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Art. 304 codice penale: Cospirazione politica mediante accordo

Quando più persone si accordano al fine di commettere uno dei delitti indicati nell’articolo 302, coloro che partecipano all’accordo sono puniti, se il delitto non è commesso, con la reclusione da uno a sei anni.

Per i promotori la pena è aumentata.

Tuttavia, la pena da applicare è sempre inferiore alla metà della pena stabilita per il delitto al quale si riferisce l’accordo (1).

(1) Con sentenza n. 123 del 28 dicembre 1962 la Corte cost. ha dichiarato che “compete al giudice di merito disapplicare le norme ricordate – artt.

330, 304, 305 cod. pen. – in tutti quei casi rispetto ai quali l’accertamento degli elementi di fatto conduca a far ritenere che lo sciopero costituisca valido esercizio del diritto garantito dall’art. 40 Cost., ed a rendere in conseguenza possibile l’applicazione dell’esimente di cui al cit. art. 51 cod. pen.”.


Giurisprudenza annotata

Cospirazione politica.

Il reato associativo previsto dall'art. 270 bis c.p. rientra nell'ambito dei delitti di pericolo presunto, o a consumazione anticipata, caratterizzati dall'anticipazione della soglia di punibilità nel momento stesso della costituzione di un'organizzazione di persone e di mezzi, volta a realizzare un programma di violenze e aggressioni per finalità di terrorismo, onde la fattispecie punitiva ha a oggetto attività meramente prodromiche e preparatorie antecedenti all'inizio di esecuzione delle programmate condotte violente. Peraltro, se ai fini della sussistenza del reato non è necessario il compimento degli atti criminosi costituenti espressione del programma criminoso e stnunentali alla particolare finalità perseguita, è necessario che la struttura organizzativa presenti un grado di "effettività" tale da rendere almeno possibile l'attuazione del progetto criminoso e da giustificare, quindi, la valutazione legale di pericolosità, correlata alla idoneità della struttura alla realizzazione della serie indeterminata di reati per il cui compimento l'associazione stessa è stata costituita. Diversamente opinando, l'anticipazione della repressione penale finirebbe con il sanzionare la semplice adesione ad un'astratta ideologia e si finirebbe per reprimere idee, piuttosto che fatti (piuttosto, nell'ipotesi di accordo non concretizzatosi in un'organizzazione adeguata al piano terroristico, potrebbe ravvisarsi il reato di cui all'art. 304 c.p., che, attraverso l'art. 302 c.p., richiama anche l'art. 270 bis c.p.) (nella specie, la Corte ha annullato con rinvio la decisione "de libertate" che aveva ravvisato il reato sulla base solo di alcuni scritti teorizzanti la necessità di danneggiamenti, attentati a banche, carceri, caserme, ripetitori, quali azioni finalizzate a mettere in pratica l'ideologia anarchica, omettendo peraltro qualsiasi approfondimento in ordine all'effettività del dato strutturale e organizzativo proprio dell'associazione ex art. 270 bis c.p.).

Cassazione penale sez. I  10 luglio 2007 n. 34989

 

Il delitto di cospirazione politica mediante accordo (art. 304 c.p.) si perfeziona in base al mero incontro delle volontà di più soggetti per l'attuazione di un determinato proposito criminoso a scopo politico, senza che sia necessaria la costituzione di una struttura organizzativa di uomini e mezzi, richiesta invece per la configurabilità del delitto di cospirazione politica mediante associazione (art. 305 c.p.).

Cassazione penale sez. I  27 febbraio 2002 n. 17662  

 

L'istituto della sospensione di cui all'art. 304 c.p.p. opera all'interno delle singole fasi, posto che le cause che possono determinarla sono strettamente connesse all'evoluzione delle fasi stesse. Nella concreta operatività, tuttavia, la sospensione si atteggia diversamente in relazione alle cause che la determinano: nelle ipotesi di cui al comma 1 lett. a) e b) dell'art. 304 c.p.p. la sospensione dà avvio a un periodo di non decorrenza dei termini di custodia cautelare, i quali riprendono a decorrere quando la causa di sospensione è venuta meno; nella ipotesi di cui al comma 2 dell'art. 304 c.p.p., invece, se la valutazione circa la particolare complessità del dibattimento deve avvenire, nell'ambito della fase del giudizio, prima della scadenza della durata della custodia, la concreta operatività della sospensione è subordinata al verificarsi della condizione che la fase del giudizio non si concluda entro il termine fisiologico di durata della custodia cautelare, con l'effetto che la sospensione si risolve in un allungamento dei termini

di custodia relativi alla fase.

Cassazione penale sez. VI  03 novembre 1999 n. 3504  

 

Il dettato dell'art. 304 comma 2 c.p.p., nel fare riferimento a "dibattimenti particolarmente complessi", intende comprendere, in tale locuzione, le difficoltà e gli ostacoli attinenti sia al singolo processo, ivi inclusa l'esigenza di approfondimento della posizione di ciascun imputato e di escussione di numerosi testi, sia all'organizzazione di mezzi per la sua celebrazione. (Nella specie la Corte ha esemplificativamente indicato le esigenze di natura logistica connesse alla necessità di garantire l'incolumità dei testi e dei collaboranti o la traduzione degli imputati detenuti in luoghi diversi e lontani dalla sede del giudice).

Cassazione penale sez. VI  03 novembre 1999 n. 3504  

 

Il delitto previsto dall'art. 305 c.p. (cospirazione politica mediante associazione) si distingue da quello previsto dall'art. 304 c.p. (cospirazione politica mediante accordo) non solo per il numero minimo delle persone associatesi (che in quest'ultima fattispecie possono essere anche solo due), ma soprattutto perché secondo l'art. 304 c.p. è sufficiente il semplice accordo, la sola pattuizione, senza la necessità che si addivenga (come invece è necessario per la cospirazione politica mediante associazione prevista dall'art. 305 c.p.) al "quid pluris" costituito dall'organizzazione, ossia dall'insieme di uomini o di mezzi fra loro coordinati e per conseguire attraverso un "minimum" di ordine, una maggiore efficienza, sì da creare una struttura in grado di operare.

Cassazione penale sez. I  27 ottobre 1988

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della l. n. 304 del 1982 in relazione all'art. 3 Cost. Invero, la limitazione dei casi di non punibilità di cui alla citata norma in riferimento ai reati concernenti le armi e connessi con i delitti associativi indicati negli artt. 270, 270-bis, 304, 305 e 306 c.p. non si traduce in una disparità irrazionale di trattamento nei confronti di imputati chiamati a rispondere dei soli reati in tema di armi, anche se aggravati da finalità di terrorismo; e ciò perché del tutto ragionevole si addimostra la diversificazione di trattamento ove si pensi che la misura premiale in esame risulta finalizzata alla difesa dell'ordinamento costituzionale attraverso il comportamento di chi, rimeditando le proprie esperienze, mina la efficienza di organizzazioni criminali strutturate secondo i paradigmi delle richiamate disposizioni del codice penale.

Cassazione penale sez. I  23 gennaio 1984

 

La cospirazione politica mediante accordo si differenzia da quella mediante associazione essenzialmente per la diversa natura, consistenza e durata del pactum sceleris ai fini di eversione, nel senso che, nel primo caso, ha rilevanza il semplice accordo, il momentaneo incontro, cioè, di volontà, circa l'attuazione di un determinato proposito criminoso a scopo politico, mentre nel secondo è, invece, preminente l'aspetto organizzativo e permanente della società, per cui l'associazione opera con proprie direttive e con propri mezzi che prescindono da quelli dei consociati. (La Cassazione ha chiarito che la prima figura criminosa si sostanzia in un semplice accordo che intercede tra individui che sono uniti soltanto da una intenzione criminosa comune, senza che tra essi vi sia una organizzazione unitaria che disciplini e diriga le volontà individuali e senza che si abbia una entità collettiva distinta dalle persone dei singoli, mentre l'altra figura criminosa si identifica con la societas sceleris, la quale ha come elemento essenziale e caratteristico, l'organizzazione della impresa criminosa, ed è separata, come entità delittuosa, dai singoli delitti che ne formano il programma e costituisce, di per se stessa, un così grave pericolo per l'ordine pubblico da essere considerata reato per sè stante, sia che i delitti-fine vengano effettivamente commessi, sia, invece, che codesti delitti rimangano allo stato di progetto).

Cassazione penale sez. I  26 giugno 1981

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3 e 24 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 304 c.p.p. in quanto non prevede l'invio di comunicazione giudiziaria ove non vengano effettuati atti istruttori (con riflessi negativi per il querelato il quale in ipotesi di reati commessi in danno reciproco non viene posto in grado di approntare tutti i mezzi di difesa, utilizzando tempestivamente il diritto di controquerela).

Pretura Chiavenna  16 gennaio 1979



 
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