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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 276 codice penale: Attentato contro il Presidente della Repubblica

Chiunque attenta alla vita, alla incolumità o alla libertà personale del Presidente della Repubblica, è punito con l’ergastolo.

Articolo così modificato dalla L. 11 novembre 1947, n. 1317.


Giurisprudenza annotata

Legge penale

Per la perseguibilità del reato ex art. 276 c.p., consumato in territorio della Città del Vaticano, non è necessaria la richiesta del ministro della giustizia. In base all'art. 22 del trattato è previsto, infatti, che a richiesta della Santa Sede e per delegazione (che può essere data nei singoli casi o in modo permanente), l'Italia provvederà nel suo territorio alla punizione dei delitti che venissero commessi nella città del Vaticano. Una corretta ermeneusi di tali norme implica che, una volta concessa la delega, l'azione penale nei confronti di condotte antigiuridiche di notevole gravità non possa essere condizionata da una valutazione di opportunità dell'autorità italiana e subordinata, quindi, ad istanze di alcun genere: la punizione di tali comportamenti diventa, in sostanza, oggetto di un obbligo dello Stato italiano, inserito nei rapporti esistenti con la Santa Sede.

Corte assise Roma  22 luglio 1981

 

Se è vero che lo Stato è il soggetto passivo generale di tutti i reati, esso, nei delitti preveduti dal capo secondo del titolo primo del libro secondo del codice, ne è il soggetto passivo particolare, essendo il titolare dei beni giuridici specifici direttamente protetti dalle relative norme e che sono costituiti dagli interessi fondamentali della personalità dello Stato, attinendo essi alla inviolabilità del presente ordinamento politico, alla esistenza, alla incolumità ed al decoro dei supremi organi dello Stato e al decoro della nazione italiana.

Cassazione penale sez. I  26 giugno 1981

 

Allorquando l'attentato alla vita del Sommo Pontefice si sia verificato in un contesto nel quale piazza San Pietro non era esclusa al libero transito del pubblico e le forze dell'ordine italiane in servizio di vigilanza siano riuscite a bloccare subito l'autore del delitto mentre tentava di fuggire, con l'arma ancora in pugno, lo Stato italiano ha il diritto di processare il feritore, senza che sia necessaria la richiesta del ministro di grazia e giustizia.

Corte assise Roma  22 luglio 1981



 
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