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Art. 272 codice penale: Propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale

[Chiunque nel territorio dello Stato fa propaganda per la instaurazione violenta della dittatura di una classe sociale sulle altre, o per la soppressione violenta di una classe sociale o, comunque, per il sovvertimento violento degli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato, ovvero fa propaganda per la distruzione di ogni ordinamento politico e giuridico della società, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Se la propaganda è fatta per distruggere o deprimere il sentimento nazionale, la pena è della reclusione da sei mesi a due anni (1).

Alle stesse pene soggiace chi fa apologia dei fatti preveduti dalle disposizioni precedenti.]

 

Articolo abrogato dall’art. 12 della L. 24 febbraio 2006, n. 85. 

 

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 6 luglio 1966, n. 87, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma.

 


Giurisprudenza annotata

Propaganda sovversiva

Integra il delitto tentato di propaganda sovversiva di cui all'art. 272 c.p. l'invio ad un quotidiano di larga diffusione nazionale di un volantino contenente la rivendicazione dell'omicidio di una personalità di primo piano nella vita istituzionale della Repubblica, trattandosi di atto pienamente idoneo, secondo un giudizio "ex ante", a farne conoscere il contenuto a una pluralità indeterminata di persone, non potendosi escludere che esso potesse venire pubblicato o che ne venisse comunque data notizia anche solo per sintesi, così realizzandosi l'intento di propaganda.

Cassazione penale sez. I  04 marzo 2004 n. 19908  

 

Per la sussistenza del reato di cui all'art. 272 c.p., occorre che la propaganda contenuta in un documento o in un discorso tenda ad esaltare ed affermare idee che si vuol far conoscere e penetrare nella coscienza di altri soggetti allo scopo di sollecitarne la volontà per ottenerne l'adesione; ciò che distingue la propaganda di cui all'art. 272 c.p. dalla libera manifestazione del pensiero.

Tribunale Milano  25 febbraio 2003

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 271 c.p. (associazioni antinazionali), il quale punisce le condotte di promozione, costituzione, organizzazione e direzione delle associazioni che si propongono di svolgere o che svolgono attività dirette a distruggere o deprimere il sentimento nazionale. Le considerazioni che hanno portato a dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 272 comma 2 c.p. (Propaganda antinazionale) - e cioè che "il sentimento nazionale" costituisce soltanto un dato spirituale che, sorgendo e sviluppandosi nell'intimo della coscienza di ciascuno, fa parte esclusivamente del mondo del pensiero e delle idealità, sicché la relativa propaganda (non indirizzata a suscitare violente reazioni, nè rivolta a vilipendere la nazione o a compromettere i doveri che il cittadino ha verso la Patria, od a menomare altri beni costituzionalmente garantiti) non poteva essere vietata senza che si profilasse il contrasto con la libertà di cui all'art. 21 cost. - forniscono sufficiente ragione per addivenire a pari conclusione anche riguardo al reato che vieta le associazioni per l'attività diretta sempre al fine di "distruggere o deprimere il sentimento nazionale". Invero, se non è illecito penale che il singolo svolga opera di propaganda tesa a tale scopo, non può costituire illecito neppure l'attività associativa volta a compiere ciò che è consentito all'individuo.

Corte Costituzionale  12 luglio 2001 n. 243

 

Il reato di cui all'art. 270 bis c.p. (associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico), è un reato di pericolo presunto, per la cui configurabilità occorre, tuttavia, l'esistenza di una struttura organizzata, con un programma comune fra i partecipanti, finalizzato a sovvertire violentemente l'ordinamento dello Stato e accompagnato da progetti concreti e attuali di consumazione di atti di violenza. Ne consegue che la semplice idea eversiva, non accompagnata da propositi concreti e attuali di violenza, non vale a realizzare il reato, ricevendo tutela proprio dall'assetto costituzionale dello Stato che essa, contraddittoriamente, mira a travolgere. Analoghe considerazioni vanno fatte per il reato di cui all'art. 272 c.p. (propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale) per il quale è necessario che l'azione sia idonea a suscitare consensi in un numero indeterminato di persone relativamente non ad un'idea bensì ad un programma violento di eversione.

Cassazione penale sez. I  11 maggio 2000 n. 3486  

 

L'elemento discriminante tra le figure criminose rispettivamente previste dall'art. 272 e dall'art. 303 c.p. è costituito dalla diversità della condotta: l'ipotesi criminosa dell'art. 272 è costituita esclusivamente dalla propaganda per l'instaurazione di una classe sociale sulle altre o la soppressione di una classe sociale o più in generale degli ordinamenti politici e sociali e, quindi, genericamente in programmi eversivi od anarchici mentre nell'art. 303 c.p. è data dalla pubblica esaltazione apologetica dei delitti contro la personalità interna od internazionale dello Stato.

Cassazione penale sez. I  28 ottobre 1987

 

È manifestamente infondata - in riferimento agli artt. 3 e 18 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 270 c.p. (associazioni sovversive) in quanto proprio come richiede l'art. 18 comma 1 cost., la legge penale (art. 272 c.p.) vieta ai singoli di perseguire mediante opera di apologia e/o propaganda gli stessi fini di cui all'art. 270; mentre la valutazione in ordine alla disparità o alla incongruità delle pene edittali delle diverse fattispecie di reato è di natura essenzialmente politica e come tale appartiene alla discrezionalità del legislatore sottraendosi al sindacato di legittimità costituzionale.

Corte assise Roma  01 ottobre 1986

 

La differenza tra il reato di pubblica istigazione e apologia di cui all'art. 303 c.p. e quello di propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale di cui all'art. 272 c.p. si ricava dall'elemento materiale dei reati. Nel primo caso l'apologia deve avere ad oggetto specifico uno o più delitti contro la personalità interna od internazionale dello Stato e quindi si sostanzia in un'esaltazione di un'attività criminosa propriamente detta; nella seconda ipotesi invece l'apologia si riferisce genericamente a programmi eversivi ovvero anarchici.

Cassazione penale sez. I  03 febbraio 1983



 
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