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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 255 codice penale: Soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato

Chiunque, in tutto o in parte, distrugge o falsifica, ovvero carpisce, sottrae o distrae, anche temporaneamente, atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato od altro interesse politico, interno o internazionale, dello Stato è punito con la reclusione non inferiore a otto anni.

Si applica la pena di morte (1) se il fatto ha compromesso la preparazione o la efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari.

(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Segreti di Stato, sicurezza di Stato

Correttamente, al fine di delimitare con chiarezza l'ambito di applicazione della norma incriminatrice di cui all'art. 255 c.p. si fa riferimento alla normativa dettata dal legislatore in tema di "segreto di Stato" e/o "divieto di divulgazione" se ed in quanto diretta a salvaguardare anche gli specifici interessi considerati dall'art. 255 c.p. (sicurezza dello Stato o altro interesse politico, interno o internazionale, dello Stato). Secondo l'art. 18 l. 24 ottobre 1977 n. 801, infatti, "sino alla data di emanazione di una nuova legge organica relativa alla materia del segreto, le fattispecie previste e punite dal libro II, titolo I, capo I e IV c.p., concernenti il segreto politico interno o internazionale, debbono essere riferite alla definizione di segreto di cui agli art. 1 e 12, della presente legge". L'art. 12, a sua volta, dice che "sono coperti da segreto di Stato gli atti, i documenti, le notizie, le attività o ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all'integrità dello Stato democratico, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla costituzione a suo fondamento, al libero esercizio delle funzioni degli organi costituzionali, all'indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato. In nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell'ordine costituzionale". Deve ritenersi che tale norma - poiché prescinde dalla positiva valutazione dell'autorità competente circa la sussistenza del segreto (cosiddetta "classificazione" di atti o notizie) - si riferisca anche a quegli atti e/o a quelle notizie che, pure in assenza di esplicito intervento qualificatorio della autorità possiedono un carattere di segretezza per essere inerenti alla sicurezza dello Stato e alle altre finalità previste. Da quanto fin qui osservato discende che, allorché non sia intervenuto un provvedimento di classificazione, la natura segreta di un atto, di un documento o di una notizia, ove venga in questione l'applicazione di una fattispecie che a quella nozione si richiami, deve essere accertata dall'autorità giudiziaria, con riferimento ai parametri indicati dalla l. n. 801 del 1977 e tenendo conto, come utile criterio orientativo, delle direttive n. 2001 del 30 luglio 1985 e n. 4112/1 del 10 gennaio 1986 emanate dal Presidente del Consiglio ai fini di una più analitica individuazione degli atti o documenti coperti da segreto di Stato.

Cassazione penale sez. VI  02 febbraio 2000 n. 12897  

 

In tema di soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato, di cui all'art. 255 c.p., gli "atti o documenti" menzionati da tale art. sono oggetto di tutela penale quali entità materiali aventi un contenuto tale da consentire di qualificarli come "concernenti la sicurezza dello Stato o altro interesse politico, interno o internazionale, dello Stato". A tal fine, occorre fare riferimento alla normativa in tema di "segreto di Stato" e di "divieto di pubblicazione", come imposto dall'art. 18 della l. 24 ottobre 1977, n. 801, che rinvia, per la definizione di segreto interessante le fattispecie di cui al Libro II, Titolo I, Capi I e V del codice penale, a quella datane dagli art. 1 e 12 della medesima legge. In particolare, l'art. 12 della l. n. 801 del 1977, nel definire concettualmente tale nozione, prescinde dalla esistenza di una formale indicazione dell'autorità competente circa il carattere segreto di atti o documenti (c.d. "classificazione di atti o di notizie"), riferendosi dunque anche a quegli atti che, pure in assenza di esplicito intervento qualificatorio dell'autorità, possiedano un carattere di segretezza per essere inerenti alla sicurezza dello Stato o alle altre finalità e interessi previsti dalla legge. Ne discende che, allorché non sia intervenuto un provvedimento di classificazione, la natura segreta di un atto, di un documento o di una notizia, ove venga in questione l'applicazione di una fattispecie che a quella nozione si richiami, deve essere accertata dall'autorità giudiziaria, con riferimento ai parametri indicati dalla l. n. 801 del 1977 e tenendo conto, come utile criterio orientativo, delle direttive n. 2001 del 30 luglio 1985 e n. 4112/1 del 10 gennaio 1986 emanate dal Presidente del Consiglio ai fini di una più analitica individuazione degli atti o documenti coperti da segreto di Stato. (Fattispecie in cui un dipendente del Sisde, nel giorno stesso in cui era stato invitato ad abbandonare l'ufficio, aveva prelevato, da un armadio del servizio cui era stato destinato, varia documentazione, parte della quale ritenuta dai giudici di merito avente carattere di segretezza).

Cassazione penale sez. VI  25 ottobre 1999 n. 1289  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 255 c.p., per "atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato", possono intendersi - nell'ambito dell'accertamento del requisito della segretezza, demandato all'autorità giudiziaria - anche quelli per tali individuabili sulla base delle direttive emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell'art. 1 comma 2 l. 24 ottobre 1977 n. 801. Fra gli atti e documenti anzidetti possono quindi rientrare anche quelli concernenti le spese riservate effettuate dai servizi segreti, cui si riferisce la direttiva n. 4012/1 del 10 gennaio 1986, sempre che gli stessi contengano elementi tali da rivelare il contesto nel quale il prelievo o la spesa si inseriscono. Nel caso di sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato, prevista come reato dall'art. 255 c.p., la punibilità non è esclusa dal fatto che l'agente abbia operato con l'intento, poi realizzato, di produrre gli atti o documenti anzidetti all'autorità giudiziaria, nell'ambito di procedimento penale nel quale egli era imputato per altro reato.

Cassazione penale sez. VI  25 ottobre 1999 n. 1289  



 
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