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Art. 292 codice penale: Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato

Chiunque vilipende la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Agli effetti della legge penale, per “bandiera nazionale” s’intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche a chi vilipende i colori nazionali raffigurati su cosa diversa da una bandiera.


Giurisprudenza annotata

Vilipendio alla bandiera

Ai fini della sussistenza del delitto di cui all'art. 292 c.p. è necessario che la condotta di vilipendio si concretizzi in un atto di denigrazione di una bandiera nazionale e non anche di un'altra cosa che ne riporta i colori. (Fattispecie relativa alla ritenuta sussistenza del reato in riferimento alla bandiera effigiata su un manifesto di propaganda politica). Rigetta, Trib. lib. Bolzano, 25/10/2010

Cassazione penale sez. I  04 maggio 2011 n. 23690  

 

Ai fini dell'integrazione del reato di vilipendio alla bandiera, a seguito delle modifiche apportate all'art. 292 c.p. dall'art. 5 l. 24 febbraio 2006 n. 85, è necessario un atto di denigrazione o di disprezzo nei confronti strettamente della bandiera nazionale essendo invece inidonea a tal fine una condotta diretta nei confronti dei colori nazionali raffigurati su cosa diversa dalla bandiera. (Nella specie, relativa a sequestro, è stata ritenuta suscettibile di vilipendio, mediante un disegno raffigurante una scopa di saggina che spazza via la bandiera italiana, la bandiera raffigurata su manifesti elettorali).

Cassazione penale sez. I  04 maggio 2011 n. 23690  

 

Sussiste il reato di vilipendio alla bandiera italiana se la si raffigura su di un manifesto come spazzata via da una scopa di saggina, rappresentandola pertanto come qualcosa da eliminare, siccome sporcizia e sudiciume.

Cassazione penale sez. I  04 maggio 2011 n. 23690  

 

L'art. 5 l. 24 febbraio 2006 n. 85 ha modificato l'art. 292 c.p., prevedendo per l'ipotesi aggravata di vilipendio alla bandiera una pena più mite, sicché, attesa la sostanziale continuità strutturale delle fattispecie criminose disciplinate dalle leggi penali succedutesi nel tempo, il più favorevole regime sanzionatorio è applicabile ai sensi dell'art. 2 comma 4 c.p. nei processi pendenti in relazione a fatti commessi nel vigore della precedente normativa.

Cassazione penale sez. I  06 giugno 2006 n. 22891  

 

Per integrare il dolo del delitto di vilipendio della bandiera, è necessario un atteggiamento di gratuito disprezzo verso l'idea dello Stato che essa rappresenta (nel caso specifico il dolo è stato escluso avendo gli imputati bruciato una bandiera italiana non per dileggiare lo Stato ma per esprimere il loro dissenso antimilitarista e pacifista contro una decisione politica).

Tribunale Cagliari  29 ottobre 2003

 

La bandiera nazionale è penalmente tutelata dall'art. 292 c.p. non come oggetto in sè (diversamente da quanto si verifica, ad esempio, con riguardo al vilipendio di tombe o di cadavere, per il quale si richiede quindi che la condotta vilipendiosa si concretizzi in atti di materiale manomissione del suo oggetto), ma unicamente per il valore simbolico, suscettibile, per sua natura, di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo, la cui penale rilevanza, ai fini della configurabilità del reato, richiede quindi soltanto la percepibilità da porte di altri soggetti e non anche la presenza della "res", da riguardarsi, in quanto tale, come del tutto indifferente.

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 2003 n. 48902  

 

Per la sussistenza del reato di vilipendio della bandiera, di cui all'art. 292 c.p., non è richiesta la presenza fisica della bandiera, essendo quest'ultima tutelata non come oggetto in sè, ma unicamente per il suo valore simbolico suscettibile di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo, la cui rilevanza penale richiede pertanto solo la percepibilità da parte di altri soggetti e non anche la presenza della "res", da ritenersi, in quanto tale, come del tutto indifferente.

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 2003 n. 48902  

 

La bandiera nazionale è penalmente tutelata dall'art. 292 c.p. non come oggetto in sè (diversamente da quanto si verifica, ad esempio, con riguardo al vilipendio di tombe o di cadavere, per il quale si richiede quindi che la condotta vilipendiosa si concretizzi in atti di materiale manomissione del suo oggetto), ma unicamente per il suo valore simbolico, suscettibile, per sua natura, di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo, la cui penale rilevanza, ai fini della configurabilità del reato, richiede quindi soltanto la percepibilità da parte di altri soggetti e non anche la presenza della "res" da riguardarsi, in quanto tale, come del tutto indifferente.

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 2003 n. 48902

 

La fattispecie obiettiva del reato di cui all'art. 292 c.p. è descritta con un termine - il vilipendio - semanticamente ambiguo, sicché la sua interpretazione va condotta alla luce dei principi costituzionali, sopravvenuti alla sua introduzione. Una interpretazione costituzionalmente orientata porta a ritenere che il "vilipendio" punito dall'art. 292 c.p. è il comportamento gratuitamente offensivo, fine a se stesso, esorbitante, dunque, dal legittimo esercizio della libertà di pensiero in quanto non funzionale alla manifestazione della critica politica. La condotta priva di questi requisiti non costituisce vilipendio, eventualmente giustificato attraverso il combinato disposto degli art. 51 c.p. e 21 cost., ma giace al di fuori della fattispecie legale così come reinterpretata alla luce delle norme costituzionali.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 maggio 2001

 

La distruzione di un drappo tricolore non è sufficiente ad integrare il reato di cui all'art. 292 c.p., qualora non avvenga per gratuito disprezzo del simbolo dello Stato, ma in un contesto di critica aspra nei confronti di decisioni adottate da parte di un organo statale.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 maggio 2001

 

Il vilipendio punito dall'art. 292 c.p. non è qualsiasi forma di dissenso politico e di aggressione allo Stato ed ai suoi simboli rappresentativi, bensì è il comportamento gratuitamente offensivo e fine a se stesso esorbitante dal legittimo esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, in quanto non funzionale alla manifestazione di critica politica.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 maggio 2001

 

La fattispecie obiettiva del reato di cui all'art. 292 c.p. è descritta con un termine - il vilipendio - semanticamente ambiguo, sicché la sua interpretazione va condotta alla luce dei principi costituzionali, sopravvenuti alla sua introduzione. Una interpretazione costituzionalmente orientata porta a ritenere che il "vilipendio" punito dall'art. 292 c.p. è il comportamento gratuitamente offensivo, fine a se stesso, esorbitante, dunque, dal legittimo esercizio della libertà di pensiero in quanto non funzionale alla manifestazione della critica politica. La condotta priva di questi requisiti non costituisce vilipendio, eventualmente giustificato attraverso il combinato disposto degli art. 51 c.p. e 21 cost., ma giace al di fuori della fattispecie legale così come reinterpretata alla luce delle norme costituzionali.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 maggio 2001

 

L'espressione "vilipendio" di cui all'art. 292 c.p. implica il concetto di sfregiare, disprezzare, mettere in ludibrio, porre in ridicolo, manifestare ostilità e tale può considerarsi la condotta di colui il quale ammaini ingiustificatamente un drappo con i colori bianco, rosso e verde, tentando di rimuoverlo dall'asta sulla quale è issato.

Corte assise Bolzano  31 maggio 1985



 
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