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Art. 285 codice penale: Devastazione, saccheggio e strage

Chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio o la strage nel territorio dello Stato o in una parte di esso è punito con la morte (1).

(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Devastazione, saccheggio, strage

Il delitto di devastazione, saccheggio e strage richiede un duplice dolo specifico, consistente nella finalità di arrecare pregiudizio alla sicurezza interna della collettività ed in quella, subordinata ma strettamente connessa, di aggredire l'incolumità dei consociati o del loro patrimonio, per mezzo di una preordinata e programmata condotta criminosa. (La Corte ha precisato che la strutturale intenzionalità finalistica della condotta tipica rende incompatibile la forma del dolo eventuale, che postula l'accettazione solo in via ipotetica, seppure avverabile, del conseguimento di un risultato). Rigetta, Ass.App. Reggio Calabria, 23 Gennaio 2006

Cassazione penale sez. II  06 giugno 2007 n. 25436  

 

L'art. 285 c.p. prevede la commissione di un fatto, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, diretto a portare nel territorio dello Stato o in una parte di esso, la devastazione, il saccheggio o la strage. Pertanto, il reato è correlato ad un duplice dolo specifico, in rapporto al fine dell'attentato ed all'intento di cagionare determinati nocumenti. Ma tali obiettivi criminosi, secondo il significato letterale della norma, risultano prospettati alternativamente, sicché è sufficiente, ai fini della consumazione del delitto, un fatto diretto a realizzarne uno, con esclusione degli altri. (Sulla scorta del principio enunciato la suprema Corte ha ha escluso la violazione della relazione tra sentenza ed accusa contestata, poiché il giudice istruttore, nell'ordinanza di rinvio a giudizio, aveva precisato che la condotta degli imputati era diretta a cagionare solo devastazione (art. 419 c.p.), con esclusione, quindi, dell'ipotesi di strage, art. 422 c.p., ma pur sempre nell'ambito della fattispecie di cui all'art. 285 cit.).

Cassazione penale sez. V  12 ottobre 1993

 

Ai fini della configurabilità dei delitti di pericolo e di attentato vi deve essere almeno un'estrinsecazione della condotta, tale da rivelare in modo inequivoco nella sua oggettività l'intenzione dell'agente di raggiungere il fine che si è prefisso: in essi devono pertanto essere necessariamente presenti i requisiti di idoneità degli atti e di univocità della loro direzione teleologica. Ne discende che detti reati debbono ritenersi realizzati nel momento in cui l'interesse tutelato è, per la condotta dell'agente, esposto a pericolo. (Fattispecie in cui il reato di strage ex art. 285 c.p. è stato ritenuto consumato, ai fini della competenza "ratione loci", nel momento in cui era stata sistemata la borsa contenente i congegni con l'esplosivo sulla griglia porta-oggetti di un vagone del treno 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano, indipendentemente dalla realizzazione della strage, successivamente verificatasi. È stata invece considerata non concreta ed oggettiva la situazione di pericolo per l'interesse tutelato, in riferimento ai momenti di approvvigionamento dell'esplosivo, della commissione dei congegni, della prova della loro funzionalità, della partenza dell'attentatore).

Cassazione penale sez. I  05 marzo 1991

 

Ai fini della configurabilità dei delitti di pericolo e di attentato vi deve essere almeno un'estrinsecazione della condotta, tale da rivelare in modo inequivoco nella sua oggettività l'intenzione dell'agente di raggiungere il fine che si è prefisso: in essi devono pertanto essere necessariamente presenti i requisiti di idoneità degli atti e di univocità della loro direzione tecnologica. Ne discende che detti reati debbono ritenersi realizzati nel momento in cui l'interesse tutelato è, per la condotta dell'agente, esposto a pericolo. (Fattispecie in cui il reato di strage ex art. 285 c.p. è stato ritenuto consumato, ai fini della competenza "ratione loci", nel momento in cui era stata sistemata la borsa contenente i congegni con l'esplosivo sulla griglia porta-oggetti di un vagone del treno 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano, indipendentemente dalla realizzazione della strage, successivamente verificatasi. È stata invece considerata non concreta ed oggettiva la situazione di pericolo per l'interesse tutelato, in riferimento ai momenti di approvvigionamento dell'esplosivo, della commissione dei congegni, della prova della loro funzionalità, della partenza dell'attentatore).

Cassazione penale sez. I  05 marzo 1991

 

Il delitto di cui all'art. 285 c.p. si differenzia da quello di cui all'art. 422 c.p. unicamente per la presenza, nel primo, del dolo suo specifico costituito dalla intenzione che l'evento si ripercuota sulle istituzioni statuali come lesione anche alla personalità giuridica dello Stato. Il dolo specifico costituito dall'intenzione di uccidere, richiesto dall'art. 422 c.p., non può essere surrogato dal dolo eventuale che riguarda il dolo generico e che, essendo indiretto, è ontologicamente incompatibile con quello specifico.

Cassazione penale sez. I  18 dicembre 1987

 

La riconosciuta natura eversiva di un'associazione (nella specie "Ordine nero") non può trasformare, per ciò solo, un delitto di strage comune in quella politica prevista dall'art. 285 c.p.

Cassazione penale sez. I  18 novembre 1985

 

Il delitto di strage politica, di cui all'art. 285 c.p., si differenzia da quello di strage comune, prevista dall'art. 422 c.p., per la presenza nel fatto dell'ulteriore dolo (cosiddetto subspecifico o fine-motivo) identificabile nell'intento finalistico di recare offesa alla personalità dello Stato. Per il resto le due figure criminose sono identiche sia nell'elemento materiale che in quello psicologico proprio della strage comune (fine di uccidere). (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso del p.m., la Suprema Corte ha ritenuto l'inidoneità degli atti ad attentare alla sicurezza dello Stato sia per la natura degli obiettivi presi di mira sia per l'intento non equivoco di mero danneggiamento).

Cassazione penale sez. I  18 novembre 1985

 

Non integra il delitto di strage politica, di cui all'art. 285 c.p., bensì quello di strage comune, previsto dall'art. 422 stesso codice, l'attentato compiuto contro la sede di un partito politico. Tali organismi, infatti, non possono identificarsi, istituzionalmente, con la personalità dello Stato, nè con alcuna delle sue articolazioni, anche se la Costituzione, all'art. 49, li prevede come strumenti per realizzare il diritto dei cittadini di concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale. (Fattispecie relativa ad attentato compiuto da " Ordine nero " contro una sede del Partito socialista italiano).

Cassazione penale sez. I  18 novembre 1985

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 1, 2 e 3 comma 1 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 48 comma 3 l. 26 luglio 1975 n. 354, in riferimento all'art. 47 comma 2 della stessa legge, nella parte in cui non prevede come ostativo alla concessione della semilibertà il delitto di cui all'art. 285 c.p. (devastazione, saccheggio e strage, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato). Il legislatore nel perseguire l'interesse alla rieducazione del condannato, ha trascurato i prevalenti valori canonizzati negli art. 1 e 2 cost., violando altresì il principio di eguaglianza e lo stesso potere discrezionale del legislatore (sindacabile nei limiti del rispetto della legalità sostanziale ove trasmodi in eccesso il potere legislativo). Sussiste la rilevanza, nonostante l'accoglimento della questione si risolva in trattamento più sfavorevole per l'imputato, alla stregua della concezione valutativa o materiale del principio di eguaglianza che traspare (ad esempio) dalla sentenza n. 25 del 1966 della Corte.

Corte appello Perugia  26 marzo 1981

 

Integra il reato di saccheggio il fatto commesso da una pluralità di persone che si impossessa indiscriminatamente di una rilevante quantità di oggetti con azione sorretta da spirito di assoluta prepotenza e noncuranza per l'ordine costituito.

Cassazione penale sez. I  18 aprile 1980

 

Integra il reato di saccheggio il fatto commesso da una pluralità di persone che si impossessa indiscriminatamente di una rilevante quantità di oggetti con azione sorretta da spirito di assoluta prepotenza e noncuranza per l'ordine costituito.

Cassazione penale sez. I  18 aprile 1980



 
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