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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 260 codice penale: Introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio

È punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque: 1) si introduce clandestinamente o con inganno in luoghi o zone di terra, di acqua o di aria, in cui è vietato l’accesso nell’interesse militare dello Stato; 2) è colto, in tali luoghi o zone, o in loro prossimità, in possesso ingiustificato di mezzi idonei a commettere alcuni dei delitti preveduti dagli articoli 256, 257 e 258; 3) è colto in possesso ingiustificato di documenti o di qualsiasi altra cosa atta a fornire le notizie indicate nell’articolo 256.

Se alcuno dei fatti preveduti dai numeri precedenti è commesso in tempo di guerra, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.


Giurisprudenza annotata

Segreti di Stato

Ai fini della configurabilità dei reati di procacciamento di notizia concernenti la sicurezza dello Stato, rivelazione di segreti di Stato e rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione (art. 256, 260 e 261 c.p.), è legittimo il provvedimento impositivo del segreto o recante il divieto di divulgazione che sia stato adottato da autorità delegata dal Presidente del Consiglio dei ministri, atteso che, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 l. 24 ottobre 1977 n. 801, è consentito a quest'ultimo - ferma restando la sua funzione di alta direzione e coordinamento e la relativa responsabilità politica - non esercitare personalmente le attività inerenti al segreto di Stato, conferendone la delega ad altri organismi amministrativi specificatamente individuati. (Fattispecie concernente atti delegati dal Presidente del Consiglio dei ministri all'Autorità nazionale per la sicurezza).

Cassazione penale sez. I  10 dicembre 2001 n. 3348

 

L'interpretazione delle norme disciplinanti i reati di pericolo presunto, rispettosa dei principi costituzionali, impone l'introduzione di un margine di concretezza nella valutazione del pericolo per il bene tutelato. In tali reati, infatti, l'elemento dell'offesa è ravvisabile nella messa in pericolo del bene giuridico protetto, presuntivamente ritenuta al verificarsi di una certa situazione, per cui la concreta mancanza di tale potenzialità priva il fatto di quel requisito di minima offensività necessaria per l'applicazione di sanzione penale. (Sulla scorta di tali principi è stato disposto il proscioglimento del reato di cui all'art. 260 n. 2 c.p. di persona che riprendeva fotografie dell'interno di una casa circondariale con un comportamento di fatto privo di qualsiasi potenzialità offensiva e valenza indiziaria dell'utilizzo ai fini di spionaggio delle fotografie stesse).

Tribunale Teramo  01 dicembre 1993

 

L'essere colti in prossimità di una base militare in possesso di un obiettivo fotografico da reportage, che consente, dal punto di vista di osservazione considerato, di ritrarre solo immagini visibili a qualsiasi osservatore (tra l'altro ampiamente divulgate dagli organi di stampa), al fine di effettuare un servizio relativo ad una manifestamente di pacifisti, non integra il reato di possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio, previsto dall'art. 260 c.p.

Corte assise Siracusa  09 dicembre 1986

 

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 260 c.p. - che punisce chiunque venga colto, in luoghi di interesse militare o in prossimità degli stessi, in possesso di mezzi idonei a commettere alcuno dei delitti di spionaggio e procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato contemplati dagli art. 256, 257 e 258 dello stesso codice - occorre, oltre l'elemento materiale, quello psicologico, e cioè quanto meno un indizio concreto che attesti un possibile scopo spionistico da parte dell'agente; ne deriva che l'essere colti in prossimità di una base militare in possesso di un obiettivo fotografico da "reportage", insufficiente per ritrarre particolari protetti, al mero scopo di allestire un servizio fotografico relativo ad una manifestazione di pacifisti, non integra il reato "de quo".

Corte assise Siracusa  09 dicembre 1986

 

L'introduzione non autorizzata in luoghi in cui l'accesso è vietato nell'interesse militare dello Stato, commessa, senza clandestinità o inganno, per manifestare in difesa di valori apprezzabili in un determinato contesto storico e socio-politico e riconosciuti dalla Costituzione, integra gli estremi costitutivi non già del delitto di introduzione clandestina in luoghi militari (art. 260 c.p.), bensì della contravvenzione prevista dall'art. 682 c.p.

Corte assise Siracusa  28 gennaio 1985



 
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