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Art. 262 codice penale: Rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione

Chiunque rivela notizie, delle quali l’Autorità competente ha vietato la divulgazione, è punito con la reclusione non inferiore a tre anni.

Se il fatto è commesso in tempo di guerra, ovvero ha compromesso la preparazione o l’efficienza bellica dello Stato o le operazioni militari, la pena è della reclusione non inferiore a dieci anni.

Se il colpevole ha agito a scopo di spionaggio politico o militare, si applica, nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, la reclusione non inferiore a quindici anni; e, nei casi preveduti dal primo capoverso la pena di morte (1).

Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti ai applicano anche a chi ottiene la notizia.

Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione da sei mesi a due anni, nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, e da tre a quindici anni qualora concorra una delle circostanze indicate nel primo capoverso.

(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione

Non integra il delitto di cui all'art. 262 c.p. la divulgazione di notizie che, pur classificate come "riservate" ai sensi dell'art. 42 l. 3 agosto 2007 n. 124, risultino estranee agli interessi che giustificano il segreto di Stato, o siano comunque inidonee, se diffuse, a recare pregiudizio a detti interessi. (Fattispecie relativa ad una causa di lavoro promossa per il riconoscimento di mansioni superiori da un pilota addetto a voli riservati, in cui la Corte ha escluso la configurabilità del reato osservando che l'imputato si era limitato ad allegare elementi sulla qualità e quantità del lavoro prestato, senza svelare alcun dato sensibile in ordine alla programmazione o esecuzione di voli riservati). Dichiara inammissibile, G.u.p. Trib. Roma, 22/01/2013

Cassazione penale sez. I  05 novembre 2013 n. 47224  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 262 c.p. (rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione) non basta la natura 'classificata' del documento oggetto di divulgazione.; risulta, infatti, necessario approfondire, da un lato, la legittimità della imposizione del vincolo all'atto e, dall'altro, la concreta lesività della condotta rispetto agli interessi protetti (nella specie, nell'ambito di una causa di lavoro per la richiesta di riconoscimento di mansioni superiori espletate nel corso della sua attività lavorativa, un dipendente aveva divulgato notizie coperte da segreto ex art. 42 legge n. 124/2007. La Corte ha escluso la offensività della condotta, atteso che le modalità della rivelazione - all'interno di un procedimento giudiziario- e la finalità della stessa -per l'esercizio di un proprio diritto- non mettevano in concreto pericolo il bene giuridico tutelato dalla norma).

Cassazione penale sez. I  05 novembre 2013 n. 47224  

 

Il reato di rivelazione di notizie di cui si stata vietata la divulgazione ha ad oggetto esclusivamente le notizie appartenenti a categoria omogenea, sul piano dei requisiti oggettivi di pertinenza e di idoneità offensiva, a quella delle norme sottoposte a segreto di Stato. In particolare le notizie "riservate" devono inerire ai medesimi interessi che, a mente dell'art. 12 l. n. 801/1977, giustificano il segreto di Stato e la loro diffusione deve risultare idonea a recare un concreto pregiudizio ai predetti interessi.

Cassazione penale sez. I  30 aprile 2009 n. 23036  

 

Non integra il delitto di rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione la condotta che abbia ad oggetto notizie riservate, così definite dalle amministrazioni pubbliche interessate, estranee agli interessi che giustificano il segreto di Stato o la cui diffusione non abbia idoneità offensiva rispetto a detti interessi. (La Corte ha riconosciuto la correttezza delle valutazioni compiute dal giudice di merito che aveva sottoposto a verifica la riservatezza di un documento letto nel corso di una intervista televisiva, giungendo ad escludere che lo stesso potesse essere riportato alle categorie tutelate dalla norma incriminatrice, in quanto non concernente interessi pubblici ed avente ad oggetto notizie già rivelate all'autorità giudiziaria e versate agli atti di un procedimento penale conclusosi con sentenza definitiva). Rigetta, Gip Trib. Roma, 10 Ottobre 2008

Cassazione penale sez. I  30 aprile 2009 n. 23036  

 

La mera classificazione di un documento come riservato non basta automaticamente a configurare il divieto di diffusione dello stesso da parte dei media, poiché essa ha comunque una valenza meramente amministrativa e non può essere decisiva, in generale, ai fini penali, né allo scopo, più limitato, di individuare la fattispecie incriminatrice applicabile in ragione dell'interesse tutelato.

Cassazione penale sez. I  30 aprile 2009 n. 23036  

 

Il reato di cui all'art. 262 c.p. (Rivelazioni di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione) ha ad oggetto non solo le notizie coperte dal segreto di Stato, ai sensi dell'art. 39 l. 3 agosto 2007 n. 124, ma anche quelle, diverse dalle prime, di cui sia stata vietata dall'Autorità competente la divulgazione per la tutela di interessi generali di natura assimilabile a quelli tutelati dal segreto di Stato.

Cassazione penale sez. I  03 ottobre 2007 n. 39514  

 

Il reato di rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione previsto dall'art. 262 c.p. ha ad oggetto non solo le notizie coperte dal segreto di Stato, ma anche quelle, diverse dalle prime, che l'autorità competente, in base a valutazioni discrezionali e per la tutela di interessi generali di natura assimilabile a quelli tutelati dal segreto di Stato, abbia ritenuto di sottrarre a una conoscenza diffusa e indiscriminata.

Cassazione penale sez. I  03 ottobre 2007 n. 39514  

 

E manifestamente inammissibile, per carenza di potere decisorio, in capo al giudice "a quo", la q.l.c. dell'art. 262 c.p., nella parte in cui punisce chiunque rivela od ottiene notizie delle quali l'autorità competente ha vietato la divulgazione, in riferimento agli art. 3 e 25, comma 2, cost.

Corte Costituzionale  28 giugno 2002 n. 295  

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 262 c.p., nella parte in cui punisce chiunque rivela od ottiene notizie delle quali l'autorità competente ha vietato la divulgazione, in riferimento all'art. 25, comma 2, cost.

Corte Costituzionale  28 giugno 2002 n. 295  

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 262 c.p. sollevata in riferimento all'art. 25 cost. poiché costituisce una possibile lettura del quadro normativo l'interpretazione della disposizione impugnata, operata dalla Cassazione n. 3348 del 2002, secondo la quale le notizie riservate - intese come notizie delle quali pur conosciute o conoscibili di un determinato ambito, è vietata la divulgazione con provvedimento dell'autorità amministrativa - costituiscono una categoria omogenea, sul piano dei requisiti oggettivi di pertinenza e di idoneità offensiva, rispetto a quella delle notizie sottoposte a segreto di Stato (art. 12 l. 24 ottobre 1977 n. 801).

Corte Costituzionale  28 giugno 2002 n. 295  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 262 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 3 e 25 cost., sotto il profilo della asserita irragionevolezza della pena massima nonché della eccessiva ampiezza del divario fra il massimo e il minimo della pena prevista dalla norma censurata, in quanto il giudice rimettente, nella sua veste di giudice dell'udienza preliminare, non è chiamato a determinare la pena per il fatto per cui si procede, essendo il suo potere decisorio, nel caso di specie, circoscritto all'alternativa fra la sentenza di non luogo a procedere e il decreto che dispone il giudizio.

Corte Costituzionale  28 giugno 2002 n. 295  

 

Non è fondata, in riferimento all'art. 25 cost., la q.l.c. dell'art. 262 c.p., il quale punisce chiunque rivela od ottiene "notizie delle quali l'Autorità competente ha vietato la divulgazione" (c.d. notizie riservate). La disposizione censurata non lede infatti i principi di tassatività della legge penale e di legalità della pena, in quanto, secondo una possibile lettura del complessivo quadro normativo nella materia del segreto, anche per la categoria delle notizie riservate - omogenea, sul piano dei requisiti oggettivi di pertinenza e di idoneità offensiva, a quella delle notizie sottoposte a segreto di Stato - è possibile fare riferimento alla legge n. 801 del 1977, al fine di rinvenire una sufficiente specificazione dei presupposti, del carattere, del contenuto e dei limiti dell'atto di natura amministrativa che impone il divieto assistito da sanzione penale, tale da permettere un efficace controllo incidentale di legittimità dell'atto medesimo. Resta comunque auspicabile una revisione complessiva della "materia del segreto".

Corte Costituzionale  28 giugno 2002 n. 295  

 

Non è fondata, con riferimento all'art. 25 cost., la q.l.c. dell'art. 262 c.p., nella parte in cui non precisa quali siano le "notizie riservate" la cui divulgazione costituisce reato, in quanto tali notizie sono le stesse per le quali vige il segreto di Stato.

Corte Costituzionale  28 giugno 2002 n. 295  

 

Le notizie riservate di cui all'art. 262 c.p. costituiscono una categoria omogenea, sul piano dei requisiti oggettivi di pertinenza e di idoneità offensiva, rispetto a quella delle notizie sottoposte a segreto di Stato.

Cassazione penale sez. I  10 dicembre 2001 n. 3348  

 

Il provvedimento impositivo del segreto di Stato ovvero recante il divieto di divulgazione di atti, documenti o notizie disposto dalla competente autorità, concorrendo ad integrare le fattispecie incriminatrici di cui agli art. 256, 261 e 262 c.p., è soggetto al sindacato giurisdizionale di legittimità sotto il profilo dell'inerenza del segreto o del divieto di divulgazione ad una delle specifiche finalità statuali indicate dall'art. 12, comma 1, l. 24 ottobre 1977 n. 801 e dell'idoneità della loro diffusione a recare un concreto pregiudizio agli interessi pubblici nonché alla natura non eversiva dell'ordine costituzionale dei fatti oggetto di segreto o di divieto.

Cassazione penale sez. I  10 dicembre 2001 n. 3348  

 

Ai fini della configurabilità dei reati di procacciamento di notizia concernenti la sicurezza dello Stato, rivelazione di segreti di Stato e rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione (art. 256, 260 e 261 c.p.), è legittimo il provvedimento impositivo del segreto o recante il divieto di divulgazione che sia stato adottato da autorità delegata dal Presidente del Consiglio dei ministri, atteso che, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 l. 24 ottobre 1977 n. 801, è consentito a quest'ultimo - ferma restando la sua funzione di alta direzione e coordinamento e la relativa responsabilità politica - non esercitare personalmente le attività inerenti al segreto di Stato, conferendone la delega ad altri organismi amministrativi specificatamente individuati. (Fattispecie concernente atti delegati dal Presidente del Consiglio dei ministri all'Autorità nazionale per la sicurezza).

Cassazione penale sez. I  10 dicembre 2001 n. 3348  

 

In tema di procacciamento e rivelazione di notizie di carattere segreto o riservato concernenti la sicurezza dello Stato, è sindacabile da parte del giudice il provvedimento impositivo del segreto ovvero del divieto di divulgazione, che concorre ad integrare l'elemento costitutivo della "segretezza" o "riservatezza" dei delitti di cui agli art. 256, 261 e 262 c.p., in ordine al duplice profilo della pertinenza ed idoneità offensiva delle informazioni procurate o rivelate in relazione agli interessi pubblici indicati dall'art. 12 l. 24 ottobre 1977 n. 801 e della natura non eversiva dell'ordine costituzionale dei fatti segretati. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto corretta sotto il profilo giuridico e logicamente motivata quanto all'apprezzamento del fatto la decisione di merito che aveva considerato idonea a mettere in pericolo la sicurezza dello Stato la divulgazione di documenti riservati in cui erano descritti compiti e poteri di organismi preposti alla sicurezza internazionale, erano elencati nominativi e qualifiche di funzionari UCSI, e, infine, si faceva riferimento a procedure di copertura per il porto d'armi ed ai documenti di riconoscimento del personale SISMI, mentre aveva escluso la riferibilità di tale tutela al contenuto del documento relativo all'impiego di "Operatori Speciali del servizio Italiano" nell'organizzazione della "Guerra non ortodossa", finalizzata ad azioni di guerra e di sabotaggio sul territorio nazionale, sulla base del suo carattere eversivo dell'assetto costituzionale).

Cassazione penale sez. I  10 dicembre 2001 n. 3348  



 
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