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Art. 30 codice penale: Interdizione da una professione o da un’arte

L’interdizione da una professione o da un’arte priva il condannato della capacità di esercitare, durante l’interdizione, una professione, arte, industria, o un commercio o mestiere per cui è richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell’Autorità e importa la decadenza dal permesso o dall’abilitazione, autorizzazione o licenza anzidetta.

L’interdizione da una professione o da un’arte non può avere una durata inferiore a un mese, nè superiore a cinque anni, salvi i casi espressamente stabiliti dalla legge.


Giurisprudenza annotata

Interdizione da una professione

Alla condanna per taluno dei delitti previsti dalla legge sull'abuso di informazioni privilegiate e manipolazione de! mercato, consegue l'applicazione delle pene accessorie di cui agli art. 28, 30, 32 bis e 32 ter c.p. In caso di concessione della sospensione condizionale della pena principale, essa si estende alle pene accessorie ma non alla pena pecuniaria se questa, convertita in pena detentiva, superi - congiunta a quella - i due anni di reclusione.

Tribunale Milano sez. III  25 ottobre 2006

 

In tema di pene accessorie, qualora sia applicata dal giudice di merito erroneamente la sanzione disciplinare dell'interdizione dalla professione prevista dall'art. 8 della l. n. 175 del 1992 (che attribuisce espressamente agli ordini e collegi professionali sanitari la facoltà di promuovere ispezioni presso gli studi professionali degli iscritti ai rispettivi albi provinciali, al fine di vigilare sul rispetto dei doveri inerenti alle rispettive professioni) in luogo della pena accessoria prevista dall'art. 30 c.p., ben può la Corte di cassazione provvedere a rilevare d'ufficio l'erronea applicazione dell'art. 8 suddetto, trattandosi di errore non determinante annullamento e rettificabile ai sensi dell'art. 619 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  11 aprile 2001 n. 21212  

 

La condanna per il delitto di frode in commercio importa la pena accessoria della pubblicazione della sentenza e dell'interdizione da una professione o arte, in applicazione degli art. 30, 31 e 518 c.p. Tali pene vanno inflitte anche con riferimento all'ipotesi del tentativo, poiché le predette norme non differenziano quest'ultimo dal reato consumato.

Cassazione penale sez. III  14 maggio 1996 n. 2196  

 

La sospensione cautelare dall'esercizio della professione forense adottata dall'Ordine degli avvocati e procuratori non ha alcuna comunanza con la pena accessoria dell'interdizione dall'esercizio di una professione di cui all'art. 30 c.p.: mentre la prima costituisce estrinsecazione di una funzione amministrativa, la seconda rappresenta una sanzione penale perché consegue di diritto alla condanna come effetto penale della stessa. Le due sanzioni pertanto operano in ambiti e su basi diverse, per cui possono concorrere e le sorti dell'una non sono influenzate da quelle subite dall'altra. (Affermando siffatto principio la Cassazione ha escluso che, essendo stata dichiarata estinta per indulto ex d.P.R. 16 dicembre 1986, n. 865 la pena accessoria dell'interdizione dalla professione, del pari potesse ritenersi estinta la sospensione cautelare; con riguardo ad una siffatta fattispecie è stata pertanto ritenuta la configurabilità del reato di esercizio abusivo della professione).

Cassazione penale sez. VI  09 novembre 1995 n. 2066  

 

La sospensione cautelare dall'esercizio della professione forense adottata dall'ordine degli avvocati e procuratori non ha alcuna comunanza con la pena accessoria dell'interdizione dall'esercizio di una professione di cui all'art. 30 c.p. Mentre la prima costituisce estrinsecazione di una funzione amministrativa, la seconda rappresenta una sanzione penale perché consegue di diritto alla condanna come effetto penale della stessa. Le due sanzioni, pertanto, operano in ambiti e su basi diverse, per cui possono concorrere e le sorti dell'una non sono influenzate da quelle subite dall'altra. (Affermando il principio la Corte di cassazione ha escluso che, essendo stata dichiarata estinta per indulto ex d.P.R. 16 dicembre 1986 n. 865, la pena accessoria dell'interdizione dalla professione, del pari potesse ritenersi estinta la sospensione cautelare; con riguardo ad una siffatta fattispecie è stata pertanto ritenuta la configurabilità del reato di esercizio abusivo della professione).

Cassazione penale sez. VI  09 novembre 1995 n. 2066  

 

Non è ravvisabile alcun rapporto di specialità tra la disposizione di natura amministrativa di cui all'art. 16 d.l.C.p.S. 15 settembre 1947 n. 896, che conferisce al presidente del C.I.P. il potere di sospensione della licenza commerciale in caso di vendita di prodotti alimentari a prezzo diverso da quello stabilito e le disposizioni di cui agli artt. 30 e 31 c.p., che disciplinano, tra le pene accessorie, la interdizione dall'esercizio del commercio. Entrambe le norme sono, pertanto, sussistendone i presupposti, contestualmente applicabili.

Cassazione penale sez. VI  08 novembre 1983



 
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