criminose, la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituisce reato. (ConfermaTarCalabria, Reggio Calabria, n. 33 del 2002).

Consiglio di Stato sez. V  27 maggio 2014 n. 2711  

 

La misura di sicurezza patrimoniale della confisca obbligatoria ex art. 240, comma 2 n. 2, c.p., non può essere disposta con la sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela, in quanto tale decisione ha carattere meramente processuale e non contiene un accertamento storico del fatto di reato. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la confiscabilità di minimoto contraffatte, di importazione cinese, per difetto di querela, con riferimento al reato di introduzione e vendita nel territorio dello stato di oggetti in violazione di un titolo di proprietà industriale, previsto dall'art. 127 d.lg. 10 febbraio 2005 n. 30) (Annulla senza rinvio, Trib. Velletri, 03/05/2012 )

Cassazione penale sez. III  16 maggio 2014 n. 39891  



 
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