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Art. 290 codice penale: Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate

Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo, o la Corte costituzionale, o l’ordine giudiziario è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

La stessa pena si applica a chi pubblicamente vilipende le Forze armate dello Stato o quelle della liberazione.

Articolo così modificato dalla L. 30 luglio 1957, n. 655.


Giurisprudenza annotata

Vilipendio

Non integra il reato di vilipendio di cui all'art. 290 c.p. il fatto di diffondere un bollettino contenente articoli critici dell'ordinamento penitenziario, quando il relativo tenore letterale sia mantenuto nei confini di una critica sia pure stringata e polemica e non abbia travalicato i limiti costituzionali del diritto di libera manifestamente del pensiero.

Corte assise Massa  10 maggio 1983

 

Va annullata la sentenza di primo grado (con conseguente ordine di trasmissione degli atti al pubblico ministero) che abbia ritenuto sussistere il reato di oltraggio a magistrato in udienza, ex art. 343 c.p., e non quello di vilipendio dell'ordine giudiziario, ex art. 290 c.p., nel fatto di appartenenti ad un gruppo eversivo che abbiano letto in udienza un documento contenente un messaggio minaccioso e spregiativo articolato su frasi gravemente lesive per la stima ed il rispetto della istituzione giudiziaria ed occasionalmente indirizzato al giudice avanti al quale si celebrava il procedimento.

Corte appello Perugia  02 giugno 1981

 

È manifestamente infondata - in relazione all'art. 21 cost. la questione di legittimità costituzionale dell'art. 290 c.p. sotto il profilo che il predetto articolo punendo il vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate impedirebbe la libera manifestazione del pensiero.

Cassazione penale sez. I  13 giugno 1979

 

Il corpo della guardia di pubblica sicurezza fa parte, quale entità organica ed autonoma, delle forze armate dello Stato e rientra, pertanto, nella tutela della disposizione di cui all'art. 290 del c.p.

Cassazione penale sez. I  05 aprile 1979

 

Il corpo delle guardie di pubblica sicurezza fa parte, quale entità organica ed autonoma, delle forze armate dello Stato, e rientra pertanto nella tutela della disposizione di cui all'art. 290 c.p.

Cassazione penale sez. I  05 aprile 1979

 

L'elemento soggettivo del delitto di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate consiste nel dolo generico, con conseguente irrilevanza dei motivi particolari che possano aver indotto gli imputati a commettere consapevolmente il fatto vilipendioso addebitato. (Nella specie si trattava di vilipendio dell'ordine giudiziario).

Cassazione penale sez. I  07 marzo 1979

 

La legge istitutiva del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza non ha abrogato la disciplina concernente il sostituito corpo degli agenti di pubblica sicurezza, per la parte in cui prevedeva l'appartenenza alle forze armate dello Stato. D'altra parte, tale conclusione si impone sia per la struttura e l'organizzazione militare del corpo oggi operante sia per la funzione di difesa della Nazione che ad esso compete e che ne implica il congiungimento alle forze armate nel loro complesso. Integra, pertanto, il delitto di vilipendio l'offesa, pubblicamente perpetrata, al prestigio del corpo stesso.

Cassazione penale sez. I  01 febbraio 1978

 

Il corpo delle guardie di pubblica sicurezza fa parte delle Forze armate dello Stato e rientra, quindi, nel novero delle istituzioni il cui prestigio è tutelato dall'art. 290 c.p.

Cassazione penale sez. I  01 febbraio 1978

 

L'elemento soggettivo del reato di vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle Forze armate, consiste nella coscienza e volontà di esprimere offensivi ed aggressivi giudizi nei confronti delle istituzioni tutelate con l'intenzione di produrre l'evento costituito dalla pubblica manifestazione di disprezzo delle stesse. (Fattispecie in cui la Cassazione ha ritenuto che l'agente non poteva non rendersi conto del carattere grossolano dell'offesa - pronunciata senza alcuna necessità e senza alcuna relazione con una obiettiva critica - e del significato vilipendioso della stessa).

Cassazione penale sez. I  01 febbraio 1978

 

L'art. 290 c.p. non è stato abrogato dall'art. 49 Cost. nè è viziato da incostituzionalità per contrasto con la stessa norma, poiché il diritto di riunirsi in partiti politici per concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale, deve esercitarsi nel rispetto del prestigio delle istituzioni protette dalla suddetta norma penale, prestigio che rientra tra beni costituzionalmente garantiti, onde si pone come limite ad altri diritti protetti dalla Carta.

Cassazione penale sez. I  05 dicembre 1977

 



 
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